di Francesco Benucci – «Si dovrebbe pensare piú a far bene, che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio».
Se nella realtà di oggi, così dipendente dagli slogan, dovessimo trovarne uno per illustrare il mondo del volontariato, allora quello riportato farebbe davvero al caso nostro! E il fatto che sia stato “partorito” da Alessandro Manzoni e posto alla fine dei Promessi Sposi, gli conferisce un marchio DOC che di certo non guasta! Un messaggio, quello professato dallo scrittore, che, nel tempo, hanno abbracciato in molti nella convinzione che, fare del bene agli altri, arreca benefici non solo alla persona soccorsa ma anche al soccorritore il quale, in virtù della sua opera meritoria, finisce inevitabilmente con lo stare meglio.
E se, per chi si impegna in questa attività, il volontariato assume le sembianze di un balsamo che allevia le “ferite” altrui e appaga la propria “vocazione”, allora Nicola Gensini può testimoniarne al meglio le peculiarità. Nel suo caso la scintilla per il volontariato scocca da subito; è una passione che nasce dal profondo e che, ben presto, diviene quasi totalizzante: già dal 1985 in quel di Firenze un giovanissimo Nicola inizia a fare il 118. L’impatto è di quelli che lasciano il segno perché l’“esordio” nei campi del soccorso sanitario e dell’antincendio avviene direttamente “sulla strada”, senza preamboli e senza corsi preparatori. Tuttavia, grazie ad una volontà ferrea ed alla sua capacità di integrarsi al meglio col gruppo di colleghi, Nicola supera le prime difficoltà e anzi decide di approfondire le sue conoscenze in materia frequentando vari corsi.
Così, dopo un’infarinatura sul “primo soccorso” con cui il nostro si forma dal punto di vista umano (il sapersi rapportare con la persona soccorsa) e da quello “operativo”, non stupisce il fatto che ancora oggi Nicola sia… un corsista incallito! I suddetti corsi non tolgono ovviamente spazio all’attività di volontariato vera e propria: lo testimoniano il servizio prestato al 118 nell’ambito della Misericordia di Stia e, dal 2004, il suo ingresso nel distaccamento dei Vigili del Fuoco Volontari di Pratovecchio. Quest’ultimo impegno in particolare, che si esplica anche nei “richiami”, ossia nei turni con i vigili del fuoco permanenti di Arezzo, è il coronamento di una passione innata per il mestiere del pompiere.
“Passione” è un termine ripetuto già più volte e non a caso; perché è proprio la passione, oltre al basilare sostegno di familiari e conoscenti, a rendere sopportabili i tanti sacrifici e a trasformare gli inevitabili momenti di sconforto in incentivi a non desistere, a proseguire lungo la strada tracciata. E al contempo è sempre il concetto di passione, unito ad una spiccata sensibilità, a spiegare meglio di qualunque altro l’idea che Nicola ha del volontariato: tutto quello che ha fatto, dalle attività citate alla partecipazione al “Progetto Cuore” per installare i defibrillatori, dalle sue “missioni” in trasferta, come all’Aquila, a tutto quello che farà, non è finalizzato ad ottenere encomi o medaglie.
Come diceva Manzoni facendo del bene, si fa stare meglio gli altri e si sta meglio anche con se stessi: si raggiunge un duplice, lodevole obiettivo ed è proprio tale obiettivo quello che Nicola persegue senza per questo voler essere etichettato come un “eroe”.
Nicola segue quella che lui chiama la “sua cultura”, fa quello che si sente, nel profondo e da sempre; e se ha deciso, per una volta, di esporsi mettendo per iscritto le sue vicissitudini, lo ha fatto con un obiettivo preciso, quello di incentivare i più giovani a provare questa esperienza di vita. Perché, se, tornando ai Promessi Sposi, è vero che un personaggio egoista come don Abbondio esclama «il coraggio, uno non se lo può dare», tuttavia è altrettanto vero che sia Manzoni sia Nicola pensano esattamente il contrario: il coraggio, nel nostro caso di dedicarsi generosamente agli altri, è un qualcosa con cui si può nascere, come Nicola, ma è anche un qualcosa che si può acquisire col tempo e con l’esperienza.
E allora proprio Nicola, con la sua attività e il suo esempio, vuole lanciare un messaggio forte nella speranza che, in futuro, intorno a lui non ci siano i don Abbondio che fanno i loro interessi ma piuttosto tante persone che si adoperano per il bene di tutti, perché in fondo volontari si nasce…e si diventa!
(tratto da CASENTINO2000 – nr. 236, luglio 2013)