di Melissa Frulloni – Intervista all’On. Chiara Gagnarli sui servizi sanitari nelle zone periferiche. Che cosa possiamo fare per il Casentino? Ormai lo sappiamo… Il Casentino è una zona periferica e fa parte di un’area disagiata. Anche se la Regione e la ASL sembrano non accorgersene, la nostra vallata ha (purtroppo!) tutte le carte in regola e infatti può essere definita tale. È il DM 70/2015 che regolamenta e definisce gli “standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera.” Ma a dire del CISADeP (Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche) tale norma andrebbe “ripensata, modificata sostanzialmente con chiarificazioni e integrazioni”, in quanto “concedendo ampia discrezionalità alle Regioni, non definisce uno standard qualitativo minimo strutturale, tecnologico, qualitativo e quantitativo nazionale per queste strutture, risultando molto lacunosa ed imprecisa.”
A pensarla così è anche la Deputata toscana del Movimento 5 Stelle Chiara Gagnarli che, lo scorso aprile, ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministero della Salute, proprio sui servizi sanitari nelle zone periferiche. Ancora in relazione al DM 70/2015, infatti l’Onorevole ci ha spiegato che: “non si tiene conto che i parametri del Decreto, all’epoca della stesura, sono stati calibrati soprattutto per le aree metropolitane ed urbane della nazione, e non considerando le aree periferiche ed ultraperiferiche d’Italia (…) dove la popolazione è frammentata e dispersa sul territorio, la viabilità è disagiata, i servizi sono carenti, le condizioni climatiche e geografiche impervie, tale prospettiva determina di fatto la desertificazione e l’abbandono sanitario delle popolazioni.” Non vi suonano familiari queste parole? “Viabilità disagiata, servizi carenti, condizioni climatiche impervie, abbandono sanitario…” Siamo in Casentino!
Anche l’Onorevole quindi concorda che sia necessaria una revisione del Decreto in modo da garantire in ogni zona del Paese, anche in quella più periferica, una vera emergenza-urgenza, un vero percorso nascita, una vera struttura ospedaliera…
On.Gagnarli, in relazione alla sua interrogazione (N° 4/02662), quali sono le azioni che potrebbero essere intraprese per il Casentino?
«Credo che la politica sanitaria regionale Toscana debba cambiare radicalmente dando maggiore attenzione alle aree interne della nostra Regione, come ad esempio quella del Casentino. L’unico ospedale presente nell’Area, quello del Casentino o di Bibbiena, soffre una cronica carenza di figure mediche che con i pensionamenti previsti porteranno a breve a serie difficoltà per il Pronto Soccorso, l’Ortopedia, la Chirurgia, la Medicina. Quindi la proposta di revisione del DM 70 per le Aree Periferiche ed Ultraperifiche delle Regioni ci consentirebbe di tutelare l’Ospedale di Bibbiena garantendo la presenza dei servizi attuali H24, magari mettendoli in rete con il centro HUB di Arezzo con turnazione obbligatoria dei medici da detto presidio per i servizi necessari. L’Azienda Usl Toscana Sud Est dovrebbe attuare tempestivamente questo modello organizzativo per far fronte alle carenze previste di personale.»
La Regione Toscana aveva annunciato lo stanziamento di fondi per riportare i medici negli ospedali periferici (ne avevamo parlato su CASENTINO2000 n° 302, di gennaio 2019). A livello governativo ci sono delle misure simili?
«Le iniziative attuate dal governo puntano a tutelare la salute dei cittadini e il servizio sanitario pubblico, realizzando, per esempio, un nuovo piano per le liste d’attesa, strumento che mancava ormai da 10 anni. Il Ministero ha avviato un osservatorio per affiancare le Regioni nell’attuazione del piano di interventi previsto, in modo da garantire le prestazioni sanitarie erogate nel territorio regionale in tempi giusti. Nella legge di bilancio, per l’attuazione del piano, sono stati stanziati 350 milioni di euro, che saranno destinati al potenziamento dei Cup ed all’efficientamento del sistema delle prestazioni. È la prima volta che nella legge di bilancio è aumentato il fondo sanitario nazionale di 4 miliardi e mezzo previsti per i prossimi tre anni.
