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martedì, 12 Maggio 2026

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Il fico, ultimo regalo dell’estate

di Marco Roselli – Il Fico (Ficus carica L.) è un albero da frutto originario dell’Asia occidentale, introdotto da tempo immemorabile nell’area mediterranea. In Italia è presente sia in forma specializzata che consociata, soprattutto in Puglia, Campania e Calabria. Il fico appartiene alla famiglia delle Moraceae, genere Ficus, specie: Ficus carica L., di cui esistono due subspecie: – Ficus carica sativa (fico domestico) – Ficus carica caprificus (caprifico o selvatico). E’ una pianta molto resistente alla siccità e vegeta nelle regioni della vite, dell’olivo e degli agrumi. Non resiste a -10°C; teme i ristagni idrici e ama i terreni freschi, profondi e ben dotati di sostanza organica.

Il fico domestico è caratterizzato da un apparato radicale molto espanso e superficiale, tronco robusto, corteccia liscia di colore grigiastro. Possiede rami deboli, gemme terminali di forma appuntita portanti foglie tri-pentalobate, rugose. All’ascella di quelle poste all’apice del ramo sono inserite le gemme a fiore che, schiudendosi, danno origine a un’infiorescenza detta siconio formata da un ricettacolo carnoso, al cui interno sono inseriti solo fiori unisessuali. L’infiorescenza è provvista di un foro detto ostiolo, in posizione opposta rispetto all’inserzione del ramo.

Il fico domestico o femminile Il fico domestico presenta solo fiori femminili longistili e produce due tipi di frutti: – fioroni o fichi primaticci: si formano in autunno, maturano nella tarda primavera dell’anno successivo e presentano fiori femminili sterili; – fichi veri: si formano in primavera, maturano a fine estate dello stesso anno e portano fiori femminili fertili o sterili a seconda della varietà. La formazione del frutto può avvenire sia per partenocarpia che mediante fecondazione; in quest’ultimo caso la fecondazione, detta «caprificazione», è assicurata dall’imenottero Blastophaga psenes.

Caprifico Nel caprifico, invece, sono presenti sia fiori maschili che femminili e, a seconda del periodo, si possono formare: – mamme (prodotti nel periodo invernale con solo fiori femminili abortiti); – profichi (prodotti in primavera con fiori femminili abortiti e fiori maschili in prossimità dell’ostiolo); – mammoni (presentano all’interno fiori femminili sterili e fertili oltre a quelli maschili). Gli acheni, cioè i veri frutti, sono riuniti in un siconio carnoso. Il comune frutto edule è il siconio delle sole cultivar femminili. La forma è variabile, da sferico appiattita a piriforme-allungata. Il colore della buccia è bianco-verdastro e nero.

Aspetti biologici Il frutto che noi mangiamo non è propriamente un frutto, ma il ricettacolo di una numerosa quantità di fiori che ne occupano la parte interna i quali, compiuta la fecondazione, maturano i granelli ed il ricettacolo, ingrossando, acquista tutte le qualità che lo rendono uno dei migliori frutti. Nei Paesi ove il termometro non scende sotto i 15° sopra lo zero, la vegetazione e la maturazione dei fichi non ha quasi interruzione. Nei nostri climi invece, giunti i primi freddi, il fico perde le sue foglie, e quei ricettacoli, che avrebbero continuato a maturare, s’induriscono e rimangono inerti fino alla primavera seguente quando, con il ritorno del caldo, riprendono il loro accrescimento e maturano all’inizio dell’estate.

Questi fichi precoci vengono distinti col nome di fioroni, per differenziarli dagli altri che compaiono in primavera e maturano a fine estate-primi di autunno. Come sopra accennato il fico si presenta sotto due forme: il fico ed il caprifico. Il primo fornisce i ricettacoli delle infiorescenze, che si mangiano, il secondo il polline e l’insetto pronubo (blastophaga grossorum) che partecipa attivamente alla impollinazione, atto decisivo nel caso dei frutti destinati all’essiccazione. Peraltro, poichè le varietà più richieste sono quelle partenocarpiche, cioè fruttificanti senza bisogno di impollinazione, nelle coltivazioni italiane a fichi di un certo interesse non si utilizza il caprifico.

