di Fiorenzo Rossetti – La notizia è ormai stata battuta da tutti i quotidiani; la soddisfazione è palpabile nei palazzi del Parco: la pagina Facebook del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sta facendo vacillare, udite udite, niente po po di meno che… quella dello Yellowstone National Park! Esatto: proprio il grande e famoso Parco nord americano, il primo istituito al mondo!
I comunicati del Parco ci raccontano di ingegneristiche elaborazioni matematiche e statistiche di like, condivisioni, click sui post, interazioni, followers, visualizzazioni e stories, che affermerebbero il grande successo social del Parco e la conquista del podio tra i Parchi della Terra.
Diamo merito al Parco di aver intrapreso una moderna e attuale strategia di promozione e valorizzazione territoriale legata al mondo dei social, strumenti sempre più usati nelle comunicazioni istituzionali e pertanto da favorire nei rapporti con il pubblico.
Foto suggestive ritraenti panorami, specie vegetali e animali, ruderi abbarbicati in luoghi desolati, video curiosi di animali sorpresi da video-trappole, qualche articolo su percorsi escursionistici: questi sono i contenuti delle circa dieci pubblicazioni giornaliere che mediamente vengono inserite sulla pagina Facebook del Parco Nazionale.
Ma… quale finalità sottende alla spasmodica ricerca di tutta questa visibilità social? O, meglio, quali sono i reali effetti generati da tale modalità comunicativa, sia in termini di un possibile ritorno economico legato a future presenze turistiche, sia come mezzo istituzionale legato alla divulgazione dei temi naturalistici di un’area protetta?
I social sono strumenti che vanno seguiti con assiduità, a colpi di pubblicazioni, risposte alle interazioni, animando con ogni genere di stratagemmi le discussioni per andare a caccia di like. Per far fronte a questo, il Parco avrà, sicuramente, messo in campo importanti risorse economiche e umane, vista la formazione di un team social e l’istituzione della figura del Social Media Manager.
Queste cospicue risorse destinate ai social (caso praticamente unico nel panorama dei Parchi in Italia) rappresentano un vero “lusso”, che cozza nettamente con i piagnistei legati agli aspetti economici e alla carenza di risorse umane cui il Parco ci ha ciclicamente abituato.
È già da tempo chiara la “strategia” del Parco tutta concentrata sull’immagine e questa ennesima azione, se non opportunamente calibrata, rischia di farci allontanare ancor di più dalla sostanza delle cose e dal raggiungimento delle reali finalità di un Parco.
Analizzando il portale Facebook del Parco Nazionale si nota l’imponente presenza di immagini che testimoniamo la grande bellezza e l’indubbia ricchezza naturalistica di questa Area Naturale Protetta.
I post pubblicati risultano fin troppo numerosi e coprono l’intera giornata; un assillante eccesso di “informazione” che genera automaticamente una “non comunicazione”.
E ancora, malgrado gli abitanti, quelli umani, del Parco lamentino la pressoché totale dimenticanza di chi vive e lavora in questi territori, i post non raffigurano praticamente mai questa presenza, la cultura delle popolazioni e nemmeno le criticità ambientali, economiche e sociali che tutti sappiamo esistere.
Il visitatore virtuale del Parco ha la percezione di un territorio disabitato e quasi sospeso in aria, un “non luogo”, libero da insediamenti e attività riconducibili all’uomo e sgombro da ogni tipo di problema.
I contenuti dei singoli post a volte appaiono banali e ripetitivi (giusto per affollare le bacheche dei visitatori), con l’ossessività della digitazione ripetuta della parola “Parco”, che fa quasi sorridere nell’assimilarlo allo stile del “Vota Antonio-vota Antonio” del grande Totò.
Frasi come “I cervi hanno i palchi e sono del Parco”, “Il bel tramonto è nel Parco”, o “Le foglie son rosse e cadono nel Parco”, sono il leitmotiv dei post pubblicati. La Caporetto dell‘informazione arriva, però, dagli infiniti post che riempiono la bacheca, con panorami innevati con “La neve del Parco”, anche se la neve questo inverno non si è praticamente vista, negando di fatto il global warming e lasciando diversi internauti in mano a un’informazione ambientale distorta.
Ancora una volta il Parco investe risorse per creare una grande visibilità, senza rendersi conto dell’effetto boomerang negativo che si può innescare, sia per via del sistema di infrastrutture turistiche ricettive in molti casi obsoleto e inadeguato a rispondere ad una certa richiesta turistica, sia per i messaggi generati, che di certo hanno ben poco a che vedere con l’informazione educativa a fini conservativi.
In sostanza, più che una vera e propria rivoluzione gestionale, con valide ricadute su conservazione della natura e sostegno all’economia, quest’operazione apparare l’ennesimo tentativo della politica “casereccia” di operare promozione turistica, dimenticandosi, al solito, delle vere azioni necessitate da questi territori, assai più vicine alle finalità di un Parco Nazionale. Altroché Yellowstone!

(tratto da CASENTINO2000 | n. 317 | Aprile 2020, Rubrica L’Altro Parco. Sguardi oltre il crinale)