No strade, no party. Anzi: non parti. Non decolla l’economia, i territori si spopolano per via delle difficoltà di chi vi abiterebbe anche a raggiungere qualunque tipo di servizio e a condurre una quotidianità non in regime di ordinaria acrobaticità. E’ proprio ciò che accade in Casentino, sulla cui situazione infrastrutturale – a partire dalla strada regionale 71 – accende i riflettori Forza Italia per capire quali siano le prospettive.
Se il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Stefano Mugnai formalizza le perplessità azzurre in un’interrogazione alla giunta regionale, la medesima posizione è sostenuta dal coordinatore provinciale di Forza Italia ad Arezzo Maurizio D’Ettore. Entrambi convinti che «senza infrastrutture lo sviluppo è impossibile, serve un tavolo di confronto interistituzionale per la vallata».
L’interrogazione di Mugnai chiede alla giunta toscana di rispondere in forma scritta su tre questioni. In particolare Forza Italia chiede di sapere «quali siano gli interventi previsti per il miglioramento della viabilità del Casentino», «quante risorse siano state stanziate per la SRT 71 e quali siano gli interventi realizzati e quali in fase di realizzazione», nonché «se la Regione abbia intenzione di aprire un tavolo di confronto tra le amministrazioni locali e le imprese per verificare ogni possibile iniziativa per garantire la permanenza di realtà aziendali fondamentali per l’economia locale e l’occupazione».
I timori, in questo momento, si concentrano sulla tenuta economica dell’area la cui caduta porterebbe con sé un effetto valanga deteriore per ogni aspetto della vita di vallata. «L’estensione infrastrutturale di zone territoriali particolari come quella del Casentino è fondamentale per lo sviluppo economico delle imprese presenti su quel territorio provinciale», osservano sia Mugnai nel suo atto che il leader provinciale D’Ettore. «Secondo recenti dichiarazioni di imprenditori della zona – proseguono i due – le strade del Casentino stanno “diventando strette” per i mezzi pesanti che devono trasportare materiali, spesso anche pesanti e di grandi volumi». E allora: c’è da vederci chiaro su investimenti e strategie di prospettiva: «Dobbiamo scongiurare – è l’intento di Mugnai e D’Ettore – che imprese con sede produttiva in quel territorio possano decidere di delocalizzarsi».

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