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domenica, 26 Giugno 2022

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Urla nella notte

Riceviamo e pubblichiamo la nota del responsabile Cgil del Casentino, Bertelli. Nota che non è possibile non condividere, anche se il Sindacato ha di sicuro le sue grosse colpe su tante decisioni, subite e/o sponsorizzate, prese in Casentino. Purtroppo questi appelli, lanciati spesso anche dal nostro giornale, cadono regolarmente nel vuoto. Oggi si pensa soprattutto a correre leggiadri nei boschi o sulle ciclopiste, si pensa a come prolungare la seduta sulla propria poltrona, si fanno eleganti ed autoassolventi cene di beneficenza, si elargiscono quaderni alle scolaresche, si cazzeggia su fb, indignandosi (giustamente) per i cuccioli abbandonati. O semplicemente si cerca di sopravvivere, davanti al 55 pollici preso a rate. Diciamo la verità, della situazione del Casentino, degli “altri”, non c’è ne può fregar di meno. Amen. (Il Badalischio)

“Si moltiplicano le famiglie senza reddito. E in futuro saranno molte di più. Continua lo stillicidio delle piccole imprese che chiudono, lasciando senza lavoro donne e uomini con più che scarse possibilità di reimpiego. E come se questo non bastasse, stanno per esaurirsi gli ammortizzatori sociali. A luglio, per  fare un solo esempio, avremo centinaia di ex dipendenti Mabo che perderanno anche quel minimo di sostegno dato dalla mobilità e così centinaia di famiglie, da un giorno all’altro, si ritroveranno senza reddito”. Andrea Bertelli, responsabile Cgil in Casentino, sottolinea la gravità della crisi economica e sociale della vallata.

“Comprendo che l’attenzione delle istituzioni, della politica e dei media sia concentrata su argomenti molto importanti, quali il riassetto degli enti locali e l’organizzazione della sanità ma, forse, è in momento di stabilire una nuova e diversa gerarchia delle priorità per il Casentino. Penso sia chiaro a tutti che non c’è futuro senza lavoro. E questa assenza non è solo un fatto statistico: un numero preceduto dal segno meno su una tabellina. Siamo di fronte a famiglie che sono ormai alla disperazione e che hanno oltrepassato la soglia della povertà. La crisi economica è ormai gravissima crisi sociale. E l’elemento maggiormente inquietante è l’assenza di una prospettiva. In questa situazione, se non cambia qualcosa, il Casentino non ha faturo”.

Difficile pensare alla rioccupazione di chi è stato licenziato: “dal 1 gennaio – ricorda Andrea Bertelli – sono scomparsi gli sgravi per le assunzioni di lavoratori in mobilità, rendendo ancor più complicata la ricerca di occupazione, specialmente a chi ha superato 50 anni. Le nuove normative sul lavoro hanno creato danni enormi: è ingiusto che la massima aspirazione di una persona  sia un contratto settimanale, da rinnovare magari decine di volte. Questo è sfruttamento e non flessibilità. Per non parlare dei voucher, strumento nato forse con buoni propositi, che qualcuno utilizza correttamente, ma  che è diventato sostitutivo delle normali assunzioni e che dovrebbe far riflettere  anche sugli  effetti negativi che  produrrà in futuro  la riduzione di contribuzione previdenziale e fiscale  dovuta al loro utilizzo: quante generazioni di nuovi poveri produrranno queste scelte?”

Il futuro del Casentino risiede nelle scelte nazionali ma anche nell’azione locale. “I Comuni – afferma Bertelli – devono rendersi conto che non può bastare il mero assistenzialismo, tra l’altro difficile  visto l’elevato numero di famiglie coinvolte da questa crisi e la carenza di risorse pubbliche. Quello che serve è un progetto organico per il futuro del Casentino. Comprendo che è più semplice soffermarsi sui dibattiti di “ingegneria istituzionale” o sulla rivendicazione di servizi. Ma per quanto difficile, la vera sfida è delineare un progetto di sviluppo economico del Casentino, sul quale le persone misureranno la politica, le istituzioni, il sistema economico. La Cgil è disponibile a fare la sua parte fino in fondo, collaborando all’elaborazione di un progetto strategico che colga ogni opportunità. Un punto di partenza potrebbe essere la  recente delibera del Consiglio Regionale, con il riconoscimento del Casentino come area di crisi “non complessa”. Questo potrebbe agevolare l’arrivo di finanziamenti per sostenere un  rilancio del nostro territorio, che spazi dal sostegno delle aziende  manifatturiere esistenti, all’incentivazione del turismo”.

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