di Francesco Meola – Cresciuto tra i sentieri della nostra vallata, Alessandro Sereni ha trasformato la passione per la bici in un percorso di vita fatto di sacrificio, amore per la natura e voglia di condivisione. Professionista già in giovane età, oggi non pedala solo per sé ma per un progetto più grande: il Concept Collective Team, una realtà sportiva che unisce gravel, trail running e valorizzazione del territorio. In questa intervista ci racconta le origini della sua passione, la forza con cui ha superato momenti difficili e il sogno di portare il suo team — e il suo messaggio — oltre i confini del Casentino.
Ciao Alessandro, grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Cominciamo dalle origini: chi sei, da dove vieni e come ti sei avvicinato al ciclismo? «Sono nato nel 1998 e vengo da Lonnano, nel cuore delle Foreste Casentinesi. L’amore per la bici me l’ha trasmesso mio padre quando ero bambino: avrò avuto circa dieci anni quando ho iniziato a pedalare nei boschi dietro casa. L’ambiente naturale, con le sue colline e i sentieri mi ha sempre spinto a muovermi su due ruote. È stato un percorso naturale: prima la mountain bike, poi la strada, il ciclocross e infine il gravel, una disciplina che unisce le caratteristiche di entrambe».
Come si è evoluta questa passione fino a portarti alle competizioni? «È stato tutto molto spontaneo. Tengo però a precisare che, nonostante il livello raggiunto, per me il ciclismo non è mai stato un vero e proprio lavoro, anche se trascorro le mie giornate in un negozio di bici. Alla base di tutto c’è l’amore per le due ruote, senza il quale non sarei arrivato fin qui diventando professionista a 18 anni. Né tanto meno avrei partecipato a gare nazionali e internazionali. Ma oggi, più dei trofei, il mio traguardo più grande è un altro».
Quale, nello specifico? «L’aver creato una società sportiva che sta crescendo giorno dopo giorno. Siamo un gruppo giovane e motivato ma che si sta togliendo già diverse soddisfazioni; non a caso di recente abbiamo organizzato due gare di trail running che hanno portato in Casentino centinaia di persone. Il nostro gruppo si chiama Concept Collective Team, un nome che racchiude la nostra filosofia: quella di coinvolgere più persone possibile. Il progetto è nato dall’amicizia con Alessandro e Marco, due ragazzi che condividono con me l’amore per lo sport e la natura perché Concept non è solo un team sportivo ma un collettivo che, attraverso il gravel e il trail running, vuole anche valorizzare il nostro territorio».
Tornando alla tua persona: quaI è stato a tuo parere il tuo traguardo sportivo più significativo? «Credo quello di quest’anno, considerato che lo scorso aprile ho perso mia madre e venivo da un periodo davvero molto difficile. Il mondiale di ottobre ha dunque rappresentato per me una vera rivincita personale anche se non era iniziato nel migliore dei modi: dopo una caduta, infatti, ero finito in fondo al gruppo, ma sono riuscito a risalire fino al tredicesimo posto. È stata una grande soddisfazione, resa ancora più bella dal lancio ufficiale della nostra società sportiva».
A tal proposito, come vivi la sua creazione? Come un punto d’arrivo o una nuova partenza? «Sarei bugiardo se non lo considerassi un traguardo importante, ma lo ritengo comunque l’inizio di un qualcosa in divenire. C’è ancora molto da fare e da costruire e in quanto presidente della società, sento forte la responsabilità di farla crescere. Il mio obiettivo è quello di renderla sempre più solida e, perché no, portarla anche oltre i confini nazionali. So che non sarà facile, ma ho tutta l’intenzione di provarci».

L’energia però non ti manca: cosa ti spinge ogni giorno a salire nuovamente in sella? «La motivazione e la voglia di migliorarmi sempre. Per me il ciclismo è una vera e propria ‘droga’. Ogni giorno dedico alla bici la maggior parte del mio tempo: tolte un paio d’ore per pranzo, il resto lo passo tra lavoro e allenamenti. Se vuoi restare competitivo, non puoi mai fermarti. Ma al di là della dimensione agonistica, le due ruote per me sono anche una valvola di sfogo, un modo per liberare la mente e ritrovare l’equilibrio».
Che consiglio daresti a chi vorrebbe avvicinarsi al mondo della bici ma non trova la giusta motivazione? «Il consiglio è semplice: provateci. Buttatevi e lasciatevi trasportare. Il gravel, in particolare, è un modo straordinario per entrare in contatto con la natura. Spesso ho visto persone che non avevano mai praticato ciclismo appassionarsi proprio per questo motivo. Anche per me, nonostante la componente sportiva, resta prima di tutto un modo per stare bene, per respirare, per sentirsi parte dell’ambiente che ci circonda».
Un augurio che faresti a te stesso… «Continuare su questa strada, migliorando giorno dopo giorno. Grazie all’impegno e alla dedizione siamo riusciti a far appassionare tante persone a questo sport e spero di poter continuare a trasmettere questo entusiasmo. Se riuscirò a coinvolgere ancora più persone, vorrà dire che starò facendo la cosa giusta».
Nel racconto di Alessandro c’è tutto: la fatica e la libertà del pedalare, il legame profondo con la propria terra e la voglia di costruire qualcosa che vada oltre la competizione. La sua è una storia di ritorni ai sentieri dell’infanzia, ai valori autentici dello sport, al significato più puro dell’entusiasmo che lo anima ogni giorno. E mentre le ruote scorrono sulle strade bianche del Casentino, il suo esempio continua a tracciare una direzione chiara: quella di chi pedala non solo per vincere, ma per ispirare.
(Foto di Martino Cortigiani)


