di Gabriele Versari – La situazione sanitaria del comune di Pratovecchio Stia (come anticipato all’interno di un post pubblicato sulla nostra pagina Facebook il mese scorso) ha visto il trasferimento di un medico di base, la Dott.ssa Caterina Biffoli, presso un altro ambulatorio della regione, lasciando scoperti ben novecento pazienti circa. Già in altre zone del Casentino si sono verificate in passato situazioni simili, con cittadini che si sono trovati a dover individuare un nuovo medico di medicina generale a cui fare riferimento. Per approfondire e provare a chiarire la situazione, cercando anche di evidenziare possibili soluzioni o interventi in grado di mitigare l’impatto che queste situazioni provocano, proponiamo le considerazioni in merito della comunità interessata, dei medici e dell’azienda sanitaria.
Per dare voci al territorio che sta vivendo questa particolare e delicata situazione abbiamo coinvolto Marica Marzenta, presidente della Società di Mutuo Soccorso di Pratovecchio Stia.
Come hanno reagito i cittadini rispetto alla consapevolezza che il loro medico di base non sarebbe stato più lo stesso, una volta venuti a conoscenza del trasferimento della Dott.ssa Biffoli? «Quando abbiamo appreso la notizia del trasferimento della Dott.ssa Biffoli, medico competente e a cui siamo molto grati, la prima reazione è stata un forte sbigottimento. Speravamo, come successo in altre occasioni di cambio del medico, nell’immediato arrivo di un sostituto, che prendesse in carico quantomeno i pazienti più fragili. Invece al momento sono disponibili solo due medici a Bibbiena. Per quanto mi riguarda, avendo 47 anni non è problema avere il medico di famiglia che riceve presso un ambulatorio più distante del solito, ma per i miei genitori, ad esempio, diventa più complesso. E loro hanno a disposizione l’automobile, chi non è automunito si trova davvero in difficoltà. Non è solo la distanza: i più anziani, vista la loro fragilità, necessitano di un contatto empatico e continuativo con lo stesso medico. Inoltre, molti ex pazienti della Dott.ssa Biffoli non sono neanche a conoscenza di essere senza medico e rischiano di scoprirlo proprio nel momento del bisogno. Quindi, aver aumentato il bacino di pazienti di due medici di un altro comune può essere una soluzione temporanea, ma in nessun caso può diventare quella definitiva.
La comunità è appesa a un filo, ci si sente abbandonati da chi avrebbe dovuto tutelare il cittadino, non si può aspettare che un medico se ne vada per trovare una soluzione, bisogna muoversi in anticipo. Quello che percepiamo è un senso di abbandono totale. Oltre alla vita caotica che dobbiamo affrontare, la mancanza di prossimità del medico di base rappresenta un ulteriore, importante disagio».
Dove sta la causa del problema della mancanza di medici? Di chi è la responsabilità della situazione? «Innanzitutto, c’è da leggere un dato oggettivo: una volta laureati, molti giovani vanno all’estero o per lo meno si stabiliscono in città, dove hanno più spazio di carriera, prospettiva, servizi. Forse occorrerebbe cercare di rendere la permanenza in Casentino più desiderabile per un giovane. In tal senso, dovrebbero essere le istituzioni a fare un primo passo verso tale direzione: comune, ASL, regione. So che ci sono stati incontri dove si è cercato di trovare una soluzione, ma ci si è mossi in ritardo per quanto mi riguarda, poiché in primis per la Società di Mutuo di Soccorso la situazione attuale è di grave disagio e sarebbe stata da evitare in ogni modo».
Per dare a questo punto voce ai professionisti coinvolti proponiamo il punto di vista chi si fa portavoce degli interessi dei medici casentinesi: il Dr. Guido Santini, presidente della FIMMG, area Casentino.
Qual è l’umore che si respira negli ambulatori conseguentemente alla situazione contingente? «È chiaro che in una situazione di carenza come quella attuale i medici sono sovraccaricati di lavoro. In un ambiente organizzato, però, è assolutamente possibile sopperire a tali problematiche. I medici, coordinandosi, possono comunque dare una risposta a quei cittadini che al momento non possono scegliere un medico in prossimità della propria residenza. L’organizzazione del lavoro e l’accesso ai servizi garantiti dai medici di famiglia sono gli elementi che più incidono sulla qualità della sanità locale».
