di Valerio Bobini – Quasi una vita in Casentino, meraviglioso paesaggio, una vallata chiusa da maestose montagne, la catena dei Mandrioli, i Tre Confini, la Calla, la Burraia, la Consuma, Secchieta, il Pratomagno, la Crocina, e l’Alpe di Catenaia, fanno da cornice e cingono il Casentino quasi a proteggerne la sua bellezza dall’addentrarsi nel fondovalle di una viabilità impossibile verso Arezzo.

Mi chiamo Valerio Bobini, vivo a Soci dal 1977, ho lavorato come infermiere all’Ospedale di Bibbiena dal 1975 al 2009, 35 anni dedicati alla sanità.
Ho fatto parte negli anni 80 della commissione sanità allora istituita dall’ex P.C.I. della zona di Bibbiena, insieme ad altri compagni, tra i quali Milani, Cecconi, Mugnai, Bartolini, il Dott. Zolo, la Dott.ssa Primi, Rossi, Marruchi, Nardi ecc. Come infermiere e rappresentante sindacale per la C.G.I.L., mi sono occupato di sanità dentro e fuori l’Ospedale seguendo la parabola sanitaria dal ‘75 ad oggi.
La sanità, croce e delizia di ogni cittadino, materia ancor più delicata in una valle chiusa come la nostra, con una crisi economica di questa portata: ad ogni richiesta, necessità, o esame specifico, corrisponde una spesa che grava nella tasche di ogni singolo. La sanità casentinese necessita di cure, ma soprattutto di un progetto unico e qualificato, da anni sostengo questi propositi, facendo parte dell’esecutivo del Comitato Per La Tutela Della Salute in Montagna nato nel febbraio 2008.

Tutti i cittadini hanno potuto seguire attraverso gli articoli del Comitato i cambiamenti e le trasformazioni che ci sono state nell’arco di un trentennio tra scelte giuste, scelte sofferte e scelte subite, tra litigi, disinformazione e campanilismi.

Per anni si è avvertita la mancanza della politica di zona, una politica giusta compatta e razionale, che tracciasse un piano sanitario locale, dettando alla A.S.L. le linee da seguire attraverso l’analisi del territorio, dei bisogni; lo studio delle patologie, e la determinazione delle risposte, con investimenti mirati a una crescita costante e continua.
Solo negli anni ‘80 c’è stato un momento di forte aggregazione di tutte le forze politiche casentinesi attorno alla sanità, quando fu deciso, se pur tra contrasti, di chiudere due Presidi Sanitari per mantenerne uno efficiente e stabile. Fu una scelta sofferta ma fortemente voluta e l’ex P.C.I., in quella fase, svolse un ruolo fondamentale.
Con un atto di ulteriore coraggio avremmo avuto oggi un nuovo Presidio Ospedaliero in pianura, ma non se ne fece nulla. C’erano due proposte, una a Bibbiena Stazione (Zona Coop) e l’altra a Poppi, nella piana delle Tombe, cadde tutto nel vuoto.

Negli anni successivi abbiamo assistito a un processo non unificato, a richieste plurime, da più partiti, da più zone, da più sindaci, che hanno portato a dei compromessi, ma mai a una concertazione sugli interventi da fare.
Ci sono state battaglie per riavere l’U.O. di Ostetricia e Ginecologia che era stata declassata a sezione aggregata al Valdarno; il Comitato della Salute è stato in prima fila in questa battaglia, così come per le piazzole dell’Elisoccorso. Se ci fosse stata una decisione univoca, di tutte le forze politiche del Casentino a fianco del Comitato, la piazzola sarebbe stata realizzata a fianco del Presidio Ospedaliero con un parcheggio auto coperto.
Anche sulla postazione infermieristica di emergenza il Comitato si è espresso più volte per un’allocazione più centrale, meno defilata (adesso è a Stia) e munita di Automedica, in modo da rendere più omogenea la risposta in emergenza per tutto il Casentino e non solo per una parte del suo territorio.

Per fare questo c’è bisogno di parlare una sola lingua, che sia espressione del Casentino e non della singola zona o del singolo comune, che tutti i politici facciano un passo indietro collocando, tra un Primo Cittadino e l’altro, gli interessi della vallata anche a scapito della propria popolarità e dei propri interessi, cosa non facile; la politica in questi anni ci ha insegnato tanto.
Due mesi fa il Direttore Generale Enrico Desideri, il Direttore Sanitario Dott.ssa Branka Vujovic e il responsabile del Distretto Sanitario del Casentino Dott. Carlo Montaini, hanno convocato il Comitato della Salute, il Presidente della Conferenza dei Sindaci, il Presidente della Società della Salute e varie istituzioni.

