di Federica Andretta – Camminare lungo un sentiero nei nostri boschi, guidare su una strada di campagna o passeggiare in un parco ci mette sempre più spesso di fronte a incontri straordinari: lo sfrecciare di un capriolo, il volo basso di una poiana, il passo timido di un istrice o di una volpe. Con l’espansione delle aree urbane e il mutamento degli habitat, questi incontri sono diventati quotidiani, portando con sé la necessità di una profonda educazione ambientale. Spesso, però, l’emozione del momento fa scattare immediatamente la nostra empatia e il desiderio di protezione quando troviamo un animale o vediamo un cucciolo apparentemente abbandonato. In quel momento, l’istinto ci spinge ad agire, ma sappiamo davvero cosa fare? Per evitare che la buona fede si trasformi in un danno, è fondamentale conoscere le regole (sia civiche che legali) che tutelano questi animali. A volte un aiuto improvvisato può rivelarsi fatale, mentre, a volte, il silenzio e la giusta distanza sono la più grande forma di cura. Capire come muoversi e chi chiamare è il primo, vero passo per fare la differenza.
Forse, non tutti sanno che in Italia esiste un servizio ufficiale di recupero, soccorso e riabilitazione della fauna selvatica in difficoltà denominato CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici), che nelle varie zone opera in convenzione con la rispettiva Regione di riferimento. Per il Casentino, quello da contattare è il Cras di Arezzo al numero: 0575 2551 – Risponde il centralino dell’ospedale San Donato ed è necessario chiedere di essere messi in contatto con il centro recupero fauna selvatica. Il servizio garantisce la reperibilità per le emergenze H24, intervenendo per il recupero di animali feriti, investiti o in difficoltà (come caprioli, volpi, tassi, istrici, lupi, uccelli, ricci, ghiri, scoiattoli, pipistrelli, ecc.).
Oltre al primo soccorso, il Centro si occupa di cura e riabilitazione: gli animali vengono curati dal punto di vista veterinario con l’obiettivo fondamentale di essere reimmessi nel loro habitat una volta guariti. Tuttavia, nei casi in cui le lesioni siano purtroppo permanenti e compromettano la sopravvivenza in libertà, gli esemplari vengono ospitati stabilmente all’interno della struttura.
Si tratta di una realtà che unisce la pronta disponibilità della competenza medico-veterinaria per le emergenze all’attivismo quotidiano per i diritti e la dignità di ogni specie animale. Tuttavia, il rischio che una buona percentuale di animali muoia resta purtroppo molto alto, proprio per la mancanza di personale e di fondi sufficienti a gestire l’enorme mole di emergenze sul territorio. I fondi pubblici stanziati, infatti, non sono minimamente sufficienti a coprire i reali costi di gestione: la maggior parte delle cure, del cibo specifico, dei farmaci e degli spostamenti viene sostenuta direttamente a spese dei volontari delle associazioni che gestiscono i CRAS. Per questo motivo, il supporto dei cittadini e il volontariato diventano vitali per dare una reale possibilità di salvezza a queste vite. Questa consapevolezza tocca il vero nervo scoperto di tutta la gestione della fauna selvatica in Italia, così il lavoro straordinario di chi opera sul campo si trasforma in una vera e propria missione. Allo stesso tempo, si rende sempre più necessario salvaguardare la biodiversità, agendo di prevenzione anziché di urgenza.
Proteggere la fauna non è soltanto un impulso dettato dalla sensibilità del singolo, ma risponde a precisi doveri giuridici e gestionali che coinvolgono lo Stato, gli enti locali e la cittadinanza stessa. Secondo l’Art. 1 della Legge 157/92, la fauna selvatica rappresenta il patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della collettività nazionale e internazionale; è compito anche della cittadinanza rispettarla e conviverci responsabilmente. Gli animali selvatici non possono essere venduti, privatizzati o catturati se non nei casi previsti dalla legge.
Inoltre, secondo la legge regionale (L.R. 3/1994 e successive modifiche) la Regione ha la responsabilità legislativa e amministrativa sulla fauna selvatica e finanzia i servizi di recupero, mentre i Comuni cooperano a livello locale, spesso tramite specifiche convenzioni con le associazioni del territorio e i CRAS, per garantire un intervento tempestivo e di prossimità. Il cittadino che trova un animale ferito non ha una responsabilità legale di cura, ma ha il dovere di segnalare tempestivamente la situazione alle autorità competenti.
