di Gabriele Versari – Il cavallo è un animale potente ed elegante, selvaggio ma nobile, fedele e visceralmente legato al suo fantino. È simbolo di libertà per eccellenza. Quella che nel suo movimento leggiadro e al contempo dirompente esprime Selene Fiorini, tredici anni, residente a Salutio, nel comune di Castel Focognano. Selene, insieme al papà Ugo, ci racconta della sua sconfinata passione per l’equitazione, sport che pratica da circa cinque anni e che l’ha portata a togliersi enormi soddisfazioni grazie ai successi in diverse gare interregionali e nazionali, durante le quali si è spesso distinta per la perfezione nell’esecuzione del percorso a ostacoli e nel rispetto dei tempi, ottenendo più volte il massimo punteggio. Oggi Selene, con la sua squadra di Salutio, sotto la guida dell’istruttrice Olga rappresenta la Toscana durante le gare in giro per l’Italia, elevando la nostra valle Casentinese ad essere un punto di riferimento dell’equitazione per tutto il resto della Regione.
Come nasce la tua passione per i cavalli e per lo sport che pratichi? «L’input iniziale è sicuramente arrivato da mia mamma che, essendo veterinaria e occupandosi principalmente della cura dei cavalli, ha subito acceso in me la curiosità verso questo fantastico mondo. Inoltre, lei è amica di vecchia data di Olga, la mia attuale istruttrice, proprietaria del Centro Ippico di Salutio. Mia madre si prende infatti cura di tutti i cavalli del Centro. Con queste premesse, un giorno di circa cinque anni fa mi ha spronato a montare in sella, ed è stato subito amore a prima vista verso i cavalli. Della scuola di Salutio apprezzo molto le attività che si fanno in estate: un’intera settimana in cui stiamo tutto il giorno a contatto con questi splendidi animali, ci dedichiamo totalmente alla loro cura, al maneggio, facciamo gite fuori porta in sella, ce ne prendiamo occupiamo a 360 gradi, approfondendo anche le conoscenze teoriche sull’animale con uno studio mirato delle sue caratteristiche (parti del corpo, razze, colori). L’estate scorsa siamo andati al fiume e a pelo sul fosso in sella, esperienze davvero uniche».
Qual è, secondo te, il tuo punto di forza come atleta rispetto ai tuoi competitor? «Quello che a parer mio fa la differenza è mantenere il sangue freddo, essere rilassata mi permette di avere pieno controllo delle situazioni di gara e di esprimere le abilità del mio cavallo al pieno potenziale. Dopotutto, si tratta di animali molto sensibili che hanno una grande percezione dell’umore del proprio cavaliere: troppa agitazione porta il cavallo a commettere errori. Devi essere sul pezzo (come dice mio babbo) e non troppo emozionata durante le gare. Non metto in dubbio di aver affrontato avversari anche più abili di me durante il mio percorso, ma riesco a reggere la tensione molto bene ed è questo il mio asso nella manica. Non temo l’errore, quello che conta secondo me è provarci, poi il resto arriva da sé. Vorrei anche ringraziare i miei genitori per l’approccio che hanno sempre tenuto nei miei confronti rispetto alle gare, poiché non sono mai stata pressata nel raggiungimento dei miei successi. Grazie a loro mi sono sempre sentita libera di esprimere la mia passione, senza sentire minimamente il peso delle loro aspettative. Infine, il contesto in cui mi alleno mi permette di misurarmi con atleti più grandi di me, il che mi ha portato a sviluppare un sano spirito competitivo che mi ha portato a migliorare rapidamente misurandomi con chi ha più esperienza.
A tal proposito, vorrei menzionare tutta la squadra di Salutio, insieme alla quale rappresento la regione Toscana in giro per l’Italia. Abbiamo addirittura ricevuto un’onorificenza e una menzione d’onore da parte del sindaco di Castel Focognano per il nostro successo. Credo sia un grande merito per il nostro centro ippico di Salutio, che ci eleva ad essere un’eccellenza casentinese. Per questo i miei genitori e quelli degli altri atleti hanno chiesto un supporto ulteriore da parte del comune per il nostro centro, non solo per quello che ormai rappresentiamo ma anche per l’ambiente umanamente positivo creatosi al proprio interno».
