testi e foto di Andrea Barghi Goaskim – “La vita è meravigliosa se non se ne ha paura”, diceva Charlie Chaplin. Gli alberi e gli animali rappresentati in queste foto sembrano esserne convinti quanto il grande artista. Il fatto di essere nati tra rocce e burroni non ha spaventato il Carpino nero del Poggio della Seghettina, né il faggio di Sasso Fratino, che ha voluto caparbiamente crescere sulla nuda roccia, sopportando intemperie, neve e ghiaccio. Loro amano la vita e nulla può piegarli.
Si considerano fortunati a essere nati nelle selve delle Foreste Casentinesi, sul versante romagnolo, dove genti, alberi e animali hanno vissuto secoli di disagi, fatica e dolore, in terre dove era impensabile scaldarsi nei freddi inverni o ripararsi dal sole durante le estati aride. Tutti sappiamo come questa parte della Romagna-Toscana, dal tempo del Granducato fino a prima di passare sotto l’ala protettrice del Corpo Forestale dello Stato e diventare area protetta, sia stata selvaggiamente deturpata, fino a mostrare nude rocce al posto di antiche e selvagge foreste.
Oggi, però, abbiamo la fortuna di poter conoscere questi alberi secolari che ci testimoniano, con potenza e abnegazione, che la vita va vissuta, nonostante i pericoli. Chi vive e lavora nei pressi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ha un vantaggio: è il parco più interessante, carico di cultura, di memoria e di natura selvaggia e antica. Un rifugio che ci aiuta a combattere l’invadenza di un mondo moderno sempre più opprimente, che negli ultimi decenni non ci dà tregua, caricandoci di pensieri negativi.

È incredibilmente esaltante avere a portata di mano foreste indomite dove trovare conforto, incontrando alberi monumentali e creature libere. Pensate, ad esempio, alla Ballerina bianca – conosciuta popolarmente come Batticoda (Motacilla alba Linnaeus, 1758) – un uccello passeriforme della famiglia Motacillidae, diffuso in tutta l’Eurasia. Ama gli spazi aperti e montani ma, nonostante il vasto areale in cui vive, ha scelto di nidificare in un luogo di cultura: la chiesina di Sant’Eufemia, sul versante romagnolo in località Pietrapazza. Per chi non è mai stato tra quei luoghi antichi, la chiesina e la canonica possono sembrare poco più che ruderi.
Ma torniamo alla nostra amica Batticoda: si è sentita così sicura da scegliere proprio il tabernacolo per costruire il suo nido e allevare la prole. Non è stata la chiesa a proteggerla, né la sua storia sconosciuta agli animali, ma il silenzio sacro che la circonda. Quel luogo è immerso in ambienti selvaggi, dove alberi ancestrali raccontano ancora il respiro della terra. Ha seguito il suo istinto, qualcosa che noi abbiamo perso, o peggio, imparato a reprimere, accecati dall’idea di fare soldi, calpestando chiunque, armati dell’ipocrisia che il mondo materialista ci propina ogni giorno.
Fortunati noi, fortunati voi che leggete, che viviamo circondati dalla meraviglia delle antiche foreste. Percorrendole, fermandoci a conversare con gli alberi che resistono da secoli a intemperie e luoghi impossibili, possiamo prenderne esempio. Perché, sapete… “La vita è meravigliosa se non se ne ha paura”.


