di Elisa Mugnai – Per comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe) si intende il processo e le modalità di trasmissione di un’informazione da un individuo a un altro, attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un determinato codice.
“La comunicazione costituisce la struttura di ogni fatto sociale, coinvolge più soggetti in una serie di eventi; è una relazione, una condivisione, uno scambio tra interlocutori. Sia che si serva del linguaggio verbale che del metodo analogico, sia che si realizzi con silenzi, attività o inattività, con diverse punteggiature delle sequenze, è comunque capace di influenzare la relazione tra i partecipanti” (tratto dal Dizionario di Pedagogia Clinica).
Come afferma Paul Watzlawick, noto psicologo e filosofo del ‘900, comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti un valore di un messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro. Partiamo da tutte queste affermazioni da prendere in considerazione e per poter riflettere sul modo in cui noi comunichiamo (le regole, una decisione, etc) con le parole, con i gesti, con il tono di voce, con la postura del corpo, la nostra espressione del volto al nostro bambino. Come dice Novara, noto pedagogista italiano, ”le regole talvolta sono confuse con le sgridate, a volte con le urla, con le punizioni, con i comandi, con i discorsi, le discussioni, e spesso, invece che rilevarsi uno strumento educativo efficace, si trasformano in motivo di tensioni e stress reciproco. La regola per essere uno metodo educativo funzionante deve essere chiara, comprensibile e precisa, sostenibile, non proibizionista e deve essere legata all’età evolutiva dei figli. Le regole non sono comandi: Sbrigati, Mangia, Studia. Queste attivano nel pensiero del bambino un meccanismo di contrapposizione creando il tipico muro tra lui e l’adulto. Invece di dire Ascoltami quando ti parlo proviamo a dire devo dirti una cosa molto importante” (tratto dal libro “invece di dire prova a dire” di A. Beltrame, L. Mazzarelli). Attraverso l’uso di parole differenti possiamo stimolare la creazione di momenti di relazione con il bambino in tranquillità che alleviano la fatica del far rispettare una determinata decisione. Esprimersi in modo positivo ci permette di vivere relazioni significative e lo è ancor di più perché arricchisce la nostra vita, migliorando i sentimenti che scorrono dentro di noi e in chi ci ascolta. Prima di occuparci di come educhiamo un bambino dobbiamo assicurarci di avere con lui una buona relazione. I bambini non ascoltano gli adulti di cui non si fidano, di cui hanno paura o non stimano. I bambini non ascoltano chi non sa ascoltare e non rispettano chi non li rispetta. Non c’è educazione senza relazione e una buona educazione si fonda su una buona relazione. Dove “buona” si intende significativa, consapevole e serena.

Dott.ssa Elisa Mugnai, Pedagogista Clinico® iscritta ANPEC – mugnaielisapc@yahoo.com

(tratto da CASENTINO2000 | n. 312 | Novembre 2019)