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venerdì, 2 Dicembre 2022

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Il peso insostenibile dei costi

di Marco Alterini – Non credo di essere un pessimista eppure negli ultimi anni, nemmeno pochi in realtà visto che possiamo risalire almeno al 2001, anno del drammatico attentato alle torri gemelle di New York, non è stato facile trovare qualcosa di economicamente positivo per chi, come me, gestisce un’azienda e riveste delle cariche in Confesercenti. Quindi mi dispiace se in questa mia rubrica sono sempre a descrivere e parlare di problemi e difficoltà. Siamo passati da un susseguirsi di crisi che ha visto l’apice nel 2008 con il fallimento della Lehman, la maggiore banca di affari americana, con gli effetti di una globalizzazione che doveva traghettarci in un mondo migliore e ha avuto invece un risultato diametralmente opposto, per arrivare ad una pandemia mondiale, da Covid 19, che sembrava uscire da un film di fantascienza, ma ha avuto effetti reali e drammatici sull’economia globale, mettendo in ginocchio soprattutto le piccole e medie imprese che rappresentano il principale tessuto socio economico del nostro Paese.

Finalmente vedevamo la luce in fondo al tunnel dei contagi, il Covid non era sparito, ma era divenuto gestibile e meno aggressivo, avevamo i vaccini e l’economia si era rimessa in moto con quella voglia di ricominciare che veramente poteva essere quel “new deal” che tutti stavamo aspettando e io avrei voluto essere qui a parlarvi di come tutto tornava a funzionare. Invece ecco che nel terzo millennio scoppia una guerra nel cuore dell’Europa che scatena un aumento sconsiderato dei prezzi e delle bollette e un’inflazione che si avvicina alle due cifre, come non si vedeva dagli Anni ‘70, tutto questo rischia di mettere in ginocchio quelle aziende e quelle famiglie che, già stremate dalla pandemia, si apprestavano a riprendere fiato. A dire il vero l’aumento dei prezzi e dell’inflazione era già iniziato prima, come effetto di un mercato globale impazzito, dove Cina ed India rastrellavano materie prime e, di fatto, ricattavano un occidente che aveva rinunciato in larga parte a produrre ed era sempre più dipendente da questi Paesi. La guerra in Ucraina ha amplificato tutto questo, insieme ad una difficile situazione umanitaria da gestire e poco, credo, c’entrino le sanzioni alla Russia con il conseguente ricatto del gas, del resto, di fronte a un dittatore che nel 2022, in Europa, invade un paese sovrano, l’Unione Europea non aveva molte opzioni.

Poteva fregarsene e continuare a fare affari con la Russia, ma che messaggio educativo avrebbe dato ai suoi cittadini, soprattutto ai più giovani, oltre a creare un precedente, così che un qualsiasi dittatore, nel mondo ce ne sono ancora parecchi, avrebbe potuto armare i propri carri armati e invadere uno stato più debole. In alternativa l’Europa poteva dichiarare guerra alla Russia, ce ne sarebbero stati validi motivi, ha invece scelto la risposta più civile e più in linea con le sue tradizioni democratiche, cioè le sanzioni, cos’altro poteva fare? Del resto la pericolosità di una Russia sempre più arrogante è dimostrata dalla decisione di paesi tradizionalmente e orgogliosamente neutrali, come Svezia e Finlandia, di aderire alla NATO.