Quando e dove hai partecipato alla tua prima gara? Quali sono stati i tuoi più grandi successi? «Si è svolta nelle Marche quando avevo nove anni, io e la mia squadra siamo subito finite sui giornali locali. Dopodiché sono passata a gare regionali, poi interregionali e dal 2024 alle nazionali, che si svolgono a settembre di ogni anno. Durante le gare ippiche, tutti i concorrenti hanno inizialmente lo stesso punteggio, che poi viene abbassato in caso di penalità, ad esempio se il cavallo rinuncia, se uno o più ostacoli non vengono saltati dal concorrente, se il tempo impiegato al completamento del percorso è maggiore o minore di quello ideale (nelle gare nazionali è di circa due minuti e mezzo). Ho vinto, insieme al mio cavallo Sumba, sia l’edizione 24 che quella dell’anno scorso con il massimo punteggio di 100/100, ovviamente della mia categoria. Infatti, in base all’altezza degli ostacoli lungo il percorso, l’atleta è inserito in una determinata categoria di gara. Ci sono sette categorie, dagli ostacoli di quaranta centimetri fino ad un metro. Nell’ultimo periodo l’altezza dei miei salti è aumentata: fino ad ora ho partecipato a gare della prima categoria C40, ma in allenamento arrivo a compiere dei salti anche di ottanta centimetri; perciò, a breve probabilmente passerò alla categoria successiva.
Sarà Olga che indicherà quando sarà il momento giusto. Come ogni sport, è di buon senso passare da una categoria all’altra gradualmente, quindi considerando anche la propria struttura fisica e facendo le giuste valutazioni insieme al proprio allenatore. Grazie al successo ottenuto nelle gare nazionali sono stata convocata, insieme alla mia squadra, per due anni presso il salone d’onore del CONI per la premiazione (foto). Quest’anno erano presenti anche il ministro dello sport Abodi e il presidente Giovanni Malagò. È stata una grandissima soddisfazione, che però voglio tenermi stretta e condividere solo con le persone a me care. Infatti, chiedo ai miei genitori di non parlarne troppo perché non voglio passare come qualcuno che vanta i propri successi per abbellire (metaforicamente) la propria persona. L’ultima gara è stata svolta in provincia di Pisa, di tipo interregionale, dove ho raggiunto il secondo posto».
Saresti felice di poter trasformare questa passione in una professione un giorno? «Certo! Solo l’idea di smettere di andare a scuola è interessante! A parte gli scherzi, dedicarmi totalmente all’equitazione è un’idea che mi affascina, quindi il mio obiettivo è eliminare ogni ostacolo per raggiungere questo scopo. É chiaro, però, che la scuola sia fondamentale; perciò, sono assolutamente intenzionata a concludere del tutto i miei studi. Dopodiché perché no, se la passione continuerà ad accompagnarmi nel quotidiano spero, un giorno, di poter coronare il mio sogno e fare in modo che le gare di equitazione diventino il mio lavoro».

Selene e il gruppo del Centro Ippico di Salutio sono un ottimo esempio di ciò che in Casentino funziona più di qualsiasi altra attività nella creazione di una forte coesione sociale tra persone di ogni età: lo sport. Con una popolazione minacciata dalla bassa natalità e una sempre maggiore fuga di giovani verso le città, l’equitazione e in generale lo sport diventano un collante fondamentale per creare quel senso di comunità che resiste anche al di fuori del contesto degli allenamenti e delle gare. Spesso accade che nascano amicizie legate dalla passione e quindi più solide al passare del tempo e dei cambiamenti a cui inevitabilmente la vita ci sottopone.
In un mondo sempre più social ma dove, al tempo stesso, la socialità è minacciata e l’incontro sono a volte minacciati dagli strumenti digitali, lo sport costringe, nell’accezione più positiva del termine, all’interazione di persona, senza considerare anche tutti i benefici fisici e mentali che conseguono all’attività fisica. Nei piccoli centri come il nostro, lo sport diventa un motore di aggregazione sociale fondamentale, per questo si chiede alle amministrazioni comunali e alle altre istituzioni interessate di proseguire nel supporto delle attività e dei centri sportivi del nostro territorio e, nei casi in cui è possibile, di implementare ulteriormente tale sforzo.
Occorre ribadire infine quanto relativo al caso di Selene: se si investe nello sport aumentano le possibilità che atleti eccezionali come lei possano emergere dal nostro Casentino fino all’Italia e all’estero, elevando il nostro territorio più di quanto non lo si stia già facendo oggi. Mai sottovalutare il potere dello sport o darlo per scontato, bensì porlo al centro della propria crescita umana, personale e comunitaria.
Selene è un esempio per tutti: una persona umilissima, all’apparenza semplice ma che custodisce dentro di sé una passione enorme: quella per l’equitazione, con la quale esprime tutto ciò che a parole sarebbe impossibile da definire.


