di Andrea Barghi Goaskim – La natura, nel mese di ottobre, comincia lentamente a prepararsi al riposo invernale, ma prima di abbandonarsi al silenzio della stagione fredda ci regala ancora orizzonti magnifici e atmosfere capaci di farci seguire con gli occhi le nubi, lasciandoci trasportare dal respiro dei venti.
Le nebbie mattutine si raccolgono nelle valli e trasformano il paesaggio in qualcosa di quasi irreale. Il Casentino scompare lentamente sotto un mare bianco e, quando la luce riesce a farsi strada, il Castello dei Conti Guidi emerge dalla foschia come un’isola sospesa. È l’essenza dell’orizzonte autunnale: sfumato, misterioso, profondo.
È allora che viene voglia di entrare nella foresta e lasciarsi alle spalle ciò che conosciamo. Salendo verso l’Eremo di Camaldoli, il bosco si chiude intorno al sentiero e il tempo sembra rallentare. Tra gli abeti possiamo incontrare caprioli e volpi, mentre per chi sa lasciare spazio alla fantasia anche l’antico Eremo può trasformarsi davanti agli occhi in qualcosa di diverso. A guardarlo dalla giusta distanza, immerso nella natura, sembra un’Arca.
Un’Arca di Noè ferma nel verde, isolata dal mondo, pronta a galleggiare sopra le foreste quando le nebbie avvolgono le valli. Una metafora forse ardita, ma perfetta per un luogo di raccoglimento che da secoli vive lontano dal rumore. All’Eremo di Camaldoli il tempo sembra davvero avere un altro ritmo. Le prime brume autunnali avvolgono la pietra secolare delle celle monastiche, mentre gli abeti custodiscono il silenzio e la memoria di chi, per secoli, ha cercato qui un rapporto più profondo con la natura e con sé stesso. Continuando il cammino, attraversiamo le abetaie dell’Abetiolo fino a raggiungere la Giogana, dove improvvisamente il bosco si apre e davanti agli occhi compare un panorama immenso. Da qui i sentieri conducono verso la Foresta della Lama e, più avanti, verso l’antico alpeggio di San Paolo in Alpe. È un cammino lungo, ma la fatica viene ripagata dal paesaggio e dalla possibilità di incontrare, lontano dal rumore, gli abitanti selvatici della foresta. I cervi possono ancora far sentire il loro bramito, mentre per chi sa aspettare e osservare con discrezione può arrivare anche l’incontro più raro e misterioso, quello con il grande predatore delle nostre montagne.
A San Paolo in Alpe i daini sembrano tollerare la nostra presenza, ma soltanto se sappiamo rispettare la loro distanza e soprattutto ascoltare il silenzio che permea questo luogo. Poi accade qualcosa di difficile da spiegare. Il vento comincia a muoversi sull’alpeggio, attraversa l’erba, sale verso le montagne e sembra diventare il respiro stesso della foresta. Il cielo, di un azzurro profondo, si apre sopra quell’immenso spazio e il paesaggio acquista una dimensione quasi irreale. È in momenti come questo che ci si accorge di quanto poco rumore serva per sentirsi parte della natura.
A San Paolo in Alpe tutto sembra più lontano: i paesi, le strade, le case, la vita quotidiana. Rimane soltanto il vento. E noi, per qualche istante, possiamo finalmente camminare nel suo respiro.



