di Melissa Frulloni – Siamo tornati a Certomondo, ma questa volta non l’abbiamo fatto (solo) per la piscina riabilitativa – trovate proprio in queste pagine un box riepilogativo e un nostro commento sulla vicenda. Siamo tornati a Certomondo perché qui vengono messe in atto numerose attività per quanto riguarda la riabilitazione e il supporto all’età evolutiva. Per capire meglio di che si tratta e per approfondire questi importanti servizi per il territorio casentinese, abbiamo incontrato, proprio all’interno della struttura il dottor Ettore Caterino, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta e il dottor Marco Caserio, specialista nell’ambito della riabilitazione di patologie neurologiche e ortopediche.
Il centro è gestito dall’Istituto Agazzi di Arezzo e lavora in stretto rapporto con la ASL, garantendo prestazioni specialistiche anche grazie a professionisti che arrivano dalla sede cittadina: “Purtroppo trovare personale specializzato in zona non è semplice, per questo molti operatori arrivano da Arezzo. Nonostante questo, abbiamo voluto investire per garantire comunque un servizio importante per il territorio.” Spiega il dottor Caserio – “Abbiamo voluto portare a Certomondo il dottor Caterino, che rappresenta una figura di grande valore dal punto di vista scientifico e professionale nell’ambito dell’autismo e dei disturbi del neurosviluppo. La sua presenza rappresenta per noi un grande valore aggiunto nella struttura.”
Dottor Caserio può parlarci dei servizi riabilitativi che vengono offerti? «Quando sono tornato a lavorare a Certomondo, circa due anni fa, questa parte della struttura era praticamente chiusa. Abbiamo deciso di riaprirla e rilanciare i servizi, facendo anche alcuni investimenti in attrezzature. Come accennavo, un ruolo fondamentale è stato svolto anche dalle figure professionali coinvolte nel progetto: abbiamo trovato un’ottima fisioterapista, la dottoressa Martina Vignali, che si è presa in carico lo sviluppo del servizio e che ha dato un contributo determinante alla sua crescita.
In Casentino, la richiesta di prestazioni riabilitative è piuttosto elevata, soprattutto per quanto riguarda i casi più complessi, che risultavano quindi essere più scoperti nel territorio. I casi ortopedici semplici trovano più facilmente una risposta, ma quando si parla di neurologia o di situazioni con elevata complessità assistenziale la situazione cambia. In tutto questo incide profondamente il contesto demografico; la popolazione è mediamente anziana e questo comporta un aumento di patologie che richiedono trattamenti lunghi e specialistici. Ed è proprio questo il tipo di servizi che oggi viene offerto a Certomondo, per rispondere in modo concreto alle esigenze di una popolazione sempre più vecchia e di pazienti con patologie anche complesse. La struttura garantisce percorsi di riabilitazione ortopedica e neurologica, attività di fisioterapia e recupero funzionale. Un’offerta articolata, costruita in collaborazione con l’ASL, che punta a dare risposte qualificate soprattutto nei casi più delicati, dove sono richieste competenze specifiche e continuità assistenziale.»
Dottor Caterino venendo invece ai servizi dedicati all’età evolutiva, come sono strutturati? «Tra i servizi oggi attivi nella struttura di Certomondo, una parte particolarmente rilevante è rappresentata dall’area dedicata all’età evolutiva, un settore che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale nel rispondere ai bisogni delle famiglie del territorio. Qui vengono seguiti bambini e ragazzi con disturbi del neurosviluppo, attraverso percorsi costruiti su misura e portati avanti da un’équipe multidisciplinare specializzata. Il servizio si rivolge attualmente a circa 160 minori tra 0 e 18 anni, con quadri anche molto diversi tra loro: si va dai disturbi del linguaggio ai disturbi dello spettro autistico, dall’ADHD ai disturbi oppositivo-provocatori, fino a forme di disabilità intellettiva e a situazioni neurologiche più complesse.
Proprio questa varietà di casi rende evidente il valore della struttura: non si tratta di un servizio generico, ma di un presidio specialistico che riesce a dare risposte in un ambito delicato e spesso difficile da affrontare per le famiglie. A lavorare all’interno di questo settore c’è un’équipe composta da un neuropsichiatra infantile, psicologhe, terapisti specializzati, logopedisti e neuropsicomotricisti. Il lavoro non si limita alla singola prestazione, ma si costruisce attraverso una presa in carico articolata, capace di tenere insieme valutazione clinica, intervento terapeutico, dialogo con la scuola e confronto con la famiglia. È proprio questa impostazione a fare la differenza: il bambino non viene visto come un caso isolato, ma come parte di un contesto più ampio che coinvolge genitori, insegnanti e quotidianità.
