Secondo Mario Draghi, uno che forse un pochino se ne intende di queste cose e forse andrebbe ascoltato, tutte le risorse devono essere mobilitate per proteggere le imprese e i lavoratori. Draghi dice: “Una tragedia di proporzioni bibliche”, “una distruzione permanente della capacità produttiva e quindi fiscale”, “una profonda recessione è inevitabile”, “è il compito specifico dello Stato utilizzare le proprie risorse per proteggere i cittadini e l’economia dagli shock dei quali il settore privato non è responsabile, e che non può assorbire”.

Vedremo se sarà davvero così o se gli aiuti andranno ai soliti carrozzoni, alle solite mega aziende che spesso hanno sedi fuori dell’Italia, o andranno anche, speriamo nella maggior parte, a tutti quei piccoli imprenditori che sono la reale anima produttiva del Paese. Aver spostato il pagamento delle tasse e il bollo di due o tre mesi, non è che sia un grande auto.

Stiamo parlando di piccoli artigiani (falegnami, mobilieri, ecc.), commercianti (negozi di abbigliamento, fiorai, ecc.), di chi si occupa dei servizi alla persona (parrucchieri, estetiste, ecc.), di chi tira avanti le palestre, gli agriturismi, i ristoranti, i bar. Insomma tutte, e senza scordare nessuno, quelle micro aziende, spesso familiari, formate da uno, due, tre persone, ecc., che ogni giorno tirano su la serranda “Italia” e mandano avanti con fatica questo Paese.

Speriamo che non succeda, come sempre è successo, che gli aiuti vadano solo a pochi, ai grandi gruppi, alle grandi aziende. Vedremo come e se le banche finanzieranno davvero le piccole imprese, come anche Draghi invoca.

Quindi lanciamo un appello a tutti quelli che possono fare qualcosa: “Salvate le piccole imprese!” Ognuno può e deve fare la sua parte. Dall’Unione dei Comuni (quanto sarebbe stato più efficace e incisivo nell’emergenza e dopo il Comune Unico!), magari lasciando perdere ciclopiste e altre cazzate varie; dalla Provincia che così potrebbe dare un senso alla sua esistenza, alla Regione che, se vuole, di risorse ne avrebbe, fino naturalmente allo Stato. Con misure semplici e veloci, per tutti, immediate e chiare, non con leggi di 300 pagine incomprensibili, con commi e codicilli assurdi! Ma semplicissime regole che tutti possano capire e soprattutto a cui tutte le piccole imprese possano attingere.

I nostri paesi chiusi e bui, nel silenzio innaturale di questi giorni, sono una visione così triste e drammatica che non vorremmo vedere anche in futuro, non vorremmo che diventasse la normalità. Solo un deserto…