di Mauro Meschini – Vanno forte le armi in questo periodo, o meglio, sembra, purtroppo, che il loro richiamo sia sempre più insistente. Crediamo ci sia anche questo nelle proposte che sono state avanzate dalla destra sulla caccia, norme che eliminano regole e buonsenso, calpestando conoscenze scientifiche e necessaria e indispensabile tutela ambientale.
Proprio l’assenza totale di equilibrio, vorremmo dire di empatia per l’ambiente naturale che ci circonda appare particolarmente evidente. Con le nuove norme si prevede e si permette quello che chiunque considererebbe assurdo, pericoloso, inaccettabile perché va contro il nostro contesto di vita, contro quel mondo naturale di cui troppo spesso ci dimentichiamo di fare parte e da cui comunque dipendiamo. I segnali che la natura ci invia dovrebbero invece spingere a fare scelte completamente diverse, lo stravolgimento portato su questo Pianeta dalle attività umane è arrivato ad un punto pericoloso che ormai solo pochi incoscienti continuano a non voler vedere, per questo occorrerebbe ben altro, occorrerebbe un approccio diverso, occorrerebbe affermare una cultura della tutela e del rispetto per l’ambiente che porti alla creazione di un rapporto diverso con la Natura, questo spingerebbe a modificare o cancellare comportamenti e pratiche ormai anacronistiche e fuori dal tempo, e la caccia è una di queste.
Abbiamo voluto raccogliere il punto di vista di chi, anche per il lavoro che svolge, è impegnata a promuovere questo approccio al mondo che ci circonda. Chiara Catalani è una insegnante di italiano e latino in un liceo di Arezzo, volontaria animalista e impegnata in Alleanza Verdi e Sinistra. Con lei abbiamo analizzato le tante criticità della proposta di legge sulla caccia e provato a immaginare quello che invece dovrebbe e potrebbe essere promosso e sostenuto.
In Italia la caccia è da decenni un’attività in declino, praticata principalmente da anziani, ma il giro d’affari del commercio delle armi, di tutte le armi, rimane purtroppo un business che non conosce crisi. Questo può essere il motivo che ha spinto il governo a proporre queste nuove norme? «Il motivo che può aver spinto il governo a proporre queste nuove norme può essere legato alla tutela della lobby delle armi, ma non solo, c’è di mezzo anche il supporto a cacciatori e affini che contraddistingue da sempre la destra, sia per interessi economici che per il mantenimento di un bacino di voti significativo. Un atteggiamento retrogrado e in controtendenza con la modernità e le nuove generazioni, che stanno invece fortunatamente abbandonando questo «sport» che comprendono essere in realtà una strage autorizzata di esseri intelligenti, sensibili e senzienti quali sono gli animali».
Entrando nello specifico, quali sono gli aspetti più pericolosi delle norme proposte dal governo sulla caccia? «Gli aspetti più pericolosi del DDL 1552 sulla caccia sono legati a molti aspetti, intanto l’ampliamento dell’elenco delle specie «abbattibili» come l’oca selvatica, il piccione di città e il colombaccio. Inoltre il lupo, anche se non formalmente cacciabile, viene rimosso dalle specie particolarmente protette, consentendone l’abbattimento in casi specifici quindi di fatto mettendo a repentaglio anche la vita di questo splendido animale. L’estensione delle specie cacciabili è altresì molto pericolosa perché mette in realtà a repentaglio l’intero ecosistema in cui si verranno ad abbattere specie finora protette, mutando gli equilibri faunistici e la biodiversità. Significa mettere a rischio animali già vulnerabili e significa trasformare la natura in una sorta di «campo di tiro». Gli ecosistemi oggi sono già «stressati « per il cambiamento climatico e questo tipo di caccia indiscriminata rischia di distruggere la «biocenosi» cioè l’interazione tra mondo biotico e non. Rotto questo delicato equilibrio interi ecosistemi possono crollare in pochissimo tempo con conseguenze gravissime.
