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giovedì, 22 Gennaio 2026

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Giocando si cresce. Secondo anno: il gioco imitativo

di Antonella Oddone – Nel secondo anno al piano dell’azione concreta, con l’avvento del linguaggio e della memoria, si aggiunge quello dell’azione parlata e raccontata: grazie alla capacità di ricordare e rappresentarsi mentalmente la realtà, accanto al modo percepito con i sensi compare il mondo rappresentato, inizia finalmente il mondo della fantasia e dell’immaginazione. Ricordiamo che fino ai nove mesi se un oggetto scompare dalla vista del bambino per lui non esiste più. Soltanto dopo questa età, con lo sviluppo della cosiddetta “permanenza dell’oggetto” il bambino acquisisce la capacità di ricordare e anche di immaginare.

Ed ecco che accanto al gioco manipolatorio e motorio con cui il bambino acquisisce padronanza del proprio corpo e in cui il piacere risiede nel movimento stesso, compare il gioco imitativo: il bambino imita la mamma che spazza, che telefona, che cucina, o il babbo che guida. Il bambino acquisisce sempre nuove autonomie: è contento di giocare da solo, inventa nuovi giochi, trova soluzioni alle piccole difficoltà che incontra, mostra grande orgoglio e gratificazione per le sue conquiste. Le attività ludiche sono costruttive, hanno un inizio e una fine: costruire una torre e buttarla giù, riempire e vuotare un contenitore, impilare oggetti, costruire puzzle con pochi elementi. Vanno benissimo anche oggetti di uso comune: pentole e coperchi, vasetti, bottiglie senza tappo e mestoli. È importante a questo punto abituare il bambino a prestare attenzione e concentrarsi più a lungo su una sola attività alla volta.

I giocattoli sono molto importanti, ma dobbiamo ricordarci di non darne troppi tutti insieme, meglio uno alla volta controllandone bene la sicurezza. A questo proposito è importantissimo educare a posticipare la soddisfazione di un desiderio: è bello fare un regalo, è ancora più bello che riceverlo, ma regali continui danno assuefazione e alla fine non si apprezza più niente. Spesso il bambino non degna più di uno sguardo intere cataste di giocattoli costosi. Per un regalo ci vogliono poche occasioni speciali: il compleanno e il Natale per esempio. Le cose a lungo sognate e desiderate sono quelle che danno più gioia e emozioni.

Dal secondo-terzo anno compare il gioco di finzione o di rappresentazione. È collegato al gioco imitativo, ma implica un passaggio in più: Il bambino non solo imita in maniera diciamo passiva, ma ci mette del suo e “fa finta di”. Così assimila e ripensa agli avvenimenti che lo hanno interessato e, come per magia, diventa di volta in volta la mamma che brontola la sua bambola o che la coccola, il babbo che guida la macchina, il dottore che visita e fa le punture, l’astronauta che esplora lo spazio, il pilota di aerei o formula uno e così via. L’azione conferirà all’oggetto il suo significato: così un bastone sarà di volta in volta un fucile, un telescopio, un cavallo, una scopa; una scatola diventerà una casetta e una seggiolina un’automobile.

Il gioco rappresentativo ha spesso una funzione di compenso, attraverso cui il bambino corregge la realtà e la modifica in funzione dei suoi desideri (la bambola può andare a dormire quando vuole lei); oppure può eliminare esperienze dolorose rivivendole nella finzione (una brontolata dei genitori, un brutto incidente); oppure ancora può anticipare avvenimenti futuri di cui sente parlare in famiglia e che mettono ansia (la nascita di un fratellino, un trasloco). È evidente come nel gioco trovino soddisfazione tutti i bisogni inappagati dell’immaginazione e come il gioco stesso diventi un mezzo per esplorare la realtà. Giocando a far finta i bambini esercitano la propria immaginazione e creatività, sviluppano autoconsapevolezza, imparano a riconoscere le emozioni proprie e altrui, esplorano mondi sconosciuti, esercitano abilità cognitive e relazionali, sviluppano le prime forme di pensiero astratto, arricchiscono il proprio vocabolario.

Giocare a “essere un altro” può inoltre aiutare il bambino a comprendere un punto di vista diverso dal proprio e può costituire un’ottima occasione di osservazione per l’adulto, perché, attraverso la finzione, il bambino racconta sé stesso e il mondo dei grandi che lo circonda.

DOTT.SSA ANTONELLA ODDONE Medico pediatra

(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)

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