Uno sportello della banca Etruria a Pontedera (Pisa), 19 dicembre 2015. ANSA/FRANCO SILVI
Uno sportello della banca Etruria a Pontedera (Pisa), 19 dicembre 2015. ANSA/FRANCO SILVI

Il 30 marzo è trascorso inutilmente, almeno per i tanti risparmiatori che erano in attesa di avere notizie certe sulla reale possibilità di recuperare i soldi perduti nel caos Banca Etruria.

Ieri infatti è scaduto il termine, previsto dalla legge di Stabilità per il varo dei decreti attuativi per gli arbitrati e per l’accesso ai 100 milioni di Euro destinati ai risarcimenti, senza che niente sia stato deciso.

Con il Presidente del Consiglio in visita negli Stati Uniti si è forse pensato che si sarebbe comunque potuto attendere altro tempo ma, probabilmente, di ben diverso avviso sono i tanti cittadini che, ormai da mesi, vedono rincorrersi promesse, ipotesi, solenni dichiarazioni e che attendono invano una positiva soluzione di questa vicenda.

Il mancato varo dei decreti, tra l’altro, si aggiunge anche alla consapevolezza che quei 100 milioni di Euro sono assolutamente insufficienti per rappresentare una garanzia credibile e questo elemento non contribuisce certo a vedere con fiducia a quello che potrà esser deciso nei prossimi giorni.

La leggerezza con la quale si sta affrontando tutta la questione banche appare davvero fuori luogo, considerate anche le conseguenze sociali che il fallimento delle quattro banche coinvolte (Banca Etruria, Cariferrara, Carichieti e Banca Marche) sta generando e viste le responsabilità pesanti che emergono a carico dei vertici degli istituti stessi.

A questo si aggiunge l’ennesimo scontro del Governo con l’Unione Europea, che vuole vedere rispettata la data del 30 aprile per la vendita delle quattro banche nate dalle ceneri degli istituti falliti, operazione che, se non fosse portata a termine, potrebbe portare altre pesanti conseguenze.

Il tempo passa e si attendono lumi su tutta la vicenda… speriamo che non arrivino domani, 1° aprile!

Il Badalischio