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giovedì, 1 Dicembre 2022

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Un anno in trincea

di Mauro Meschini – Già il 2020 aveva visto la pesante influenza e le pessime conseguenze dell’epidemia da Covid-19, l’anno appena trascorso non è stato, purtroppo, da meno e ha visto, con la ormai nota altalena di incidenza e contagi, ancora protagonista il virus e le sue pesanti ripercussioni sulla vita di tutti.

Scorrendo le pagine e quanto abbiamo raccontato in questo giornale nell’anno appena concluso ci rendiamo conto che anche per noi è stato impossibile non essere travolti dall’emergenza Covid-19 e da quanto ha prodotto e sta producendo. Ma insieme a questa già di per sé tragica vicenda ci sono stati altri argomenti, a volte legati all’epidemia in altri casi completamente slegati, che hanno segnato il 2021.

La copertina del numero di gennaio, come un triste presagio, metteva in primo piano quanto e stava accadendo nelle RSA del Casentino, lo scoppio di vari focolai tra gli anziani ospiti ha poi provocato molte morti e reso necessario assumere drastiche decisioni per riuscire ad arginare le pesanti situazioni che si erano venute a creare. Il tema delle RSA è poi tornate più volte alla ribalta nei mesi successivi in particolare per quanto è accaduto a Stia dove si è arrivati alla definitiva chiusura della Casa di riposo San Carlo Borromeo, luogo simbolo del paese. La cessazione della preziosa attività ha seguito i problemi che hanno interessato il soggetto gestore e la dichiarazione di inagibilità per l’edificio in cui la RSA è collocata. Ancora in un articolo pubblicato in questo numero del giornale continuiamo a seguire la vicenda e le pesanti conseguenze che ha comportato per gli anziani e le lavoratrici.

L’attenzione a quanto accadeva nelle RSA e quindi a ciò che andava a compromettere la vita e il riposo di tanti anziani, lo possiamo in qualche modo considerare abbastanza legato a quanto siamo andati a proporre nei primi mesi dell’anno attraverso alcune analisi sull’andamento del numero degli abitanti, delle nascite e delle morti in Casentino.
Attraverso alcune tabelle abbiamo potuto mettere in evidenza quanto accaduto nello scorso decennio, una situazione tutt’altro che incoraggiantie Nel periodo analizzato si registra in Casentino (considerando il territorio dei 10 comuni che si trovano tra Pratovecchio Stia e Talla) una diminuzione degli abitanti pari a 2.525 persone (- 6,8%). Nello stesso periodo nella vallata sono nate/i 2481 bambine/i, a fronte di 4538 decessi, complessivamente quindi 2.057 culle sono rimaste vuote e non hanno potuto almeno colmare la mancanza di chi ci ha lasciato. Questo dato corrisponde circa all’81% della diminuzione della popolazione registrata nella vallata ed evidenzia come, sempre nel periodo di riferimento, abbiamo registrato in Casentino quasi una sola nascita ogni due decessi.

Sono numeri che ci dicono quanto la vallata si stia facendo sempre più piccola e quanto i suoi abitanti stiano invecchiando, ecco perché abbiamo voluto riproporre questi dati subito dopo aver ripercorso le vicende che hanno interessato le RSA, sembra come minimo molto strano che un territorio non si ponga il problema della tutela di una parte sempre crescente dei suoi abitanti e, d’altra parte, non predisponga le necessarie azioni per tentare di invertire la tendenza per vedere tornare a crescere la sua situazione socio-economica.
Il periodo, nonostante la situazione non sia certo delle migliori, dovrebbe essere propizio per cercare di compiere il “miracolo”, infatti, tra le altre cose, il 2021 è stato l’anno che ha visto più volte ripetere e riproporre le opportunità che avrebbero seguito l’ingente erogazione di risorse da parte dell’Unione Europea, circa 191 miliardi di Euro a disposizione per ridisegnare e ricostruire un sistema Paese che deve non solo tornare a garantire lavoro, ma anche rispondere alle emergenze ambientali che stanno caratterizzando questi anni.

Per quanto ci riguarda abbiamo anche noi abbiamo voluto portare il nostro contributo alla redazione di un possibile progetto, attraverso un “Recovery Casentino” nel quale abbiamo sottolineato alcune delle priorità che avrebbero dovuto essere prese in considerazione.
1) Realizzazione di un polo formativo di scuola superiore che riunisca gli istituti già presenti accrescendo l’offerta didattica con nuovi indirizzi di studio e spazi a disposizione per ulteriori attività formative da realizzare durante l’intero arco della giornata. Un contesto con questo caratteristiche, dotato di attrezzature, spazi per laboratori, sale polivalenti per incontri e seminari, palazzetto dello sport e aree sportive, avrebbe le potenzialità per attirare studenti anche da altri territori. Dovrebbe essere realizzato in un luogo facilmente raggiungibile come l’area della ex Sacci del Corsalone, a due passi dalla stazione ferroviaria. Oltre a questo, considerato le caratteristiche del territorio, si potrebbe puntare all’apertura di un Centro formativo e di studio per l’agricoltura di montagna e la foresta, collegato con realtà universitarie nazionali ed europee. La sua sede potrebbe essere all’interno dell’attuale ITIS di Bibbiena.