Quali sono i fattori che hanno portato, negli ultimi anni, all’attuale carenza strutturale dei medici di base? «Tendenzialmente, come ogni altro tipo di professionista, i neolaureati in medicina scelgono le specializzazioni meno pesanti e più remunerate. Non c’è, ad oggi, per esempio, una carenza di oculisti, almeno nel settore privato, o di dermatologi. I medici di famiglia lavorano tutti i giorni, con una retribuzione a cottimo la cui tariffa non viene rinnovata ormai da anni. Un’altra categoria di medici in carenza sono, non a caso, quelli del pronto soccorso, la cui retribuzione è scattata ma spesso l’impiego li vede costretti a lavorare con turni estenuanti (12, a volte 16 ore di fila). Poi occorre fare un’altra distinzione, quella legata ai territori. Nel comune di Arezzo, al momento, per affittare un ambulatorio dove lavorare come medico di base ci sono liste di attesa, paradossale se si pensa alla situazione del Casentino. Questo perché se un medico ha maggiori difficoltà a gestire lo stesso numero di pazienti in un territorio rispetto ad un altro, e magari percepisce un reddito più basso dove ha maggiori difficoltà, sicuramente preferirà lavorare dove le condizioni sono migliori. Di qui l’importanza di quanto precedentemente asserito, l’organizzazione del lavoro conta più di tutto.
La sfida sta nel riuscire a ideare dei sistemi integrati che garantiscano a tutti i cittadini la stessa qualità dell’assistenza. Occorre creare delle reti di lavoro e delle associazioni di medici che, anche con l’ausilio dell’informatica, riescano a condividere dati, creare percorsi e prendere in carico i pazienti nel migliore dei modi. Quando, in un territorio dispersivo come quello casentinese, per un medico non ci sono né gli incentivi né la qualità dei servizi per raggiungere tutti i pazienti, ecco che quest’ultimo è scoraggiato nello stabilirsi e nel rimanervi. Occorre aumentare gli incentivi per i medici di modo che questi possano avere le stesse condizioni lavorative ovunque si collochino. Se tali richieste venissero soddisfatte, allora gli stessi medici che dal Casentino decidono di trasferirsi per migliorare la propria situazione rimarrebbero dove sono. In conclusione, la scelta è di fatto politica: se si vuole migliorare il servizio reso dai medici di base occorre metterli in condizioni di poter lavorare in maniera tranquilla e di essere equamente retribuiti per lo sforzo che fanno. Se si raggiunge tale obiettivo, il Casentino non avrà più la carenza che sta affrontando attualmente».
Per concludere e approfondire le misure introdotte dall’azienda sanitaria con lo scopo di risolvere o quanto meno sopperire alle problematiche legate alla situazione di carenza dei medici, abbiamo infine contattato la Dr.ssa Marzia Sandroni, Direttrice ASL Distretto Casentino.
Quali sono state le prime misure messe in atto per far fronte all’emergenza? «Innanzitutto, sono stati emessi degli avvisi per segnalare la necessità di introdurre un nuovo medico di base a Pratovecchio Stia prima che la Dott.ssa Biffoli se ne andasse. Purtroppo, nonostante lo sforzo, nessuno è pervenuto. Dunque, è stato sbloccato il massimale di pazienti di tre medici di famiglia in maniera anticipata rispetto ai tempi. I tre, infatti, avrebbero dovuto aumentare il numero dei propri pazienti dal 18 maggio scorso, avendo concluso quel giorno il percorso scolastico di formazione post-laurea. Invece, l’aumento è stato effettuato, previo loro consenso, già dalla prima settimana del mese, passando da mille assistiti a 1.500 (massimale standard).
