Sono trascorsi due mesi dalla tragedia del 12 novembre scorso, in cui ha perso la vita un bambino di appena due anni. Una perdita inaccettabile e devastante, che ha colpito una famiglia, una comunità intera e che impone a tutti rispetto, misura e silenzio.
Un silenzio che è stato giustamente osservato, per tutelare il dolore delle persone direttamente coinvolte e per consentire che le indagini in corso potessero procedere senza interferenze. Nessuno di noi ha mai messo, né metterà, in discussione questo principio.
Questa lettera non riguarda le responsabilità, né le cause, né ciò che sarà accertato dalle indagini. Non è, e non vuole essere, un attacco politico. Riguarda esclusivamente ciò che sta accadendo oggi, nel frattempo, alle famiglie coinvolte, ai lavoratori e a un servizio pubblico che è stato sospeso.
Con la struttura ancora sotto sequestro e il servizio di nido interrotto, sono 59 le famiglie che si trovano ad affrontare anche gli aspetti più concreti e urgenti di questa situazione. Famiglie che, legittimamente, si pongono domande semplici e fondamentali, in cima a tutte due: quando riaprirà il nido? Cambierà qualcosa quando questo accadrà?
Preoccupazioni comprensibili, che tuttavia non sempre sembrano trovare risposte chiare o tempi certi.
Come consiglieri di minoranza non siamo in grado, ad oggi, di fornire risposte nemmeno noi.
Sono le stesse domande che abbiamo posto in Consiglio comunale, dichiarando fin da subito la nostra piena disponibilità a collaborare con l’Amministrazione per individuare soluzioni alternative o compensative, in attesa della riapertura della struttura.
Siamo consapevoli della complessità del momento, ma riteniamo anche che situazioni straordinarie richiedano strumenti e risposte straordinarie. Per questo, nel corso della Prima Commissione e del Consiglio comunale, abbiamo avanzato alcune proposte: dallo stanziamento di un “bonus babysitter” all’attivazione di un’interlocuzione con la Regione, dalla ricerca di spazi alternativi fino alla creazione di una commissione di lavoro congiunta per analizzare insieme la situazione e costruire possibili soluzioni.
Nel frattempo sappiamo che si sono svolti incontri con le famiglie coinvolte, incontri necessari e doverosi. Tuttavia, a distanza di settimane, le risposte operative tardano ad arrivare e, se finora le famiglie hanno dimostrato grande pazienza e resilienza, è legittimo chiedersi quanto ancora questa condizione possa protrarsi.
I nidi del Casentino risultano saturi, i permessi e le ferie si esauriscono, soprattutto per chi non può contare sul supporto di familiari.
A questo punto riteniamo necessario conoscere con maggiore chiarezza quali azioni concrete siano state messe in campo, oppure se – come tutto sembra indicare – si stia semplicemente attendendo un dissequestro della struttura, confidando esclusivamente in questa eventualità.
Comprendiamo la difficoltà nel gestire una comunicazione tanto delicata, così come il timore di possibili strumentalizzazioni mediatiche. Tuttavia anche questo rientra tra le responsabilità di un’Amministrazione. Il diritto a un’informazione corretta, oggettiva e trasparente è un diritto di ogni cittadino.
Infine, con rispetto ma con franchezza, riteniamo poco appropriati alcuni paragoni emersi durante incontri e commissioni – come il richiamo alla chiusura dei nidi durante il periodo del lockdown – che rischiano di banalizzare una situazione profondamente diversa, straordinaria e dolorosa, e che non aiutano le famiglie coinvolte a trovare risposte adeguate.
Chiediamo quindi che venga garantita, nei tempi e nei modi possibili, un’informazione chiara e trasparente sulle scelte che l’Amministrazione intende assumere, nel rispetto delle famiglie coinvolte, dei lavoratori e dell’intera comunità.
Lista di Comunità – Bibbiena