Nel decreto crescita si parla inoltre di posti di lavoro: viene eliminato quel paletto che ancorava le spese del personale al 2004 e che permetterà lo sblocco delle assunzioni dei medici necessari, quindi anche in zone periferiche. A livello parlamentare, abbiamo portato avanti leggi importanti, come l’istituzione nazionale del registro tumori, strumento che ci permetterà di avere una visione nel dettaglio della situazione oncologica del paese e del quadro di azioni da attuare per la prevenzione.
Il Ministro della Salute, Giulia Grillo, ha annunciato il via libera a 8.000 borse di specializzazione per i medici nell’anno accademico 2018-2019. Le borse di specializzazione passano dunque da 6.200 del precedente anno accademico alle 8.000 per l’anno accademico 2018-19, con un aumento di 1.800 posti. L’effettivo via libera per lo stanziamento delle risorse è arrivato dal Ministero dell’Economia, accogliendo così la richiesta dai sindacati medici della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri). In aggiunta a tali azioni centrali, le Regioni dovrebbero finanziare anch’esse, d’intesa con le Università, borse di studio aggiuntive per aumentare i posti delle specializzazioni mediche che servono al territorio, impiegando come tirocinio gli specializzandi di settore, sotto il tutoraggio delle figure mediche strutturate di settore, negli ospedali anche periferici, garantendo i servizi, e assicurando loro un inserimento lavorativo sicuro e a tempo indeterminato in tali presidi.»
Sempre in relazione alla sua interrogazione, potrebbe illustrarci quali sono le misure che attualmente potrebbero essere utilizzate per sviluppare e difendere il nostro territorio, disagiato e periferico?
«I servizi previsti devono essere garantiti con il personale necessario e sufficiente, con le attrezzature tecnologiche in efficienza e funzionalità senza dover ricorrere a viaggi della speranza per accertamenti diagnostici. L’organizzazione dei servizi sanitari presenti non deve essere sulla carta ma reale: se esiste un Pronto Soccorso questo non lo si può garantire H12, come in alcune realtà, ma H24. Se è pronto Soccorso deve avere almeno tutte le figure di supporto di base previste, e non alcune. Questo si può garantire mettendo in rete i centri HUB con le realtà periferiche e con il criterio della turnazione tra queste strutture.»
Ringraziamo l’On. Gagnarli, le sue risposte dimostrano che alcuni politici parlano la nostra lingua e, vedendo i reali problemi, cercano soluzioni concrete per poterli risolvere. “è su questi aspetti che la politica regionale deve vigilare sulle ASL toscane ed obbligarle a fare ciò.” Ha concluso la Deputata.
Un punto nascita, un pronto soccorso, un ospedale vero! È quello che chiediamo… Nella recente e appena passata campagna elettorale tutti candidati (chi più chi meno), ci hanno promesso grandi cose per il nostro ospedale e la nostra sanità… Ma al di là di titoloni e comunicati vari, i nostri sindaci sanno che la Regione Toscana aveva annunciato lo stanziamento di fondi per riportare i medici negli ospedali periferici? Si interesseranno di questo iter? Perché sarebbe davvero una bella opportunità per riportare nell’ospedale del Casentino, il personale sanitario che ci manca. Oppure conoscono il Comitato nazionale per il percorso nascita, presso il ministero della Sanità? Tra le altre funzioni il Comitato può esprimere “un parere “consultivo” su richieste di deroga relativamente a punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti/anno avanzate da Regioni e Province Autonome.” Non sarebbe il caso che si appellassero alla Regione e quindi al Comitato per chiedere la riapertura del Punto Nascita?
Il Casentino è una zona periferica e fa parte di un’area disagiata. È così, non solo a parole, ma anche nei fatti… Sarà il caso di iniziare a fare qualcosa?

(tratto da CASENTINO2000 | n. 307 | Giugno 2019)