Il primo comunicato pubblico dell’Amministrazione sull’asilo nido Ambarabà è stato diffuso solo il 31 gennaio 2026, a oltre due mesi e mezzo dal sequestro e dopo l’annuncio della manifestazione e la richiesta di un Consiglio comunale aperto. Non si tratta quindi di un’iniziativa spontanea di trasparenza, ma di una risposta all’attenzione pubblica. Restano assenti soluzioni alternative concrete per la continuità del servizio educativo 0–3.
In relazione al comunicato diffuso dall’Amministrazione comunale di Bibbiena in data 31 gennaio 2026 sulla situazione dell’asilo nido comunale Ambarabà, come gruppo di famiglie riteniamo doveroso intervenire per offrire alla cittadinanza una ricostruzione più completa e aderente ai fatti, basata su elementi verificabili e documentati.
La prima comunicazione pubblica dell’Amministrazione su questa vicenda arriva a oltre due mesi dal sequestro della struttura, e solo dopo che le famiglie hanno annunciato una manifestazione e che numerosi organi di stampa hanno dato spazio alla richiesta di convocazione di un Consiglio comunale aperto, formalmente avanzata dal gruppo consiliare di minoranza. Alla luce di questa tempistica, il comunicato non può essere letto come un’iniziativa spontanea di trasparenza e informazione, ma come una risposta difensiva a una crescente attenzione pubblica.
Nessuna famiglia ha mai attribuito al Comune responsabilità per il sequestro della struttura, né ha mai chiesto scorciatoie rispetto al lavoro dell’Autorità giudiziaria. Siamo pienamente consapevoli che il dissequestro segue tempi e valutazioni che non dipendono dall’Amministrazione. Proprio per questo, però, il nodo centrale della nostra preoccupazione non è il dissequestro in sé, ma l’assenza, ad oggi, di soluzioni alternative concrete che consentano di garantire una continuità, anche temporanea, del servizio educativo 0–3.
Per quanto riguarda l’istanza di dissequestro, dagli atti ufficiali risulta che l’incarico legale è stato deliberato il 21 gennaio 2026, quindi dopo oltre due mesi dal sequestro e a distanza di più di un mese dall’unico incontro tra Amministrazione e genitori, durante il quale era stato comunicato che l’istanza sarebbe stata presentata immediatamente nei giorni successivi. Questo scarto temporale non viene chiarito nel comunicato e contribuisce ad alimentare un senso di incertezza e di disorientamento nelle famiglie.
Anche sul fronte del supporto psicologico è necessario fare chiarezza. Gli interventi attivati si sono limitati, per quanto a noi risulta, a due incontri: uno rivolto ai genitori e uno ai nonni e ai familiari più stretti. Si è trattato di momenti di ascolto e condivisione con i professionisti dell’ASL, senza l’attivazione di percorsi straordinari continuativi né di un supporto diretto strutturato per i bambini. È stata inoltre illustrata la possibilità di accedere al Centro di Salute Mentale del Casentino, un servizio già esistente, al quale si accede tramite richiesta del medico di base e secondo tempistiche legate alle priorità cliniche. Non risulta quindi l’attivazione di misure specifiche ed emergenziali dedicate alla situazione in corso.
Nel comunicato si fa poi riferimento alla valutazione di sedi alternative, definita complessa. Tuttavia, a oggi non sono stati pubblicati atti o relazioni che indichino quali spazi siano stati effettivamente presi in considerazione, con quali criteri e con quali interlocuzioni istituzionali. Non risulta inoltre che la ricerca sia stata estesa oltre il solo territorio comunale, nonostante si tratti di una situazione che coinvolge quasi sessanta famiglie e che, per sua natura, avrebbe richiesto un coordinamento più ampio a livello territoriale, coinvolgendo altri Comuni, istituzioni scolastiche e la Regione.
Anche in merito al sostegno economico è opportuno precisare che, nell’incontro dell’11 dicembre 2025, l’ipotesi di un bonus a favore delle famiglie era stata esclusa, motivando tale scelta con la presunta difficoltà di reperire babysitter e personale di supporto sul territorio. Solo ora, attraverso il comunicato del 31 gennaio, si apprende dell’intenzione di lavorare a una misura economica di sostegno che, allo stato attuale, non risulta ancora definita, attiva né accompagnata da criteri e tempistiche certe. Nel frattempo, molte famiglie stanno affrontando difficoltà lavorative ed economiche rilevanti, avendo esaurito ferie e permessi e ricorrendo a congedi o aspettative, con una conseguente riduzione dei redditi.
Infine, non possiamo condividere l’affermazione secondo cui sarebbe stato mantenuto un confronto costante con i genitori. In concreto, si è svolto un solo incontro, l’11 dicembre, e le comunicazioni successive sono avvenute esclusivamente a seguito di solleciti formali da parte delle famiglie. Non c’è stato un percorso strutturato di confronto né un flusso regolare di aggiornamenti spontanei da parte dell’Amministrazione.
Ribadiamo con forza che nessuna famiglia sta chiedendo scorciatoie o deroghe alle regole. Chiediamo invece che questa situazione venga riconosciuta per quello che è: un’emergenza che coinvolge bambini molto piccoli e le loro famiglie, e che richiede un’assunzione di responsabilità piena, iniziativa concreta e priorità assoluta nella ricerca di soluzioni alternative.
La pazienza delle famiglie non può essere scambiata per rassegnazione. Dopo mesi senza un servizio educativo e senza risposte operative, riteniamo legittimo e necessario chiedere che le istituzioni facciano fino in fondo il proprio lavoro, restituendo centralità a un servizio educativo e sociale essenziale per l’intera comunità.
Il Comitato genitori dei bambini iscritti all’Asilo Nido comunale Ambarabà di Bibbiena