Varietà Le varietà idonee all’essiccazione hanno necessità di impollinazione che deve essere assicurata dalla consociazione con il caprifico. Nei climi caldi il fico diventa un albero di grandi proporzioni soprattutto se cresce isolato ed in luogo adatto. Negli altipiani del Nord Italia si coltivano varietà di fichi a frutto bruno e nero; qui le piante non giungono a grandi dimensioni perché, durante certi inverni rigidi, i tronchi disseccano per ricacciare alla loro base nuovi germogli i quali, in pochi anni, diventano a loro volta alberi produttivi. Lungo i litorali delle regioni meridionali il fico acquista un’importanza commerciale di prim’ordine sia per il consumo del frutto fresco che per la produzione dei fichi secchi che, opportunamente confezionati, raggiungono i mercati di ogni parte d’Italia e d’Europa.

Tecnica colturale Da quanto descritto si può facilmente dedurre che il fico richieda un clima caldo, per cui le regioni meridionali sono le più adatte per coltivare in modo proficuo queste piante. Tuttavia, anche nelle nostre zone interne, magari riparato da muri di pietra, vegeta benissimo e produce copiosamente. Relativamente al suolo la specie non è particolarmente esigente in fatto di composizione strutturale, preferendo i terreni profondi, tendenti al calcareo e freschi. Il terreno previsto per l’impianto specializzato va trattato come se fosse destinato a frutteto, vale a dire che esso deve subire uno scasso profondo totale o a buche nelle quali dovranno essere immessi concimi organici e minerali. Anche le operazioni successive all’impianto dovranno essere accurate e complete, comprendenti lavorazioni superficiali del terreno, diserbo meccanico e concimazioni al fine di arrivare a raccogliere frutti fin dai primi anni.

Il fico in Toscana Fico Dottato: tra i più comuni, con polpa chiara, usato sia fresco che secco. Fico Verdino: piccolo, verde, con polpa rossa intensa, ottimo fresco e per accompagnare salumi e formaggi. Fico San Piero: varietà tipica della provincia di Firenze, con polpa bianco-violacea, noto anche come Corbo. Fico San Martino: Reperito principalmente all’Elba, nella località di Puntecchio. Fico Popone (o Striato): Varietà locale dell’Elba, con caratteristiche simili ad altre varietà italiane. In Toscana, il fico è un frutto tradizionale, con diverse varietà e usi, sia fresco che secco, specialmente nella zona di Carmignano. Il Fico Dottato è molto diffuso, apprezzato per il consumo fresco e per l’essiccazione, mentre il Fico Verdino è noto per il suo sapore particolare. Il Fico secco di Carmignano, prodotto con il Dottato, è un Presidio Slow Food e viene commercializzato a partire dalla terza domenica di settembre.

Curiosità. La difficile impollinazione del fico I fichi hanno una caratteristica unica. Visto che i fiori sbocciano internamente, hanno bisogno di un processo speciale per l’impollinazione. Non possono affidarsi semplicemente al vento o alle api per diffondere il loro polline, ma a farlo deve essere una creatura specifica: la vespa del fico o Blastophaga psenes. Il fico non può sopravvivere senza la sua presenza e al tempo stesso la vespa non può vivere senza il fico, perché è lì che giace la sua larva. Un rapporto noto come mutualismo obbligato, anche se è l’insetto a pagarne le conseguenze. Si tratta di un argomento estremamente complesso che rimandiamo ad altra data; basti sapere che l’impollinazione è cercata nelle coltivazione del sud Italia per i fichi da essiccazione, in quanto il processo fecondativo innesca una serie di modificazioni nel frutto che lo rendono particolarmente idoneo alla successiva disidratazione. Nelle nostre zone i frutti si formano anche in assenza di impollinazione grazie al fenomeno della partenocarpia.

Aspetti colturali Potatura Il fico non gradisce potature troppo intense anche per il lattice prodotto dai tessuti. Tuttavia, la potatura si effettua a fine inverno eliminando i rami interni e quelli soprannumerari rispetto alla forma scelta. Vecchi e nuovi parassiti del fico Per decenni in Casentino non si sono osservati parassiti animali anche a causa delle basse temperature invernali che non consentivano il loro svernamento. Recentemente però, con gli inverni più miti si osserva la comparsa di cocciniglie che in taluni casi, come quello in foto, possono compromettere la sopravvivenza della pianta. I rami si coprono di una quantità di scudetti femmine della cocciniglia. In questi casi è possibile intervenire a fine inverno con oli anche di origine vegetale largamente disponibili nelle agrarie. In certi casi, soprattutto in zone umide e soggette a ristagno possono comparire disseccamenti dei rami dovuti a cancri. In questo caso conviene asportare e bruciare il materiale infetto.

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