di Eleonora Boschi – C’è un famoso detto che recita “volere è potere” e ci sono storie, talvolta, che lo confermano. Una di queste è quella di Luigi De Luca, 78 anni compiuti che, negli ultimi 25 anni della sua vita, ha percorso più di 731.000 chilometri in bici.
No, cari lettori, non si tratta di un errore di battitura. Il Signor Luigi, dal 2001 allo scorso dicembre, ha percorso una media di più di 100 km al giorno in sella alla sua bicicletta, una distanza che, per dare un’idea un po’ più tangibile, equivale quasi a un viaggio di andata e ritorno sulla luna.
Inizia con una premessa Luigi, quando lo contattiamo per raccontarci la sua impresa: «Sono un tipo determinato io e se dico di fare una cosa, la faccio. Ho sempre dato il meglio nella mia vita, in tutto ciò che ho fatto: dal lavoro, allo sport, dal volontariato alla politica». Un uomo, quindi, che non ha perso tempo e si è sempre dato da fare.
Luigi è un casentinese acquisito. È arrivato nella nostra vallata il 20 aprile 1962, dalla Calabria, in un’epoca in cui a non essere accettati non erano “gli stranieri”, come accade spesso oggi, ma “quelli del Sud”. Alla fine, poco è cambiato; il diverso faceva paura all’epoca così come adesso, l’ideologia discriminatoria si è solo spostata di qualche parallelo, ma il principio, purtroppo, permane.
Amare riflessioni a parte, Luigi ci racconta che la vita per lui non è stata sempre semplice. «Ho imparato prima a lavorare che a camminare. Da bambino ero vecchio e da vecchio sono tornato bambino. La bicicletta mi ha donato l’infanzia perduta. Sono nato in una famiglia del Sud molto numerosa. Eravamo 6 figli e all’epoca nel meridione le donne non lavoravano. Io, essendo il primogenito maschio, “ero il secondo padre”, come diceva il mio, di babbo. A 7/8 anni ho iniziato ad accompagnarlo a fare il carbone e a 11 anni facevo già il manovale. Quando ero piccolo, vedevo i miei compaesani che andavano in bici e ho sempre sognato di averne una anche io, ma per andare a scuola dovevo prendere due autobus e non avevo i soldi per comprarmela».
Una vita all’insegna del dovere e del sacrificio, quella di Luigi, che dal 2001 ha iniziato ad essere ripagato di tutta la fatica fatta in 30 anni passati a lavorare come saldatore. All’inizio del nuovo secolo, però, è arrivata la pensione per Luigi e con essa tanto tempo libero da dedicare a numerose attività. Fra queste, ovviamente, il ciclismo, che per 25 anni ha caratterizzato le sue giornate. Quando gli abbiamo chiesto quale è stato il suo rapporto con la bicicletta, Luigi ci ha raccontato di tutti i chilometri percorsi in questi anni: «Io sono un matematico e da quando ho iniziato ad andare in bici ho preso nota di tutto».
Sembra essere proprio così: +731.000 km totali percorsi in 25 anni; fino al 2010, aveva una media di 26.000 km all’anno percorsi in bici, che sono saliti poi a 30.000 km negli anni successivi; maggio del 2010 è stato il mese in cui ha percorso più chilometri, con un totale di 4.700. Prendere nota di tutti questi numeri non è stato facile: un po’ perché con numeri grandi è sempre facile perdersi, un po’ perché era difficile scriverli senza lasciarsi andare allo stupore. Preciso come è, Luigi non poteva non aver preso nota anche di tutte le catene e copertoni delle ruote cambiati in tutti questi anni. Ci ha detto che, solitamente, ogni 6000 chilometri è necessario cambiare la catena quindi, se la matematica non è un’opinione, lui nel corso della sua vita ha cambiato almeno 60 catene. I copertoni invece hanno una vita un po’ più lunga, con una media di 14.000 chilometri e quindi si stima che ne abbia cambiati almeno un centinaio (considerando quelli davanti e quelli dietro). Da ottobre 2025, però, il conteggio dei chilometri percorsi in bici si è arrestato.
