di Fiorenzo Rossetti – Immaginate un crinale ammantato di boschi, che fa da sfondo ad un magnifico paesaggio ricco di storia e cultura, di castelli e orizzonti che si perdono nella sacralità di un Parco nazionale. Pensate ora lo stesso crinale che diventa supporto fisico per 6 turbine eoliche per la generazione di energia elettrica alte 200 metri. È questo il nuovo skyline che potrebbe materializzarsi lungo le valli e crinali casentinesi e fiorentini se il progetto eolico che interessa i crinali in comune di Londa (FI) procedesse verso l’approvazione.
Crisi climatica ed energia prodotta da fonti rinnovabili sono concetti attuali, di estrema importanza e che vanno inseriti in una strategia nazionale ben precisa. Su questo tutti sono assolutamente d’accordo, ma quando la realizzazione di queste tecnologie deve avvenire dietro casa nostra, allora la questione cambia. Se le sei torri eoliche (e tutto il complesso delle opere necessarie) si realizzassero, si arriverebbe a produrre 80 GWh/anno, soddisfacendo la domanda energetica di oltre 25.000 famiglie, riducendo la CO2 di 40.000 tonnellate all’anno.
Su questo progetto, che per vicinanza coinvolge il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi sul suo lato toscano, il dibattito è molto acceso. Parallelamente anche il versante romagnolo del Parco registra una criticità per un analogo progetto, in corso di iter di approvazione, che coinvolge il Monte Còmero, a poca distanza dai confini dell’area protetta, tra i comuni di bagno di Romagna e Verghereto. La Comunità e il Consiglio Direttivo dell’Ente Parco hanno espresso all’unanimità parere contrario al progetto.
Sebbene al di fuori del perimetro dell’area naturalistica, l’intervento eolico, pur riconoscendo l’importanza della transizione energetica, non risulta essere coerente con le finalità di tutela e valorizzazione ambientale, paesaggistica, ecologica e socioeconomica del Parco e dei territori limitrofi. Inoltre, il “parco” eolico, non appare neppure coerente nell’ottica di un possibile allargamento del Parco per effetto della strategia europea per la Biodiversità al 2030, per il raggiungimento di una quota del 30% del territorio protetto (ora in Italia siamo al 21%).
Nel mezzo un Decreto-Legge , convertito in legge a gennaio, che introduce misure urgenti per la transizione energetica e ridefinisce la disciplina delle aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili. La legge, tra zone di esclusione (in cui sono ricompresi Parchi e zone Unesco), perimetri e buffer, interventi ammessi e triangolazioni di competenze con le Regioni, pone pensierose speranze e burocratiche interpretazioni. E come la pensa il “proprietario di casa”, ovvero il Comune di Londa, che vede il proprio territorio investito dal progetto? Beh, hanno fatto molto scalpore le dichiarazioni del suo Sindaco nel corso di una assemblea pubblica di fine anno scorso, ribadendo la non contrarietà all’opera.
La poca chiarezza nasce dalla discrepanza con la differente posizione espressa dal Comune all’interno degli organi del Parco. Questa situazione è di facile lettura e si può ricondurre a quanto si potrebbe concordare con il colosso dell’energia (proprietario del progetto eolico) per il denaro da far confluire nelle casse del Comune come compensazione. Servizi per il cittadino, scuole, viabilità, ecc. ecc.: per un piccolo Comune rappresenterebbe una gran bella boccata d’aria rispetto ai risicati bilanci che ogni anno le Giunte si trovano a gestire.
Le energie rinnovabili e tutti i vantaggi economici promessi vanno però a sbattere con tutte le politiche e gli investimenti pubblici degli ultimi decenni per affermare in queste zone l’immagine di un territorio naturale, inserito in un magnifico Parco Nazionale, di un luogo di eccellenza della storia e della cultura, che ha scelto la via del turismo lento e della valorizzazione dei prodotti tipici.
Appare più una operazione di svendita, in grado di dare benefici immediati, ma che poi, per via delle trasformazioni permanenti e irreversibili del territorio, si rivela un fallimento ambientale ed economico, e che si riversa sulla stessa identità del territorio. Una riflessione però mi viene spontanea. Perché i Parchi non possono essere economicamente più attraenti per i bilanci degli enti territoriali di quanto lo possano essere questi colossi energetici?
I Parchi oramai non possono più vendere la sola promessa di un turismo che ripiana tutti i bilanci comunali e le tasche dei cittadini, ma occorre agire nella direzione di forme appropriate di compensazione.
L’ALTRO PARCO Sguardi oltre il crinale è una rubrica a cura di Fiorenzo Rossetti


