Avevamo accennato e siamo di nuovo qua a parlarne, di un nuovo modo di intendere la cultura nel terzo millennio. Abbiamo fatto una chiacchierata col Dottore di ricerca in “Storia della Scienza”, Laureato in Filosofia, Pedagogia e Scienze Motorie Prof. Mario Tanga, docente presso il Liceo “Galilei” di Poppi, Accademico Ordinario dei Fisiocritici di Siena. Ci fermiamo qui ma la lista dei titoli sarebbe ancora lunga. Insieme all’enfant prodige Giacomo Gelati hanno pubblicato un testo innovativo che sarà considerato un mattone importante nella nuova era della cultura.

Il progetto parte da una visone destrutturante dell’organizzazione dell’apprendimento e della divulgazione del Sapere che ha in se un qualcosa di rivoluzionario quasi futurista. Di per se l’idea non è così innovativa, gli alchimisti e i primi scienziati erano matematici, fisici, filosofi e letterati allo stesso tempo, gli stessi alchimisti cercavano la quadra e la sintesi tra chimica e filosofia. Ma dopo secoli di settorializzazione e specializzazione delle scienze, soprattutto nel percorso scolastico, si sente il bisogno di dare nuova umanità alle scienze e nuova scientificità alle materie umanistiche. Nasce da questo la necessità di poter esprimere la propria creatività anche attraverso una padronanza delle varie materie umanistiche e scientifiche per estrarre i tanti punti di contatto tra le stesse e sublimare le infinite potenzialità di una cultura a 360°.

C’è, nel caos generale, una richiesta e una necessità di sintesi e rivoluzione dalle discipline che così organizzate non sembrano possano farci uscire dal pantano della crisi, che prima che economica e finanziaria è culturale e valoriale. Nasce allora l’idea della cultura 3.0, raccontare con i numeri o calcolare con le parole diventa un’eventualità possibile, la musica è matematica e disciplinata da regole complesse, ma l’esecuzione dello stesso brano da parte di musicisti o orchestre diverse fa vivere emozioni differenti e fin’anche contrastanti, un segno tangibile che la musica è si, fondata sulla matematica, ma che la trasmissione delle emozioni non viaggia soltanto su freddi numeri o regole ferree. Tutto il mondo che ci circonda acquista in questa visione una luce diversa ed esaltante e la scuola, luogo principe dove la sperimentazione e la divulgazione del Sapere vengono elaborati, dovrebbe essere attenta allo studio di ciò che ci circonda nelle più variegate sfaccettature.

Si rimane un po’ colpiti a che questi argomenti, grazie agli Accademici Casentinesi travalicano i confini nazionali, abituati come siamo a “vendere” la terra di Dante ai turisti, ma poco inclini ad “acquistare” una profonda cultura al passo con i tempi. Ecco che la scuola deve tornare, secondo questa visione, a produrre uomini eruditi e quindi liberi, invece di formare uomini preparati a svolgere lavori specializzati ma da “dipendenti”. Guardare i suoni e ascoltare un dipinto permette anche di diminuire le barriere tra normodotati e diversamente abili, tra residenti e stranieri, infatti la destrutturazione delle regole permette a chi ha difficoltà a rispettarle la possibilità di sperimentare nuovi percorsi ed essere “guida” e non “guidato”.

Per intendere, fare e comunicare in modo nuovo è il sottotitolo dell’opera ed è un sintetico passaggio che immette in un percorso complesso e di non facile, in apparenza, approccio al problema. Il libro dovrebbe circolare soprattutto tra i docenti, certo, seguire i programmi ministeriali semplifica la vita, ma un pizzico di follia innovatrice può garantire non solo uno scorrimento del tempo meno monotono, ma può contribuire a crescere uomini e donne con una coscienza maggiore e di riflesso un mondo migliore. In molti hanno tentato di compiere una riforma scolastica oramai necessaria, la terza cultura è un’offerta sul piano delle idee per una rimodulazione dell’organizzazione culturale a tutto tondo.

Quando vi diranno che in questa valle non ci sono opportunità per i giovani, cominciate a dubitare, ma sappiate che per cambiare le cose non possiamo uscire dal binario di conoscenza e bellezza, in fondo la cultura 3.0 è alla ricerca della bellezza nelle scienze e della rigorosità nell’arte intesa non come rigido formalismo, ma come profondità di comunicazione. Non perdete quindi l’opportunità di approfondire un’idea rivoluzionaria elaborata da due “scienziati” di casa nostra.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 281 | Aprile 2017)