In quella sede in cui erano presenti per il Casentino; il Comitato della Salute e il sindaco di Bibbiena Bernardini, fu comunicato il quadro attuale per la sanità, con garanzie di mantenimento della struttura ospedaliera e delle sue branche specialistiche attuali e la possibilità, su nostra richiesta, di aprire nuove case della salute, piccole strutture territoriali per anziani.
La riunione era stata convocata dal Direttore Generale per fugare i dubbi che il Comitato della Salute aveva in merito alla struttura ospedaliera, dettati da una prima lettura del Piano Socio Sanitario Toscano 2012-2015.

Abbiamo preso atto della situazione e del fatto che l’Ospedale del Casentino non è una palla al piede della A.S.L. 8, ci è stato comunicato che le prestazioni sanitarie del nostro Ospedale sono buone, non costano di più che negli altri presidi della stessa A.S.L. e tutto sommato non c’è nessun motivo per chiudere una struttura che funziona abbastanza bene.
A oggi questo è il quadro, che va comunque monitorato e seguito nel tempo, con la consapevolezza che, visti i momenti duri cui andremo incontro, nessuno ci regalerà niente e ciò che è garantito oggi non è certezza domani.

Quando sono stato chiamato da Valter Ceccherini, Presidente del Comitato per il SI al referendum sul Comune Unico, a fare parte del gruppo, mi son sentito in dovere, come libero cittadino, di accettare, anche se sapevo e sapevamo le difficoltà che avremmo trovato per strada.
I componenti del Comitato sono liberi cittadini, nessuno è un politico o lo è mai stato, anche se conosciamo bene la politica e la maggior parte dei politici del Casentino, per vissuto e per esperienza.
Avevamo già messo in conto che avrebbero usato tutti i mezzi possibili per lasciare intatto lo stato delle cose così come è adesso e per boicottarci in tutti i modi, evitando il dibattito e il pubblico confronto su questo tema e così è stato fino ad adesso.

Alcune gradite eccezioni ce le hanno fornite il sindaco di Strada Renzetti, il sindaco di Montemigmaio Mugnaini ed il sindaco di Ortignano Versari, che si sono resi disponibili in due assemblee a un civile e franco dibattito, pur da posizioni diverse.
Un comportamento nettamente differente da altri politici che si sottraggono al confronto per poi usare i giornali o le TV per sparare a zero mentendo e sapendo di mentire, attribuendoci cose mai dette o proposte nelle assemblee, come: “Portare la scuola al Corsalone o far chiudere gli uffici postali di zona”.
Non so quali altre diavolerie ci potranno attribuire, siamo solo un gruppo che presenta i vantaggi di un Comune Unico rispetto all’attuale situazione, non siamo i politici che andranno a governare il Comune Unico e cosa c’entrano dei cittadini che propongono di votare SI a un referendum con la chiusura di uffici dello Stato? Mah.

Quando andiamo alle assemblee e nei contatti con il pubblico, parliamo di progettualità: in sanità, industria, scuola, agricoltura, foresta e nell’apparato amministrativo pubblico, quindi di futuro.
Come potrebbe essere il Casentino per i nostri figli e per i nostri nipoti? Cosa è stato fatto in tutti questi anni in Casentino? Perchè manca una viabilità di fondovalle? Perchè ci sono fabbriche che non sono più competitive e altre che hanno addirittura chiuso o sono in profonda crisi? Questi sono i temi che affrontiamo.
Facciamo peccato a informare la gente su cosa abbiamo e cosa potremmo avere?
Per alcuni sì, soprattutto per quei politici che da sempre preferiscono tutelare i propri interessi attraverso la macchina rodata del consenso a prescindere e a governare nel bene o nel male con le buone o con le cattive.

La Regione Toscana ci crede ed ha investito 170.000 euro in un referendum chiesto da 6.000 cittadini del Casentino che sono 1/8 della popolazione della vallata; si può votare SI oppure no, ma non mettere il bavaglio a chi vuole informare i cittadini.
I politici dovrebbero sentire l’obbligo morale di informare i propri cittadini e dovrebbero essere loro al nostro posto, a svolgere un lavoro che gli compete. Questo è ciò che sosteniamo e che ha trovato riscontro nelle affermazioni fatte a Capolona dal Sindaco del Partito Democratico di Figline che si appresta a formare un Comune Unico di 25.000 abitanti con Incisa. I due sindaci, di Figline e Incisa, hanno chiesto e ottenuto un finanziamento di 46mila euro dalla Regione Toscana per effettuare uno studio sul territorio e sullo sviluppo del Comune Unico affidato all’Università e all’IRPET.
Paesi che vai e gente che trovi, ci son politici e politici! Una domanda ci viene spontanea: siamo nel posto sbagliato noi, oppure sono sbagliati i politici (alcuni)?
Si può tentare di fermare tutto, ma il mondo ci guarda e il progresso non si arresta.
Staremo a vedere!

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