Luigi ci racconta: «Era il 15 ottobre dello scorso anno. Ero tornato in Casentino da circa un mesetto e sono partito per il mio consueto giro in bici. Ero davanti ai carabinieri di Strada quando una macchina mi ha travolto in pieno; io mi sono ritrovato sul cofano della macchina e ho avuto paura di non potermi muovere più, e la mia bici è stata distrutta… Da quel giorno, non sono più risalito in sella alla bici».
Questo non è stato il primo incidente che Luigi ha avuto in bici. Quando si pratica uno sport ad alti livelli, qualsiasi esso sia, si è consapevoli dei rischi a cui si può andare incontro. Quando si tratta di ciclismo, però, il pericolo aumenta perché non si è mai soli sulla carreggiata e un ciclista è inevitabilmente più esposto rispetto a chi viaggia su un veicolo a quattro ruote. Luigi, in sella alla sua bici, ha vissuto tante esperienze, sia belle che brutte. La soddisfazione per tutti i chilometri percorsi è evidente, si percepisce l’emozione nel suono della sua voce ma, nonostante la sua determinazione, gli eventi spiacevoli vissuti per strada l’hanno portato a prendere la decisione più difficile: abbandonare il ciclismo. La sua missione però, si è solo trasformata.
Luigi ha trovato il modo di reinventarsi nonostante gli ostacoli e gli incidenti e ha deciso che non era ancora arrivato il momento, per le sue gambe, di fermarsi. Da dicembre, dunque, dopo essersi ripreso dall’incidente, ha iniziato a camminare. Da quando ha iniziato ad oggi ha già percorso 2.640 km, con una media di 16 km ogni giorno.
Gli abbiamo chiesto se gli mancasse la bicicletta, visto il forte legame con il mezzo a due ruote e la sua risposta ci ha sorpresi, suscitando una riflessione. «No, non mi manca. Dentro di me sento una profonda felicità adesso, perché mi sono reso conto che camminando non metto più in pericolo la mia vita. Camminare mi dà soddisfazione, è più sicuro e così anche i miei familiari non sono preoccupati quando esco. Non mi sono fermato dopo l’ultimo incidente perché, tanti anni fa, mi sono dato un obiettivo e ho visto che potevo farcela. Si dice che “l’appetito vien mangiando”, io voglio continuare a macinare chilometri, quindi continuerò a farlo camminando».
Parlando con Luigi, la prima cosa che colpisce è la determinazione: è una persona di quasi 80 anni che si è data un obiettivo tanti anni fa e che, per raggiungerlo, continua a superare ogni ostacolo. Ciò che però non passa in sordina è la vulnerabilità alla quale i ciclisti sono costantemente esposti nelle nostre strade. Sebbene a tutti sia capitato almeno una volta di sbuffare davanti a un ciclista che rallenta il traffico, spesso ci dimentichiamo che in sella a quella bici c’è una persona, con una storia e una passione che porta avanti ogni giorno.
È triste sentire un uomo raccontare che ha abbandonato la sua passione perché non era più sicura e che adesso si sente più sereno perché non mette più in pericolo la sua vita. La soluzione non è schierarsi da una parte o dall’altra, ma piuttosto, guidare con prudenza senza dimenticare che le nostre azioni sulla strada hanno sempre delle conseguenze anche sugli altri.
Quello che ci insegna realmente questa storia, però, è che sognare non è una cosa da bambini e che non si deve mai smettere di lottare per i propri ideali, qualsiasi sia la strada per raggiungerli. Durante il percorso incontreremo salite, discese, ostacoli non previsti, ma la vera abilità sta nel sapersi adattare, senza dimenticare cosa ci sta guidando. Luigi, in fondo, non si è mai fermato: si è “semplicemente” reinventato.