In contemporanea, la direzione aziendale si è resa disponibile ad attivare, per il comune di Pratovecchio Stia, dalla popolazione molto anziana, quindi molto fragile e spesso senza veicoli (per legge non si è obbligati ad avere il medico famiglia nel proprio comune di residenza, bensì all’interno del proprio distretto sanitario, quindi in Casentino nel caso corrente), un accordo sperimentale, chiedendo a tutti i medici dell’area Casentino che non abbiano raggiunto il proprio massimale di pazienti di coprire qualche ora, a rotazione, presso l’ambulatorio di Stia, e eventualmente, se disponibili, anche presso quello di Pratovecchio.
L’accordo prevede che l’ammontare delle ore sia tanto più alto quanto più alto sia il numero di residenti non riusciti a collocarsi con un medico che operi all’interno del comune. In altri territori o zone della nostra ASL spostarsi di dieci chilometri per una visita medica è normale, ma la particolare morfologia del Casentino e la mancanza di un sistema di trasporto pubblico efficace ci porta a considerare ipotesi di strategie di prossimità innovative per garantire il servizio a cui i casentinesi sono abituati. L’accordo, stipulato anche con i sindacati, permetterebbe ai medici intenzionati a contribuire di seguire i pazienti a rotazione, naturalmente con un incentivo economico, soprattutto per i bisogni non differibili. Vorrei inoltre rincuorare gli ex pazienti della Dott.ssa Biffoli perché da luglio ci saranno nuovi laureati e conseguentemente aumenteranno le probabilità di trovare un medico di base che voglia stabilirsi negli ambulatori di Stia e/o Pratovecchio.
Stiamo prendendo contatti anche con medici di altre regioni che conoscono il Casentino. I sindaci hanno dato piena disponibilità a rendere migliori possibili le condizioni di alloggio a questi medici nel caso in cui decidano effettivamente di trasferirsi. Dispiace per la tensione che sta aumentando a causa dell’incertezza, la quale inevitabilmente si riversa su medici e infermieri incolpevoli. Credo sia giusto anche farsi parte della soluzione dal momento che attaccare il personale sanitario o prendersela con il sindaco di fronte a una situazione che è sotto gli occhi di tutti non faccia che sfiduciare i medici e il personale sanitario a rimanere in Casentino. Capisco che i cambiamenti siano temuti e difficili, soprattutto dai cittadini più anziani, ma vorrei comunque invitare a contribuire allo sforzo e ad impegnarsi a costruire un futuro migliore per la sanità casentinese, visto che in Casentino si vive e si lavora davvero bene».
Con la Dr.ssa Marzia Sandroni è stato approfondito anche il tema molto sentito nella vallata degli interventi e delle iniziative prese a sostegno dei pazienti con demenza senile e delle loro famiglie, facendo in particolare riferimento all’esperienza dell’Atelier Alzheimer.
Quali risultati ha fino ad ora prodotto il servizio Atelier Alzheimer, attualmente operativo nei comuni di Pratovecchio Stia e Castel Focognano? «Al momento stanno fruendo del servizio cinque utenti presso lo spazio di Rassina e quattro per quanto riguarda la frazione di Pratovecchio. Ci auguriamo che la Regione prosegua quindi nel finanziamento del progetto, che sembra in fase di rinnovamento. È un servizio a cui dare continuità e da implementare, poiché per adesso ci stiamo occupando di pazienti con una gravità della malattia lieve che un Atelier Alzheimer è adatto ad ospitare, a differenza di un centro Alzheimer, luogo in cui ci si occupa di casi di maggiore entità. Sono rimasta stupita del numero di attività organizzate presso le strutture, in particolare dal “Caffè Alzheimer”, uno spazio dedicato alle famiglie dove queste si possono confrontare e supportare a vicenda per quelli che sono situazioni famigliari non semplici da affrontare e in cui ci si ritrova improvvisamente da un giorno all’altro. Quella dell’Atelier Alzheimer è stata la prima iniziativa a cui mi sono dedicata insieme ai sindaci del Casentino da quando sono direttrice di distretto, quindi mi sta molto a cuore. Continueremo a destinare i finanziamenti al servizio e, perché no, cercheremo di aumentarli, attingendo anche a risorse private se necessario e ove possibile».