Sapere come comportarsi in caso di avvistamento o di ritrovamento di un animale in difficoltà è un tassello fondamentale di questa responsabilità collettiva. Cosa fare dunque? Sicurezza stradale: Se l’animale è stato investito, la priorità è la sicurezza umana. Bisogna accendere le quattro frecce, indossare il giubbotto catarifrangente e posizionare il triangolo di emergenza ad almeno 50 metri dal veicolo.
Contatto con l’animale: Evitare di toccare o avvicinarsi troppo a grandi mammiferi o predatori (lupi, caprioli, cinghiali, tassi), poiché lo stress e il dolore possono renderli pericolosi. Per gli ungulati (come i caprioli), se le autorità lo ritengono sicuro, coprire delicatamente la testa con un panno può aiutare a ridurre lo shock visivo. Non somministrare mai cibo o acqua.
Chiamare i soccorsi: Terminate le procedure di sicurezza, è fondamentale contattare immediatamente i numeri di riferimento e attendere sul posto il personale addetto o la forza pubblica: il centralino ASL di zona (0575 5681 per il Casentino); il 112 (Numero Unico di Emergenza) per attivare la rete di soccorso stradale/veterinario o i Carabinieri Forestali; il 115 (Vigili del Fuoco) da contattare specificamente se l’animale si trova incastrato o intrappolato, è in situazioni di imminente pericolo per la circolazione o la pubblica incolumità o è bloccato in luoghi inaccessibili (canali, tetti, tombini) che richiedono attrezzature da salvataggio.
Se si tratta invece di un cane o di un gatto domestico ferito o abbandonato, il punto di riferimento sul territorio è l’ENPA.
Cosa fare se troviamo dei cuccioli selvatici apparentemente abbandonati? Di norma non è bene prelevare cuccioli dal loro habitat, a meno che non si sia certi che sia l’unica opzione per salvargli la vita (ad esempio, se la madre è chiaramente deceduta nelle vicinanze). Davanti a un cucciolo che sembra solo non dobbiamo prendere decisioni affrettate: contattiamo subito il CRAS o il servizio di recupero locale, che valuterà se la situazione richieda un intervento. Per fare un esempio, nel caso dei caprioli e delle lepri, vedere i cuccioli isolati nel prato è del tutto normale: la madre li controlla a distanza (anche da 15-20 metri). La lepre e il capriolo si allontanano subito dopo l’allattamento proprio per non lasciare il proprio forte odore addosso o vicino ai piccoli, che nascono completamente inodore. In questo modo rimangono invisibili ai predatori come le volpi. Toccarli significa «contaminarli» con il nostro odore umano, spingendo la madre ad abbandonarli definitivamente. Quindi, se troviamo dei cuccioli, la regola d’oro è non toccarli, non avvicinarsi e non fare rumore.
Gli animali non trasportabili da privati (come caprioli, daini, lupi etc.) oppure di difficile gestione (come volpi, tassi etc.) vengono prelevati direttamente dal CRAS di zona, mentre animali di piccole dimensioni (come volatili, ricci, roditori, lagomorfi etc.) vanno portati in ambulatorio (in Piazza Andromeda, 22/b ad Arezzo) durante gli orari di apertura (dal lunedì al sabato, dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00).
Nel nostro territorio operano varie associazioni volte alla tutela degli animali selvatici. Segnaliamo Operazione Bufo Bufo che è un’iniziativa creata in collaborazione con il WWF quindici anni fa da Francesco Cortonesi – insegnante, autore e attivista per i diritti degli animali. Il progetto è interamente dedicato alla salvaguardia degli anfibi, tra cui rospi, tritoni e rane.
ZoOut invece è un’associazione nazionale di volontariato dedicata alla tutela degli animali da zoo e dei delfini, ideata sempre da Francesco a seguito della chiusura dello zoo di Cavriglia nel 2016/17. L’ente collabora con diversi professionisti del settore, occupandosi principalmente di sensibilizzazione e comunicazione sul tema dei delfinari e degli zoo a livello globale. Oltre a promuovere campagne di informazione e a effettuare piccoli interventi diretti sul campo, Francesco collabora attivamente anche con la Rete dei Santuari di Animali Liberi.
In un territorio come il Casentino, dove la natura è ancora una presenza viva e quotidiana, imparare a convivere con la fauna selvatica significa diventare parte attiva della sua tutela. Ogni segnalazione tempestiva, ogni comportamento corretto e ogni gesto consapevole possono fare la differenza tra la vita e la morte di un animale. Proteggere la biodiversità non è soltanto una responsabilità delle istituzioni o dei volontari: è un impegno collettivo che passa dalle scelte di ciascuno di noi. Perché il rispetto della natura comincia proprio dalla capacità di osservare, comprendere e intervenire solo quando è davvero necessario.


