di Melissa Frulloni – Per Tera Automation, la realizzazione della nuova sede a Bibbiena, sta raccontando qualcosa di molto di più dei metri quadrati che contiene. Perché dietro ad un edificio recuperato, trasformato e ripensato intorno alle esigenze di un’azienda in crescita c’è anche una scelta precisa: continuare a costruire il futuro in Casentino. Una scelta che per Luca Fiorini, Founder e CEO dell’azienda, ha certamente a che fare con le radici, ma non soltanto con quelle. Nelle sue parole il Casentino smette di essere semplicemente il luogo in cui Tera è nata e diventa una delle ragioni per cui l’azienda può continuare a crescere.
Quando sei entrato per la prima volta nella nuova sede ultimata, che cosa hai pensato? «È una domanda meno semplice di quanto sembri, perché in quell’edificio sono entrato quasi tutti i giorni durante i lavori. È un po’ come vedere crescere un bambino: standogli accanto quotidianamente non ti accorgi di quanto stia cambiando; te ne rendi conto quando ti allontani per qualche settimana e poi lo ritrovi. L’emozione che ricordo più chiaramente risale in realtà alla prima visita, circa due anni fa, insieme al curatore fallimentare. Già allora avevo percepito le potenzialità dell’edificio, la sua bellezza e quello che avrebbe potuto trasmettere una volta recuperato. Oggi riesco a riscoprirlo soprattutto attraverso gli occhi degli ospiti. La loro sorpresa mi aiuta a vedere ciò che per me è ormai diventato quotidiano. C’è però una cosa che continuo ad apprezzare ogni giorno, la pace che si respira dentro. L’acustica degli ambienti, in particolare della sala riunioni, crea una sensazione davvero piacevole. Su questo gli architetti hanno fatto un grande lavoro.»
Questa nuova sede racconta soltanto la crescita di Tera oppure parla anche di un cambiamento dell’azienda? Che Tera volevate costruire con questo edificio? «Volevamo innanzitutto un luogo dove stare tutti meglio e lavorare nel modo più funzionale possibile. Ogni spazio è stato studiato intorno alle nostre attività, cercando di rendere il lavoro più rapido, flessibile e semplice. Ma c’è una scelta che forse racconta più di altre la nostra idea di azienda: il rapporto tra gli uffici e la produzione. Gli uffici tecnici hanno grandi vetrate affacciate sulle macchine perché per noi è fondamentale mantenere un contatto diretto, direi quasi viscerale, con quello che realizziamo. Abbiamo inoltre avvicinato moltissimo l’ufficio meccanico, quello elettrico e quello informatico; vivono praticamente in un ambiente comune: magari qualche volta si crea un po’ di confusione, ma le informazioni viaggiano alla velocità della luce. È questa la Tera che vogliamo far crescere, persone con competenze diverse che lavorano a stretto contatto.»
Tera cresce, investe e si apre sempre di più verso l’esterno, ma continua a scegliere il Casentino. Quanto conta per voi essere qui? «Il legame personale conta; noi soci siamo nati qui e apparteniamo a questo territorio, ma investire in Casentino è anche una scelta imprenditoriale molto concreta, perché la qualità delle persone è davvero elevata. Ho investimenti anche in altre parti d’Italia e del mondo, dagli Stati Uniti all’India fino al Sudafrica. Questo confronto mi fa apprezzare ancora di più la preparazione dei nostri tecnici e operatori, il loro senso di responsabilità e l’attaccamento al luogo di lavoro. Sono qualità preziose, difficili da ritrovare con la stessa intensità. Qui incontriamo persone con una solida competenza di base, che prendono a cuore quello che fanno e sentono di contribuire al percorso dell’azienda. Per chi deve costruire e far crescere un’impresa questo ha un valore enorme. Lo dico con un’immagine: in Casentino ci sono dei pozzi di petrolio e questi pozzi di petrolio sono le persone che lo abitano.» È probabilmente questa l’immagine che resta più di tutte. Perché racconta un territorio spesso abituato a misurare ciò che gli manca, mentre esiste un patrimonio meno evidente che non entra nei bilanci e non si vede nei capannoni: competenze, responsabilità, esperienza, appartenenza…»
E quanto avete pensato proprio alle persone mentre progettavate la nuova sede? «Il loro benessere è stato uno dei punti di partenza. Devo però essere sincero; oggi i collaboratori non possono ancora godere appieno di tutto quello che abbiamo immaginato. Mancano parte dell’arredamento definitivo e alcuni spazi devono essere completati, come il refettorio e il T-Garden, il giardino dove sarà possibile pranzare nelle belle giornate o magari organizzare un barbecue. Quello che è già arrivato alle persone, ed è stato molto apprezzato, è il comfort: la temperatura degli ambienti, il ricambio dell’aria, la sensazione di stare bene durante la giornata. Vedo entusiasmo per la bellezza delle finiture e per alcune soluzioni architettoniche, ma soprattutto sento apprezzare la qualità degli spazi vissuti ogni giorno. Il progetto deve ancora esprimere tutte le sue possibilità, ma i primi riscontri riguardano proprio ciò a cui tenevamo di più, stare meglio nel luogo in cui trascorriamo una parte così importante della nostra vita.»
La nuova sede Tera racconta una crescita che non coincide soltanto con il diventare più grandi. È un modo diverso di pensare il lavoro, dove bellezza e comfort diventano parte di qualcosa di più importante: mettere il benessere delle persone al centro. Una scelta tutt’altro che scontata, ancora più significativa perché nasce qui, in Casentino, territorio da cui Tera è partita e in cui ha scelto di continuare a crescere.



