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giovedì, 1 Dicembre 2022

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San Valentino, lettere e amori dal passato

di Lara Vannini – Cosa c’è di più romantico di una cena a lume di candela per San Valentino? Il bigliettino a corredo del regalo è forse l’unico superstite delle lunghe e sospirate lettere d’amore di un tempo e c’è da sempre chi grida a gran voce che San Valentino dovrebbe essere tutti i giorni non solo il 14 febbraio. Proviamo a immaginarla una coppia che cena a lume di candela tutte le sere, trascorre lunghi periodi senza vedersi utilizzando come unico mezzo di comunicazione il foglio scritto e conosce ancora il significato dell’amore platonico come sentimento puramente spirituale che si alimenta di questo per crescere ed evolvere in una relazione concreta. Forse una coppia così sembrerebbe fuori dalla realtà, ma si sentirebbe perfettamente a proprio agio se fosse vissuta in Casentino nella prima metà del Novecento dove per mancanza di elettricità, ma soprattutto per regole sociali radicalmente diverse da quelle a cui siamo abituati oggi, le candele erano strumenti necessari e l’amore spesso seguiva anche regole pratiche e consuetudini.

San Valentino: tra incontri segreti e ritualità concesse
Com’ è facile immaginare, le nostre giovani coppie contadine non festeggiavano il 14 febbraio come lo possiamo immaginare oggi nondimeno l’amore, quello vero, con la A maiuscola, è prerogativa di ogni tempo, energia vitale, ed eleva il pensiero umano alle più alte soglie facendo superare inimmaginabili sacrifici o a volte purtroppo generando forti momenti di disperazione.
La vita sentimentale dei giovani contadini si sviluppava quasi esclusivamente all’interno del paese di residenza o al più nei poderi limitrofi. Raramente ci si fidanzava con persone che abitavano a molti chilometri di distanza, semplicemente perché non erano facili le comunicazioni e una donna certamente non poteva a proprio piacimento andare a dormire ancora ragazza da sconosciuti. Solo nel caso di spostamenti per motivi di lavoro o quando le ragazze andavano a servizio allora si potevano creare condizioni favorevoli per la conoscenza di qualcuno fuori dalla propria cerchia di amicizie.
Oltre alla frequentazione dei propri vicini di casa, c’erano momenti aggregativi abituali o stagionali che permettevano di fare nuove conoscenze.
La messa domenicale, i pellegrinaggi religiosi, la vendemmia o la mietitura del grano, il dover andare a prendere l’acqua alla fonte o semplicemente doversi spostare a piedi per svolgere qualche commissione, erano tutti ottimi momenti in cui un ragazzo e una ragazza potevano conoscersi e rivolgersi qualche sguardo senza dare troppo nell’occhio. Se l’interesse fosse stato reciproco, si diceva che era nata una “simpatia” e sicuramente se questa fosse proseguita nel tempo i primi che se ne sarebbero resi conto sarebbero stati i paesani. Bastava scoprire a che ora sarebbe passato/a l’innamorato/a per stabilire dei veri e propri “appostamenti d’amore”, alle finestre o meglio sulla soglia di casa. Non era semplice fare le cose di nascosto, ma era necessario almeno fino a quando non ci fosse stata la consapevolezza di un legame stabile. Una donna “chiacchierata”, infatti, non era ritenuta un buon partito e le maldicenze purtroppo erano all’ordine del giorno.

L’Amore: un fatto collettivo
Nel mondo contadino ci si innamorava in due ma purtroppo quando il sentimento era autentico e la giovane coppia voleva mostrarlo alla luce del sole fidanzandosi, era necessario coinvolgere le famiglie e spesso non erano i soli genitori ad esprimere un parere. Certo la famiglia aveva l’ultima parola, ma anche la “voce di paese” aveva il suo perché e riuscire a mettere insieme tutti gli accordi era tutt’altro che scontato.
Se è vero che il matrimonio non veniva imposto salvo famiglie con grossi possedimenti o comunque interessi economici da preservare, è anche vero che la famiglia poteva agevolare o ostacolare un’unione amorosa, addirittura avevano possibilità di parola anche i fratelli maschi. Sulla scelta poteva pesare l’appartenenza politica, soprattutto a partire dagli anni ‘20 quando si poteva essere tacciati per “comunisti”, o l’estrema povertà della famiglia di una delle controparti. Il matrimonio poteva comunque essere celebrato ma non di rado si creavano forti rancori familiari. I fidanzamenti poi non duravano gli anni come nella contemporaneità, perché generare una famiglia significava diventare adulti e indipendenti (specialmente per la donna) e l’unione era comunque finalizzata alla generazione della prole che in una famiglia contadina significava bocche da sfamare ma anche braccia per lavorare.

Le pene della Zitella
E chi restava solo? Un tempo per la “zitella” ovvero la donna che non era riuscita a farsi sposare, si preannunciavano tempi duri. Se aveva dovuto affrontare un amore non corrisposto, sicuramente era reduce da dolorosissime pene d’amore, ma anche se così non fosse stato e avesse avuto le proprie “simpatie” che però non erano convolate a giuste nozze, la società l’avrebbe etichettata per sempre, con uno status sociale dal quale non sarebbe più riemersa. La verità come sempre è da ricercare altrove e anzi spesso le donne non sposate si rivelavano degli elementi preziosi per la famiglia quando c’era da accudire i genitori anziani, badare ai nipotini o comunque essere da perno e collante per la famiglia.

Lettere d’amore
Come già ricordato le lettere erano il modo più classico per potersi tenere in contatto anche se non erano sicuramente mezzi scontati. In Casentino ad esempio prima degli anni ’20 del 1900 erano in pochi a saper scrivere e comunque spesso dove era possibile ci si fermava alla terza elementare. Era chiaro che scriversi una lettera non era banale e chi sapeva farlo era un privilegiato. Esisteva comunque la possibilità di farsela scrivere da una terza persona anche se in questo caso i sentimenti, quelli veri, quelli profondi non potevano essere svelati. Le lettere ricevute venivano sigillate segretamente in qualche scatola in soffitta o in armadi al riparo da occhi indiscreti. Sapere che qualcuno avrebbe potuto scriverti una lettera d’amore significava vivere fantasticando continuamente su quel pensiero, alimentare la passione e una volta arrivato lo scritto poterlo rileggere tante volte quanto era il desiderio di rivedere l’amato/a. Così in ogni tempo, la forza dell’amore è stata l’energia vitale per superare le difficoltà della vita.
E se quest’anno per San Valentino scrivessimo una lettera carica di sentimenti e aspettassimo una risposta scritta? Potremmo scoprire o riscoprire la forza dirompente della parola e la magia che solo l’attesa riesce a regalare!

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