2) Un territorio come il Casentino deve avere garantita la presenza del suo ospedale, per fare questo occorre fare in modo che le prestazioni all’interno della struttura tornino a crescere e a richiamare pazienti anche da altre aree. Auspicabile sarebbe la riapertura del Punto Nascita, in attesa di questo si dovrebbe puntare su un potenziamento della chirurgia programmata per specifici interventi, facendo diventare la struttura di Bibbiena centro di eccellenza per determinate prestazioni. Oltre a questo si potrebbe prevedere la creazione di un Centro Riabilitativo post operatorio o ortopedico, in grado di offrire, a chi ha necessità di recuperare la piena autonomia dopo un intervento o un trauma, un contesto di cura e ambientale accogliente ed efficiente. Queste strutture potrebbero trovare sede nei locali del vecchio ospedale che, una volta ristrutturati e, se necessario, ampliati, sarebbero in grado di offrire la sede ideale per una realtà di assolutamente interesse e indiscutibile necessità.

3) Il rilancio del Casentino non può prescindere dalla rivitalizzazione dei suoi centri storici, per questo occorre prevedere un piano di interventi mirati e finalizzati alla ristrutturazione e manutenzione degli edifici che si trovano in queste parti dei paesi per renderli ancora più belli e accrescere il comfort. A questi si deve aggiungere un ulteriore piano di incentivazione alla residenza con sostegni economici per gli affitti o per nuovi proprietari.
A questo ritorno di residenti nei centri storici possiamo legare anche un piano di sostegno per l’apertura negli stessi contesti di attività commerciali e artigianali.
Inoltre si potrebbero realizzare progetti di accoglienza sociale protetta rivolta ai più anziani, provenienti anche da altri territori, che volessero scegliere di trasferirsi in contesti di vita più accoglienti, tranquilli e a misura d’uomo. A favore di questi nuovi ospiti sarebbero rivolti tutta una serie di servizi aggiuntivi socio-sanitari a domicilio in modo da sostenere e favorire la possibilità per loro di continuare a vivere nel loro contesto familiare.
Al rilancio dei centri storici è legato anche un piano per il turismo con la creazione di una rete museale che aumenti il numero e le potenzialità dei poli oggi presenti, attraverso un’offerta turistica integrata e coordinata che coinvolga l’intero territorio.

4) Il territorio e l’ambiente del Casentino devono avere spazio in un piano di questo tipo, si devono quindi prevedere interventi di pulizia dei fiumi, dei boschi e degli spazi verdi. Oltre a questo è necessario pensare ad un piano di ripristino ambientale delle aree su cui sono presenti edifici industriali non utilizzati o da demolire. Tutto questa parte del piano è finalizzata a restituire bellezza a questo territorio, troppe volte violato.

5) Un territorio come il Casentino ha necessità di avere vie di comunicazione e collegamento adeguate e sicure. Vogliamo fare riferimento a tutto quello che permette di essere in comunicazione, sia questa una strada, una linea telefonica o elettrica. Un piano di ripristino, potenziamento e manutenzione costante di queste infrastrutture è necessario per mantenere vive e abitate anche zone più decentrate, elemento determinante per la vita di un territorio montano.

Ogni parte del piano, per gli interventi previsti, rappresenta anche occasione per una crescita delle opportunità lavorative e quindi per un auspicabile rilancio del territorio…”.
Questo quello che abbiamo proposto a fronte di una situazione del territorio che vede troneggiare i cartelli “vendesi” e “affittasi”. Si, il Casentino per una larga fetta è in vendita, sono in vendita le case, i fondi commerciali, anche qualche azienda. Un inestimabile patrimonio, non solo immobiliare ed economico, ma soprattutto umano e sociale, è a disposizione del miglior offerente, anche se non è che all’orizzonte si vede tutto quell’interesse per questo territorio. Così un patrimonio prezioso e importante resta inutilizzato e rischia di perdere valore e diventare macerie.

