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mercoledì, 6 Luglio 2022

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Unione: ecco uno dei motivi per licenziare i dirigenti Grifagni e Brami!

Quando il 31 Luglio scorso ho chiesto alla Giunta di licenziare alcuni dipendenti, prima di tutto il segretario Paolo Grifagni e l’altro dirigente Roberto Brami, avevo tanti e gravi motivi. Mi sono insediato come presidente cercando un rapporto fiduciario con i dipendenti e, in particolare, con i due dirigenti. Col passare dei mesi ho scoperto che qualcuno lavorava per sé e magari contro la legge e ora, in attesa di essere reintegrato nelle mie funzioni di presidente da cui sono stato esautorato con un vero e proprio “colpo di mano”, voglio cominciare a dire ai cittadini cosa hanno fatto certe persone, così che possano giudicare, indipendentemente da cosa deciderà la magistratura.
Lunedì 24 agosto ho consegnato alla Procura della Repubblica di Arezzo la richiesta di riapertura delle indagini relative al procedimento penale n.576/12, archiviato il 23/9/2014 dal giudice Ponticelli su richiesta del pubblico ministero Dioni perché non sussisteva “il dolo intenzionale”. Cosa riguardava questa roba, mi sono chiesto, per un po’ la domanda mi è frullata per il cervello senza risposte. Poi vengo a sapere che c’entrava anche un regolamento per i lavori in economia, approvato nel maggio 2011 dall’ Assemblea della Comunità Montana presieduta da Sandro Sassoli, con tanto di visto di regolarità del segretario Grifagni.
Scopro che i lavori in economia o in cottimo fiduciario sono quelli affidati con procedure più semplici e rapide per appalti fino a 200.000 euro e la legge stabilisce che i relativi contratti siano fatti in forma privata, senza bisogno di notai o segretari e senza dover pagare un centesimo. Invece Grifagni inserì nel regolamento l’obbligo di stipulare contratti in forma pubblica amministrativa al di sopra dei 20.000 euro, ben sapendo che sarebbe spettato a lui sia il rogito dei contratti sia incassare due terzi dei diritti di segreteria! Grifagni fece dunque approvare una norma contro la legge per poter lucrare sui diritti che le ditte erano costrette a pagare: secondo voi non esisteva “il dolo intenzionale”?! Ma non basta.
Il 1/12/2011 il dirigente Simone Borchi accerta l’illegalità e lo comunica al presidente Sassoli e a Grifagni e Brami, chiedendo di non applicare la norma illegale: ed ecco che tra il 1° e il 5 dicembre Brami firma tre contratti in economia con le ditte Falcinelli, Agriforest e SCT e Grifagni li roga in forma pubblica: come dire, più “dolo intenzionale” di così non è possibile! Il 5 dicembre arriva però la Finanza che requisisce, su segnalazione di Borchi, numerosi documenti contrattuali e la coppia Brami-Grifagni sospende la corsa al contratto e ai diritti di segreteria, per riprenderla qualche mese dopo, quando, con la complicità del Presidente Santini Luca e degli altri sindaci, Francesco Rocchio di Talla (Vice Presidente), Graziano Agostini di Poppi, Paolo Renzetti di Castel San Niccolò, Marcello Biagini di Chitignano, Mario Ferrini di Castel Fognano, Ivano Versari di Ortignano Raggiolo, Massimiliano Mugnaini di Montemignaio e Umberto Betti di Chiusi della Verna, Borchi è privato degli incarichi, prima di essere licenziato e prepensionato due giorni prima che io diventassi presidente!
Quando i contratti riguardavano il suo settore e scattava il conflitto d’interessi, Grifagni, per non rinunciare al rogito e ai diritti, faceva firmare la dottoressa Siria Ceccarelli e lui rogava e … incassava; dottoressa Ceccarelli, stavi al gioco in cambio di favori da parte del tuo superiore (ad esempio i 15.000 euro dell’indennità di posizione…) o eri costretta a firmare tuo malgrado?
Cari Casentinesi, lasciate che la magistratura faccia il suo lavoro, ma voi avete il diritto di giudicare e condannare; da parte mia, voglio licenziare chi ha ingannato me, la giunta, il consiglio, chi ha distrutto quel rapporto di onestà e fiducia che la legge e i contratti di lavoro impongono al dirigente nei confronti dei politici amministratori. E voglio che Brami e Grifagni rendano i soldi che hanno fatto pagare illegalmente a decine di imprese e che i miei colleghi sindaci dichiarino ufficialmente se vogliono far parte di un’associazione a delinquere che salva chi viola la legge o se si ricordano che i cittadini li hanno eletti per fare l’interesse non di qualcuno, ma di tutti i cittadini!
Per capire ancora meglio che questi dirigenti devono andare a casa Vi allego anche questa sentenza della Corte di Cassazione………e per rimanere in tema di coraggio hanno convocato un consiglio dell’unione a firma di Tellini Giampaolo per il giorno martedì 8 settembre alle 18:30…speriamo che non abbiano il “coraggio” di andarci perché altrimenti sono altri soldi che i presenti, sia sindaci che consiglieri, a questa “riunione di famiglia”, dovranno pagare al sottoscritto per danni morali e materiali…a questo punto dico anche che siccome un Ente pubblico è paralizzato da più di mese voglio che domattina chi di dovere, Prefetto o Questore o Presidente della Regione o Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica mi dica se siamo in uno stato di diritto o se siamo davanti ad un altra cosa che non voglio nemmeno menzionare……..ORA BASTA!!!!…..chi di dovere venga….arresta me o arresta loro…non ci sono vie di mezzo….chiaro????……..
Paolo Agostini

