da Cgil Casentino – C’era una volta l’Unione dei Comuni, un punto di riferimento essenziale per gli enti locali del territorio e per i cittadini. L’Unione c’è ancora ma le vengono progressivamente sottratte competenze e questo determina una flessione della quantità e della qualità dei servizi per i cittadini. E incertezza tra il personale nonché un aumento della spesa pubblica per sostenere i trasferimenti dei servizi.

“L’Unione – sottolinea la Cgil del Casentino – sta vivendo una fase di transizione molto delicata. I problemi di carattere strutturale, il turnover del personale, il cambio di amministrazione sono elementi che stanno producendo  preoccupazioni sul futuro dell’ente”.

La Cgil elenca una serie di esempi connessi alla diversa dislocazione di importanti servizi: “l’abbandono delle funzioni legate  alla bonifica in favore del Consorzio  impoverisce  di fatto, seppur nella legittimità, le attività dell’Ente. Analoga valutazione possiamo fare per la forestazione verso la sede della Ferrantina nonché la decisione  di creare definitivamente una doppia sede della polizia municipale. Quest’ultima è sotto organico, con difficoltà a garantire la pienezza del servizio e con gli operatori che rischiano di  lavorare in mancanza di sicurezza quando  operano in servizio  da soli anziché in  pattuglia. Non dimentichiamo poi, tra le funzioni importanti a supporto dei Comuni, la centrale unica di committenza che ha un notevole rilievo sui temi del sociale, della sicurezza e tutela del territorio”.

Gli esempi potrebbero continuare citando il catasto, i servizi sociali e le attività culturali che nella variegata dislocazione delle sedi vedranno un peregrinare di cittadini e addetti agli uffici di gestione interna  tra le varie sedi. “Per non parlare – aggiunge la Cgil del Casentino – dell’eventuale rischio di perdere finanziamenti regionali legati alle funzioni associate, che renderebbe ancor più difficoltosa la gestione della struttura nel suo insieme”.

Secondo la Cgil di zona, “questo ente appare oggi  incapace di programmare un piano del fabbisogno di personale che nel giro di pochi mesi produrrà un calo della qualità di servizi importanti per i cittadini e il territorio”.

Da qui la richiesta sindacale di un confronto con le parti sociali con l’obiettivo di “un potenziamento dell’ente e della sua identità quale strumento del miglioramento della qualità di vita in Casentino, coinvolgendo in modo più diretto anche  realtà quali Pratovecchio Stia e Bibbiena ad oggi fuori da questo sistema. Il Casentino è stato capace di dimostrare volontà unitaria e di creare una rete di servizi per tutta la vallata, omogenei e diffusi. Oggi si trova di nuovo alle prese con dinamiche autarchiche e isolazioniste che rappresentano un processo antistorico e una danno per l’intero Casentino”.