I trattamenti proposti comprendono logopedia, neuropsicomotricità e interventi psicoeducativi individuali e di gruppo, organizzati in base alle caratteristiche e ai bisogni specifici di ciascun paziente. Negli ultimi anni, però, non è cambiata solo l’offerta dei servizi: è cambiato soprattutto l’approccio terapeutico. Oggi, infatti, il lavoro viene impostato secondo le linee guida più aggiornate, che puntano su interventi precoci, intensivi e il più possibile integrati nel contesto di vita del bambino.»
Che ruolo ha la famiglia in questo percorso? «Il coinvolgimento diretto delle famiglie è diventato essenziale. Se un tempo la terapia tendeva a svolgersi soprattutto nel rapporto tra operatore e bambino, oggi si punta molto di più a costruire un’alleanza terapeutica stabile anche con i genitori. Questo significa che mamma e babbo non restano spettatori del percorso, ma ne diventano parte attiva, imparando a riconoscere segnali, strumenti e modalità utili per sostenere il figlio anche nella vita quotidiana. È un passaggio importante, perché permette di rendere più solidi i risultati terapeutici e di trasferire più facilmente le competenze acquisite fuori dalla stanza del trattamento, nella casa, a scuola e nelle relazioni di ogni giorno.»
Portate avanti progetti che coinvolgono anche le scuole della vallata? «Sì, accanto al lavoro clinico e riabilitativo, Certomondo sta sviluppando anche una collaborazione sempre più stretta con il mondo della scuola. Questo è un altro punto decisivo, perché i disturbi del neurosviluppo e le difficoltà di apprendimento non possono essere affrontati solo in ambito sanitario: serve una rete che coinvolga anche insegnanti, istituti e servizi territoriali. In questa direzione si muovono i progetti che la struttura sta portando avanti insieme all’Unione dei Comuni del Casentino, agli istituti scolastici del territorio e alla ASL.
Uno dei filoni principali riguarda i disturbi specifici dell’apprendimento, con percorsi che prevedono non solo interventi diretti sui casi più complessi, ma anche momenti di formazione rivolti agli insegnanti e attività di supporto per gli studenti che presentano difficoltà scolastiche. L’obiettivo è costruire un sistema più consapevole e preparato, capace di leggere in modo corretto i bisogni dei ragazzi e di intervenire tempestivamente, evitando che le difficoltà si trasformino in percorsi scolastici e personali più problematici.»
Come si accede a questo tipo di servizi? «Per quanto riguarda l’accesso ai servizi, la porta principale resta quella del sistema sanitario pubblico. Molti pazienti vengono infatti inviati direttamente dalla ASL, che individua i casi e li indirizza alla struttura in convenzione. Questo garantisce continuità e permette a molte famiglie di usufruire dei trattamenti all’interno di un percorso pubblico strutturato. Accanto a questo canale, però, esiste anche la possibilità di un accesso privato, che può rappresentare una risposta importante in quei casi in cui si renda necessario intervenire con tempi più rapidi o affrontare bisogni non immediatamente assorbibili dal sistema convenzionato.
In questo quadro, Certomondo si sta consolidando sempre di più come punto di riferimento per il Casentino. Non solo per i numeri, ma soprattutto per il tipo di risposta che riesce a offrire: una risposta specialistica, integrata, costruita su professionalità diverse e su un lavoro di rete con scuola e servizi sanitari. Negli ultimi anni la domanda è aumentata in modo significativo, a conferma del fatto che nel territorio esiste un bisogno reale di questo genere di interventi.»
È proprio qui che si capisce quanto una struttura come questa sia importante per il territorio: non solo per i servizi che offre, ma perché rappresenta un punto di riferimento per tante famiglie del Casentino che ogni giorno si trovano ad affrontare percorsi complessi e spesso lunghi. Rafforzare queste attività non significa soltanto ampliare l’offerta sanitaria, ma dare risposte concrete a un bisogno reale del territorio, accompagnando bambini, ragazzi e le loro famiglie (ma anche gli anziani per quanto riguarda la parte riabilitativa) in una fase delicata della propria vita, dove nessuno dovrebbe essere lasciato solo.



