di Fiorenzo Rossetti – È la “Storia infinita” per eccellenza del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. La telenovela più intricata, lunga, appassionata e contorta dell’Appennino Tosco-Romagnolo. Campigna, località sul versante romagnolo del Parco, insieme al complesso di Sasso Fratino (patrimonio Unesco), i Prati della Burraia, le foreste riserve biogenetiche, il Monte Falco e Falterona, rappresenta senza ogni dubbio, il luogo più prezioso e interessante dell’area naturale protetta e di rilievo internazionale.
Un immenso valore storico, dalla Repubblica di Firenze, al Granducato di Toscana, la dinastia dei Lorena e la gestione moderna del poderoso patrimonio forestale, che da un ventennio, ahimè, viene minato da una vicenda che mostra sempre di più l’inconsistenza delle politiche del Parco e dell’intero territorio. Mi riferisco al comprensorio sciistico (e stazione turistica) di Fangacci di Campigna. A disposizione, già da qualche tempo, 1 milione di euro (500mila euro dal Ministero e 500mila dalla Regione Emilia-Romagna) per un intervento che prevede la sostituzione della vecchia sciovia della Capanna, attualmente non più utilizzabile né revisionabile, con un moderno skilift di ultima generazione, e interventi di adeguamento e messa in sicurezza delle due piste di discesa e la ristrutturazione dei tracciati di fondo delle Rondinaie.
Intanto, malgrado bandi (e gli accalorati appelli) emanati dagli enti per trovare gestori, nelle ultime stagioni invernali si è potuto registrare solo un nulla di fatto e la chiusura delle attività legate allo sci. Gli Enti in gioco, capitanati dalla Provincia di Forlì-Cesena e dal Comune di Santa Sofia, sono fiduciosi. L’annuncio dell’apertura dei nuovi impianti di Campigna-Fangacci entro il 2026 arriva dopo la schiarita sul versante dell’iter di approvazione del progetto. I nullaosta, legati soprattutto alla preziosa componente naturalistica presente nell’area Parco, sembrerebbero di imminente acquisizione e pertanto, in seguito, si passerebbe alla gara di appalto integrato per la progettazione esecutiva e la realizzazione dell’impianto.
Tutto ok? No! Il gruppo di lavoro degli enti coinvolti (Provincia di Forlì-Cesena, la Provincia di Arezzo, il Comune di Santa Sofia, il Comune di Pratovecchio-Stia e l’Ente Parco) sembra aver chiaro un concetto fondamentale per ottenere il successo turistico sperato. Occorre prevedere una gestione complessiva (e moderna) dell’area e non pensare solo a un piccolo impianto che da solo non è più sufficiente a rendere la zona attrattiva. Il gruppo è cosciente delle problematiche climatiche (oramai la neve è cosa rara anche a 1600 metri di quota) e si pensa di ottimizzare l’offerta turistica, pensando a una valorizzazione dell’area durante tutto l’anno, con l’obiettivo finale di valorizzare Campigna come meta turistica montana a 360 gradi, dove lo sci rappresenti solo uno degli elementi di attrazione in un contesto naturalistico di eccezionale valore. Ma veniamo alle altre esigenze per rendere vincente il “progetto sci” di Campigna.
Chi ha frequentato (o tentato) questi luoghi nei week end dopo una bella (e rara) nevicata, conosce benissimo le difficoltà per raggiungere le aree sciistiche di Fangacci. Spesso ci si ritrova ad essere bloccati molto prima del passo della Calla e a dover ritornare a valle per l’eccessiva presenza di auto e turisti. Inoltre, servono più parcheggi (si pensa di renderli a pagamento), bus navetta e soprattutto un’accoglienza rivolta al turista e una gestione integrata delle strutture presenti. L’intreccio complicato degli enti che gestiscono il territorio (Stato, Regione, Parco, Provincia, Comune) spesso non coordinati tra di loro, con competenze che si sovrappongono, potranno ancora una volta allungare i tempi di esecuzione degli interventi programmati.
Per questo sarà fondamentale un coordinamento. In tutta questa vicenda, possiamo ribadire ancora una volta che questi progetti, sviluppati in una area protetta dai valori naturalistici notevoli, devono essere accompagnati da un’attenta valutazione di sostenibilità, tenendo a mente le principali finalità di un Parco. Le politiche del Parco dovrebbero essere la stella polare per guidare questi delicati progetti che cercano una via di sviluppo economico in equilibrio con la tutela ambientale. Una lunga (e disastrosa) storia quella della stazione sciistica di Fangacci-Monte Falco, che da ormai troppo tempo vede assente la politica del Parco nazionale.
Aspettiamo sempre di voltare pagina, magari assistendo alla nomina di un Presidente, dalla forte empatia e capacità, dell’Ente Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e appunto, la bella Campigna.


