di Terenzio Biondi – Si racconta ancora oggi in Vallesanta che quando nel millecinquecento Andrea della Robbia venne alla Verna chiamato dai frati perché adornasse con le sue terrecotte invetriate la Basilica del Santo Francesco, l’artista fiorentino non ebbe alcuna difficoltà nel suo lavoro.
Sì, a breve distanza dal sacro Monte, in località Maiolica, Andrea della Robbia poteva procurarsi una fantastica argilla facile da modellare e plasmare; e lì vicino, in località Fornace, poteva cuocere le sue opere in una meravigliosa antica fornace. L’artista fiorentino non fece altro che fare quello che da secoli e secoli si faceva in Vallesanta. Sì, da secoli e secoli, fin dai tempi dell’Impero Romano.
In un fantastico libro di alcuni anni fa (“Raccontami una storia, nonna di Vallesanta”) la signora Maria Pia Becherini della Pievina di Montefatucchio narra in un commovente racconto – “Pompeo e il ciuchino Socrate” – una antica leggenda che tutti i ragazzi della Vallesanta apprendevano nelle scuole elementari della zona. Una leggenda ambientata negli antichi poderi di Maiolica e Fornace, abitati fin dall’epoca romana.
Si era scoperto già in quei tempi lontani che la terra della zona di Maiolica, particolarmente morbida e pastosa, si modellava facilmente senza sbriciolarsi o spaccarsi, sì che era adatta per fare piatti, tazze e statuine. E in una zona lì vicino (Fornace) l’ingegnosa gente della Vallesanta aveva costruito una fornace per cuocere gli oggetti realizzati. Pompeo, artigiano della Vallesanta, era bravissimo nel creare statuine di terracotta che poi vendeva a Bibbiena.

E tutti i giorni andava a Maiolica e caricava sulla groppa del suo ciuchino Socrate balle e balle piene di argilla; poi modellava le statuine e… via di corsa col ciuchino alla Fornace per cuocerle. E poi… via a Bibbiena col ciuchino a venderle al mercato. Povero ciuchino Socrate! Chilometri e chilometri tutti i santi giorni. Particolarmente faticoso era il lungo sentiero, tutto in ripida salita, tra Maiolica e Fornace.
Per fortuna c’era, a metà strada, in località Pratalino, ai piedi del Monte Penna, un fantastico laghetto con acqua freschissima, e qui Socrate poteva bere a sazietà per recuperare un po’ di forze. Socrate era un ciuchino furbino e mise in atto un ingegnoso stratagemma per farsi pagare bene da Pompeo il duro lavoro che era costretto a fare (vi invito a leggerlo nel meraviglioso libro della Sig.ra Maria Pia).
Mille anni dopo la via tra Maiolica e Fornace veniva percorsa da Andrea della Robbia, e qui nacquero i capolavori che ornano la Basilica della Verna.
I RACCONTI DEL TORRENTE Storie vere, leggende, incontri… nei torrenti del Casentino è una rubrica a cura di Terenzio Biondi


