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domenica, 27 Novembre 2022

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Sanità: no al “distrettone” Arezzo, Casentino e Valtiberina

Le segreterie confederali di Cgil Cisl e Uil, unitamente alle rispettive federazioni dei pensionati, a seguito degli ultimi incontri con gli enti locali del territorio provinciale sulle prospettive dell’attività socio-sanitaria, intendono confermare un impegno forte a difesa dei servizi ai cittadini, in particolare quelli in condizione di maggiore fragilità.

Impossibile non sottolineare come la crisi in atto e i tagli effettuati nei bilanci delle amministrazioni pubbliche ricadano sulle famiglie costrette sempre più spesso a supplire, quando possibile con risorse proprie, alle carenze delle istituzioni di ogni ordine e grado.

E’ quindi necessario porre grande attenzione affinché certe modifiche normative non siano solo tagli lineari. Ci riferiamo, in particolare, alla costituzione della nuova zona distretto che unisce gli ambiti di Arezzo, Casentino e Valtiberina in un “distrettone” composto da circa 196.000 persone superando ampiamente i limiti definiti dalle stesse disposizioni regionali.

Organizzazioni sindacali territoriali ed enti locali, fin dal primo momento, hanno manifestato le loro perplessità, quando non anche una netta contrarietà, non per motivi campanilistici ma per le peculiarità e le oggettive notevoli differenze che caratterizzano gli ambiti di provenienza.

Non abbiamo convinto la Regione Toscana a desistere dall’iniziativa e oggi diventa quindi fondamentale dire la nostra circa il nuovo assetto. Lo abbiamo fatto nelle iniziative di confronto con alcuni enti locali e che auspichiamo accada con la dirigente della zona distretto aretina e con il Direttore generale della Usl Toscana sud est, oltre che con altri comuni interessati. Per Cgil Cisl e Uil la forma migliore per l’integrazione socio sanitaria nell’ambito della nuova zona distretto è quella della convenzione e non della costituzione di una Società della Salute, esperienza mai decollata nel nostro territorio e, a nostro parere, lontana dallo spirito di vicinanza delle istituzioni con i cittadini. La creazione di un ulteriore livello di gestione appare inutile e dispendiosa, soprattutto perché l’auspicata omogeneizzazione dei servizi nell’ambito della gestione associata deve avvenire con gradualità lasciando agli enti locali la necessaria autonomia. Per questo auspichiamo che nella nuova Conferenza zonale dei Sindaci si trovi un accordo al di là delle rispettive provenienze politiche, tenendo conto delle esigenze dei cittadini che hanno bisogno dove abitano, anche fuori dall’emergenza clinica acuta, di una rete integrata di servizi sociali e sanitari efficace, con minori esigenze burocratiche, in cui ogni professionista sia in grado di fornire risposte immediate senza i viaggi della speranza da un ente all’altro alla ricerca dell’ufficio in grado di rilasciare il documento necessario.

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