Mentre accade tutto questo ci rendiamo sempre più conto di quanto distante anni luce sia la politica locale. Ormai azzerato sul territorio anche quel poco che fino a poco tempo fa rimaneva di partiti o liste presenti nelle assemblee elettive, non si riescono a intravedere segnali di iniziative che possano veramente incidere e portare risultati. La parcellizzazione amministrativa appare ancora più marcata e anche l’emergenza sanitaria sembra non aver assolutamente contribuito a serrare i ranghi e a creare linguaggi comuni. Le dirette Facebook e i post che tanto hanno contribuito all’effimera temporanea fama di qualche politico locale non aiuteranno questo territorio a crescere e a fermare il suo declino.

Purtroppo sembra che a nessuno questo importi realmente. Anche il silenzio che ha accompagnato quella che avrebbe dovuto essere una vera e proprio rifondazione dell’Unione dei Comuni è l’ennesima conferma di quanto ormai completamente non coincidenti siano le strade che stanno seguendo i cittadini e i politici.

Anche nel 2021 abbiamo avuto conferma di quanto le priorità dei sindaci fossero improbabili a cominciare dall’enfasi con cui si continua a guardare alla realizzazione della Ciclovia (ormai sono molti i termini con cui è stata definita…) lungo l’Arno, da ormai alcuni anni più volte annunciata e inaugurata ma lontana dall’essere realmente realizzata nel suo complesso. Quello che continua a crescere è il costo di realizzazione che a giugno si prevedeva fosse di circa 7.500.000 di Euro.

Andando poi in Alto Casentino possiamo ricordare la scuola materna lungo l’Arno che viene realizzata a Pratovecchio Stia, un paese in cui le nascite sono ai minimi e dove, come abbiamo prima ricordato, si è chiusa per adesso la RSA. Sempre in questo comune da sottolineare il suono di trombe che ha accompagnato il progetto per realizzare la nuova area camper, che era però già prevista dal project financing da 8 milioni di Euro per il quale ancora i cittadini stanno pagando i costi.

Se ci spostiamo a Bibbiena possiamo ricordare il ritorno dei “quasi autovelox”, i birilli arancioni che troneggiano per molti tratti di strade all’interno del comune e che prevedono il reale utilizzo delle macchinette per il controllo della velocità solo in determinati casi. Per questi dissuasori si è previsto per adesso una spesa complessiva di 6.000 Euro, per un primo periodo di sperimentazione, e 29.200 Euro per la prosecuzione per un anno del progetto. Sempre a Bibbiena come non citare la possibile realizzazione di un nuovo supermercato nell’area prossima alla rotonda di Casamicciola, dove intanto è stata demolita la struttura ormai fatiscente che era presente. Sembra che sia questa la soluzione che da queste parti si trova per ogni problema, anche se la situazione tragica del centro storico, dove il cantiere per i lavori alla sede del Comune non è ancoa arrivato alla conclusione, sta lì ad evidenziare che ben altre dovrebbero esser le risposte.

Lasciando gli esempi di singoli casi specifici che riguardano le diverse Amministrazioni, torniamo all’Unione dei Comuni che ha visto il 31 dicembre scadere le convenzioni che vincolano gli stessi comuni ad aderire all’Ente e che, in occasione dell’elezione di Eleonora Ducci al ruolo di presidente, non ha certo visto prevalere uno spirito di particolare collaborazione e sintonia tra i vari primi cittadini.

Non abbiamo in questo momento notizie sufficienti per capire come questo soggetto continuerà, se continuerà, ad esistere. Si è arrivati alla scadenza di fine anno senza dare segnali su quello che si sarebbe andati a stabilire e, come abbiamo sopra ricordato, senza creare una positiva condivisione e il necessario coinvolgimento dei cittadini e delle realtà sociali ed economiche. Già questo, qualunque siano le decisioni che sono state prese, non è un buon biglietto da visita, si è probabilmente perso un’altra occasione per discutere in modo serio sul futuro e sulla direzione da prendere e, purtroppo, non è la prima volta che questo accade in Casentino.

Tutto quello che in queste righe abbiamo provato a sintetizzare ha cercato di racchiudere un anno pesante, vissuto da tutti in trincea, altro avremmo potuto ricordare a cominciare dalle tante esperienze e dai tanti aspetti legati alla scuola e alle difficoltà che anche lì studenti, docenti e famiglie hanno dovuto affrontare.

Si tratta nel complesso di situazioni complicate e difficili che hanno coinvolto tutti in una realtà che ci appare ancora aliena per quanto difficile da accettare. Questo è però ciò che ci presentano il nostro presente ed il recente passato, come spesso accade, anche perché non si può fare altrimenti, nei momenti di maggiore difficoltà si riescono a trovare risorse impensabili e sconosciute che aiutano a guardare avanti.

Ora più che mai ne abbiamo davvero bisogno per dare avvio a quel “nuovo inizio” rispettoso dell’ambiente e degli altri che più volte nei momenti più duri di questo cupo e lungo periodo è stato evocato… auguriamoci che non siano state solo parole al vento.

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