Con un facile gioco di parole, di moda in questi tempi, potremmo dire che i veri “stress test” sono quelli che hanno subito in questi anni i dipendenti BancaEtruria; stress test ampiamente superati dai lavoratori, che sono ancora in piedi e determinati più che mai a difendere i posti di lavoro e la propria dignità.

Ora, seppur a noi dipendenti interessi il futuro di Nuova Banca Etruria – e siamo in febbricitante attesa di conoscere il contenuto delle due offerte arrivate da due importanti Fondi stranieri – interessi il futuro dei nostri posti di lavoro e dell’economia del territorio, sappiamo anche bene come il futuro sia legato al presente e al passato.
Ed allora, prima o poi, qualcuno dovrà pure spiegare agli ex soci della banca (si parla di un numero attorno ai sessantacinquemila), ai lavoratori, agli obbligazionisti, ai clienti, al territorio tutto, come è potuto accadere il 22 novembre 2015 quello che è accaduto.
All’epoca, eravamo rimasti con il ministro Padoan – docente universitario, ex dirigente del Fondo Monetario Internazionale, Capo economista Ocse, quindi non proprio l’ultimo arrivato – che faceva il pendolare Roma-Bruxelles per trovare una soluzione non traumatica (o almeno non così traumatica) a BancaEtruria e alle altre tre banche. Il Fondo interbancario si era già dichiarato disponibile ai salvataggi delle banche, ma non venne consentito.
Non solo, in BancaEtruria, i due commissari subentrati al Consiglio di amministrazione nove mesi prima, lavoravano per la convocazione dell’assemblea dei soci anche negli ultimi giorni dell’anno. Passaggio, questo, che sembrava giustamente inevitabile e doveroso; sembrava doveroso dare voce ai legittimi proprietari di un’azienda e nel luogo deputato a ciò. Passaggio assembleare che, ad esempio, è stato consentito nel 2016 a Veneto Banca e alla Popolare di Vicenza.
Poi, in un quarto d’ora, il Consiglio dei ministri – con un filiera decisionale che partiva dall’Ue – decise per la “risoluzione” di queste banche, con il sacrificio di azionisti e obbligazionisti subordinati. E con tutto quello che si è scatenato contro i dipendenti; solo su questo aspetto potremmo scriverci un romanzo (e del comportamento di qualche importante associazione di consumatori e obbligazionisti vogliamo parlarne?).
In questi ultimi mesi, quello che era vietato per le quattro banche, è diventato possibile e reale per altre banche; è nato in pochi giorni il Fondo Atlante per le due banche venete, il Fondo interbancario ha salvato CariCesena, e certamente interverrà per altri istituti, è in procinto di partire un Fondo Atlante2 per sostenere altre situazioni di difficoltà, per MPS di Siena è di queste ore il piano di salvataggio. Qui abbiamo visto, tra l’altro, le sofferenze (che per qualcuno saranno una vera e propria miniera d’oro) valutate il doppio rispetto all’iniziale valutazione delle sofferenze delle quattro banche-ponte.
Insomma, sono molti i perché che dovrebbero o dovranno avere una risposta.
In attesa, e guardando avanti, ci auspichiamo di conoscere presto, molto presto, il contenuto delle offerte e i progetti industriali. Non si pensi di aspettare il 30 settembre a mezzanotte meno un minuto, perché i 1.500 dipendenti e le loro famiglie di stress test ne hanno abbastanza.
Dichiarazione di Fabio Faltoni, dipendente e sindacalista in Nuova Banca dell’Etruria e segretario provinciale della FABI – Federazione Autonoma Bancari Italiani, il sindacato dei bancari più rappresentativo – per numero di iscritti – a livello nazionale.
FABI-FEDERAZIONE AUTONOMA BANCARI ITALIANI – AREZZO
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