Inoltre il DDL consentirebbe la caccia nei periodi di migrazione e nidificazione, rovinando completamente la vita e le normali attività di questi animali senza consentirgli momenti di tregua e serenità. Altro elemento preoccupante è l’estensione delle aree in cui sarà consentita la caccia come spiagge, parchi pubblici, boschi e terreni privati; come si può facilmente comprendere questa misura mette in pericolo la vita delle persone stesse, perché i cacciatori potranno agire in spazi prettamente «umani», finora protetti dagli spari. Sarà inoltre consentito l’uso di visori notturni ottici e termici per la caccia di selezione, nonché l’uso di richiami vivi purché identificati. Questo significa migliaia di uccelli rinchiusi a vita in gabbia. Questa pratica anacronistica e, oserei dire, «medievale», è davvero agghiacciante se si pensa che questi poveri animali vengono catturati e detenuti per uccidere altri animali con un «falso» richiamo. Si tratta dunque di una pratica particolarmente crudele e retrograda.
Preoccupanti anche le norme che aumentano l’autonomia decisionale delle Regioni a discapito dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, principale ente pubblico di ricerca italiano che si occupa della tutela, della salvaguardia e del monitoraggio dell’ambiente). Chiaramente limitare il ruolo di questo importante ente, rendendone non vincolanti i pareri, abbandona alla discrezione delle Regioni nelle decisioni importanti che avrebbero invece bisogno di un significativo supporto di carattere tecnico-scientifico. Il concetto che la caccia «possa concorrere alla tutela della biodiversità» è molto pericoloso, infatti il controllo della fauna selvatica non dovrebbe essere demandato ad un’attività privata e arbitraria come la caccia, ma basarsi su dati oggettivi, scientifici, su monitoraggi costanti effettuati da figure qualificate, non dai cacciatori. Si rischia che le decisioni vengano prese non da scienziati e figure competenti del settore, ma dal politico di turno che potrebbe avere fini demagogici ed elettorali piuttosto che di autentica tutela della natura. Per concludere il DDL prevede interventi per contenere specie definite «problematiche» come i cinghiali con la partecipazione di soggetti esterni, come gli agricoltori. Ovviamente questa misura risulta essere molto pericolosa perché «chi controlla gli agricoltori o altri nell’uso delle armi?» Siamo sicuri che si tratti sempre di persone preparate e idonee al «ruolo»? C’è il rischio che questo non accada».
La proposta sulla caccia ha già suscitato proposte e prese di posizione contrarie. Purtroppo la composizione del Parlamento anche su questo non rispecchia il sentire maggioritario dei cittadini. Quali iniziative saranno avviate se il testo diventerà legge per contrastare queste scelte? «Per quanto riguarda le iniziative da avviare se il DDL 1552 diventerà legge si proporranno varie petizioni abrogative, nonché un vero e proprio referendum abrogativo della caccia che, se finora non ha avuto successo, potrebbe ottenerlo come reazione a proposte cosi retrograde e per certi versi crudeli e incivili che la maggior parte delle persone non approvano e addirittura non tollerano».
Per una vera tutela e salvaguardia della natura e del patrimonio faunistico di cosa ci sarebbe veramente bisogno, al di là delle armi e delle selezioni indiscriminate? Sarebbe finalmente importante costruire una vera cultura che educhi al rispetto della Natura nel suo complesso? «Per rispondere all’ultima domanda, la cultura del rispetto degli animali e della natura è fondamentale ed è il punto chiave in questo maldestro tentativo di riportarci indietro nel tempo e nella civiltà. Una diffusa cultura del rispetto degli animali, di tutte le specie, è fondamentale per garantire un futuro sostenibile, già gravemente compromesso da scelte scellerate come quella della diffusione degli allevamenti intensivi, altamente inquinanti, e per preservare la bellezza, la ricchezza e la varietà della natura. Ogni persona ha il dovere, attraverso le proprie scelte e azioni quotidiane, di contribuire alla tutela della Natura e «dei sereni animali che avvicinano a Dio» (Umberto Saba). Senza di loro, la nostra vita sarebbe molto più povera, grigia e triste. Gli animali sono angeli che ci salvano dalla solitudine e dalla malinconia, che trasmettono entusiasmo ed energia. Vanno amati e protetti, non sterminati per divertimento».


