di Antonella Oddone – La tecnologia è uno strumento formidabile: permette di comunicare, informarsi, imparare e divertirsi. Tuttavia, come ogni strumento potente, richiede attenzione, misura e soprattutto responsabilità. È sotto gli occhi di tutti come anche gli adulti siano diventati dipendenti dagli strumenti digitali, usandoli spesso a sproposito e in modo pericoloso. Ricordiamoci sempre che il cervello dei bambini cresce attraverso esperienze reali e relazioni con le persone; il problema dunque non è tanto la tecnologia in sé, ma l’uso precoce, eccessivo e non guidato.
Sempre più genitori si pongono la domanda: quando è giusto dare uno smartphone? Quante ore davanti a uno schermo sono accettabili? Come evitare che il telefono diventi una dipendenza? La risposta in realtà sarebbe semplice: basta proteggere gli spazi della crescita reale, parlare con i figli delle loro emozioni, stabilendo regole e paletti che li faranno sentire al sicuro, liberi di muoversi entro confini stabili e sicuri definiti dai loro genitori; far sì che possano giocare in spazi aperti a contatto con la natura, sperimentando la noia, l’attesa e le piccole frustrazioni in modo che sappiano trovare dentro di sé le risposte e le soluzioni ai problemi, non attraverso la gratificazione immediata data da uno strumento esterno. Ricordiamoci che le capacità fondamentali della vita adulta: attenzione, autocontrollo, linguaggio, capacità di risolvere i problemi, empatia… non nascono davanti a uno schermo. ma dentro relazioni reali (i neuroni specchio si formano guardando un essere umano, non uno schermo!). Numerosi studi evidenziano i rischi legati all’uso precoce degli strumenti digitali.
Effetti sui Neuroni Specchio nei Bambini Piccoli I bambini piccoli sono particolarmente sensibili agli effetti del digitale sui neuroni specchio, che giocano un ruolo cruciale nello sviluppo dell’empatia e delle competenze sociali. L’esposizione eccessiva ai dispositivi può ridurre le interazioni faccia a faccia, limitando le opportunità di osservare e imitare le espressioni e i comportamenti degli altri. Questo può influenzare negativamente la capacità dei bambini di comprendere e reagire alle emozioni altrui, ostacolando lo sviluppo di relazioni sociali sane.
Ritardo del linguaggio Il bambino apprende il linguaggio in modo automatico attraverso il dialogo, l’imitazione (neuroni specchio!), il contatto visivo, la risposta emotiva reciproca: utilizzando risonanze PET si è visto che la voce della mamma accende le aree del cervello deputate alla comprensione, alla memoria e allo sviluppo emotivo, il digitale non accende nulla! L’attenzione condivisa adulto-bambino è fondamentale per lo sviluppo del linguaggio. Numerosi studi effettuati evidenziano che l’uso precoce e passivo degli schermi riduce le interazioni verbali reali adulto-bambino, fondamentali per lo sviluppo del linguaggio. I bambini avranno ritardo del linguaggio, linguaggio espressivo povero, minore comprensione linguistica, minore capacità comunicative, soprattutto se lasciati soli, con il telefonino che fa da babysitter. L’uso condiviso con i genitori, che sorvegliano scegliendo loro stessi i contenuti educativi, attenua.
Difficoltà di attenzione I contenuti digitali sono spesso rapidi, colorati e ricchi di stimoli. Il cervello si abitua a ritmi elevati e può trovare difficile concentrarsi su attività lente, come leggere, ascoltare cercando di capire, e studiare. Perché un bambino impari è necessario accenderne l’interesse e questo avviene soltanto tramite l’attenzione condivisa con un altro essere umano, non certo con uno schermo.
Effetti della scrittura in corsivo rispetto alla scrittura digitale Digitare su una tastiera non è la stessa cosa che scrivere, in particolare in corsivo: c’è un profondo legame tra mano e cervello: la scrittura “a mano” non è soltanto un mezzo per trascrivere parole, ma un’attività neuro cognitiva complessa che coinvolge contemporaneamente linguaggio, memoria, attenzione, motricità fine, percezione visiva, pianificazione e regolazione emotiva. Nel cervello la rappresentazione della mano occupa un’area enorme della corteccia sensitiva e motoria, la mano non è semplicemente un esecutore perché, mentre scriviamo, riceve ed invia continuamente informazioni al cervello. Ogni lettera scritta a mano richiede una pianificazione motoria, il controllo della pressione della penna, la capacità di rappresentare le forme nello spazio, la memoria delle forme delle lettere, il sequenziamento temporale dei movimenti. Tutto questo attive reti cerebrali diffuse. Per questo motivo la scrittura manuale produce un’attivazione cerebrale molto più ricca rispetto alla digitazione.
La scrittura corsiva favorisce infatti l’apprendimento della lettura, l’ortografia, la memoria verbale, le capacità narrative, l’organizzazione del pensiero. In pratica, “scrivere a mano” aiuta anche a “pensare”. Il digitale è uno strumento straordinario, ma il cervello infantile continua ad aver bisogno dell’esperienza concreta, motoria e lenta della scrittura a mano.
DOTT.SSA ANTONELLA ODDONE Medico pediatra
Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società