Corte di Cassazione
La prova del dolo nell’abuso d’ufficio
La Suprema Corte torna sull’illegittimità dell’azione amministrativa come prova del reato di cui all’art. 323 c.p.
Con un’importante decisione, la Cassazione penale (Sez. III, sentenza n. 19182 del 8.5.2015) ha richiamato l’attenzione degli interpreti sulla casistica dell’abuso di ufficio.
Recentemente, la prova della devianza dell’azione amministrativa si era fatta invero progressivamente più difficile, dovendo la pubblica accusa sostenere l’esistenza di una volontà intenzionale di danneggiare o favorire privati.
Con la decisione in commento, che consolida un orientamento radicatosi dal 2013, la giurisprudenza di legittimità ha segnato un chiaro punto in favore della trasparenza e della legalita’ dell’azione amministrativa.
Secondo gli ermellini, difatti, in tema di abuso d’ufficio, la prova del dolo intenzionale, che qualifica la fattispecie criminosa, può essere desunta anche da elementi sintomatici come la macroscopica illegittimità dell’atto compiuto.
In linea con detta premessa, non e’ più richiesto l’accertamento dell’accordo collusivo con la persona che si intende favorire, in quanto la prova dell’intenzionalità del vantaggio ben può discendere dal grado della violazione di regole certe riscontrabile nella singola vicenda amministrativa.
Giovanni Tartaglia Polcini (20 agosto 2015)

Pubblichiamo in merito questo comunicato di alcuni dipendenti dell’Unione.
“Di fronte alle reiterate e gravemente diffamatorie esternazioni di Paolo Agostini, riportate dalla stampa locale e pubblicate sui social network, i Signori Paolo Grifagni, Roberto Brami, Siria Ceccarelli, Daniela Nocentini, Pier Silvio Ciabatti e Carlo Toni, dipendenti con incarichi di responsabilità dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino, comunicano di aver conferito formale mandato ad un legale di fiducia al fine di tutelare i loro diritti in tutte le sedi competenti e far cessare immediatamente il vero e proprio linciaggio mediatico di cui sono stati oggetto nelle ultime settimane.”

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