di Anselmo Fantoni – In un mondo sconvolto da avvenimenti che insidiano le nostre fragili certezze, rischiamo di perdere di vista la strada da seguire per organizzare le nostre società affinché tutti si possa raggiungere la felicità. La crisi ci ha lasciato una situazione a cui non eravamo abituati, i proprietari di immobili orfani di un mercato dinamico, i giovani che in cerca dei lavori per cui si sono formati lasciano i propri paesi quando non la propria nazione, la denatalità all’interno di giovani coppie che fan fatica a sostenersi per mancanza di lavoro, le attività artigianali e commerciali stritolate tra imposte e balzelli e dalla mancanza di investimenti che creino richiesta di beni e servizi.
Eppure ancora il mondo gira, il benessere è diffuso ma tutti percepiamo un malessere ed una precarietà che porta alla rassegnazione, non abbiamo più le energie per combattere, rinunciando alla costruzione di un mondo migliore. L’aver messo al centro di tutto il vile denaro, l’aver posto la competizione politica sul livello del “contro”, invece del “per”, qualcosa o qualcuno, comincia a dare i suoi frutti che naturalmente non sono quelli che ci soddisfano sia a livello sociale che individuale. Diventa emblematica la questione della probabile costruzione di un nuovo supermercato in Casentino che rischia di mandare in tilt il già precario equilibrio della nostra valle.
Eppure una società moderna e attenta al territorio dovrebbe garantire gli interessi di tutti e dovrebbe saper scegliere ciò che è meglio fare sia per avere un presente, ma sopra tutto un futuro migliore. Pratovecchio, ancora una volta può essere determinante per elaborare un progetto di più ampio respiro che permetta di soddisfare le necessità dei cittadini. Il quadro ci presenta questo scenario: una fabbrica dismessa con un’area da recuperare sotto il profilo ambientale e urbanistico, un tessuto commerciale in difficoltà anche a causa di un invecchiamento progressivo della comunità, una catena di distribuzione forse interessata alla costruzione di una struttura commerciale sicuramente sproporzionata per l’alto Casentino, un proprietario che vuol alienare un bene. Potremmo avere due modi di approcciarsi al problema, lanciare i commercianti “contro” la catena di grande distribuzione, oppure riunirsi “per” un progetto di più ampio respiro. Tutto parte dal prendere coscienza su cosa necessita alla comunità di Pratovecchio e a quelle dei paesi limitrofi. Serve un Supermercato? Senza scomodare studi economici approfonditi pare proprio di no. Conviene lasciare l’area nel degrado in cui versa da ormai tanti anni? Anche questa pare non sia una cosa auspicabile. E allora potremmo provare a immaginare due scenari che potrebbero salvare capra e cavoli. Il primo scenario vede un gruppo di commercianti consorziarsi e dare origine ad un piccolo centro che sposterebbe l’asse delle attività dal centro alla “periferia” del paese, con conseguenze che potrebbero alla lunga dare un futuro a quelle attività che soffrono la situazione contingente. E se invece pensassimo a qualcosa di diverso che offra ai pratovecchini del domani un servizio di cui avranno sicuramente bisogno? E se in quell’area, un tempo produttrice di ricchezza, si costruisse una struttura produttrice di benessere?
Perché non immaginare una nuova casa di riposo?
La democrazia è il governo del “popolo”, allora il Popolo si incontri in un sodalizio “per” qualcosa di bello e necessario alla collettività, i cittadini da una parte, gli imprenditori dall’altra, le istituzioni come garanti e coordinatrici di un progetto che “serva” a tutti, in fondo a volte i nostri sogni vanno tolti dai cassetti, altrimenti non diventeranno mai realtà.
Certo anche noi giornalisti avremmo potuto fare i giornalai e gridare allo scandalo, scagliarsi contro, ma la funzione del giornalista non è soltanto quella di enunciare un problema ma anche di sintetizzare le idee che circolano tra la gente e riportarle sulla carta affinché tutti possano partecipare ad una loro elaborazione. Diventa di secondaria importanza in questa vicenda sapere se sono stati firmati atti di compravendita o presentati ufficialmente progetti esecutivi.
Nulla infatti è definitivo e tutto può essere migliorato, a patto che ci si incontri “per” qualcosa e si abbandoni la rassegnazione, combattere per un futuro migliore è in fondo quello che ci chiedono i nostri figli, alla fine la vittoria sarà di soddisfazione per tutti i soggetti in gioco, insieme vivranno felici e contenti e i sogni come per magia diventeranno realtà. Il sasso è lanciato, vediamo quanto i cerchi si propagheranno.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 289 | Dicembre 2017)