Spostiamoci ora nel nostro Casentino dove vengono fuori tutti i dati economici negativi nazionali, con le aziende, non solo produttive, ma in special modo quelle della ristorazione, dei pubblici esercizi, delle imprese ricettive e del commercio, letteralmente in ginocchio. Da ricordare che alcune di loro sono strutturalmente più fragili, data la bassa densità di popolazione, il turismo mordi e fuggi, la difficoltà a raggiungere le principali vie di comunicazione, etc. Secondo un’indagine Confesercenti, elaborata su dati Innova, Unioncamere e Agenzia delle Entrate, se nel 2020 e 2021 un bar spendeva in media 6.700 euro per le bollette di luce e gas, nei prossimi 12 mesi, se gli aumenti resteranno costanti, lo stesso bar spenderà 14.740 euro, un aumento del 120% e un’incidenza sui ricavi aziendali che passa dal 4,9% al 10,7%. Allo stesso modo un albergo medio vedrà lievitare la spesa per la bolletta energetica da 45.000 euro a 108.000 (+ 140% con un’incidenza di oltre 25 punti percentuali sui ricavi). Un negozio di vicinato da 1.900 euro a 3.420 euro (+80%). Un ristorante da 13.500 euro a 29.700 euro (+120%).

Ho parlato con un noto fornaio e pasticcere casentinese che mi dice di essere seriamente preoccupato dal caro bollette e materie prime che riducono, fino quasi ad annullarlo, il suo margine di guadagno, visto che è difficile, se non impossibile, in questo momento compensarlo con un aumento del prodotto finito. Continua dichiarando che le sue bollette energia elettrica sono passate da 800 a 1.750 euro e quelle del gas sono aumentate del 60%, mentre, per consegnare i suoi prodotti a domicilio, il consumo di gasolio giornaliero è passato da 15 a 25 euro. Per quanto riguarda le materie prime utilizzate la farina da 15 euro a quintale è passata a 38 euro, il cartonaggio per confezionare ha subito un aumento del 60/70%, olio di girasole da € 1,60 litro a € 3,70 e l’extra vergine di oliva da €. 5,50 litro a €. 6,50. A questo punto mi dice che, conseguentemente, solo il semplice pane andrebbe aumentato del 40%, ma questo è impossibile da fare. Difficile trovare soluzioni, impossibile, di fatto, ridurre il consumo di energia, a parte ridurre l’illuminazione del locale di lavorazione, questo con risultati modesti e pena aumento della difficoltà di esecuzione e il calo della sicurezza sul lavoro. Si potrebbe tentare con la costituzione di gruppi di acquisto fra colleghi per cercare di abbassare il costo delle materie prime, ormai arrivato alle stelle, tentativo, tra l’altro, già provato in passato e fallito per la scarsa propensione a fare sistema delle piccole imprese.

Sempre lo stesso fornaio mi porta per esempio il caso, finito nella cronaca, del pasticcere Andrea Lama della panetteria Carducci a Piangipane, frazione di Ravenna, che dopo aver rilevato l’attività nel 2020, dove lavorava come dipendente, si trova oggi costretto a chiudere, nonostante non manchi la clientela, perché il caro bollette e materie prime lo costringe a lavorare in perdita e non ce la fa più, quindi chiude, dopo avere anche fatto causa ai fornitori di luce e gas per aumenti ingiustificati. Sottolinea il mio intervistato che oggi, quando chiudi, non riesci a cedere l’attività, sempre per i soliti rincari che tolgono interesse verso queste tipologie di impresa. Un’altra voce che intendo menzionare è quella di Rosanna, titolare del ristorante pizzeria Europa a Poppi, che ricalca quello già detto dal fornaio. Gli aumenti di luce e gas, insieme a quelli delle materie prime, rendono sempre più difficile quel lavoro che lei fa con tanta passione e dedizione. La luce è quasi triplicata, da 380 a 900 euro e il gas, dove ha il prezzo bloccato per contratto fino a ottobre, a 130 euro, si preoccupa possa arrivare a 400/500 euro. Per le materie prime, se fino a poco tempo fa spendeva c.a. 70 euro al giorno, oggi ce ne vogliono 120/130, il pollo, per esempio, è passato da € 3,50 al kg a € 6,00 e lo stesso aumento percentuale ha subito il maiale, il macinato è invece passato da 6 a 10 euro.

Mi dice sempre Rosanna (nella foto sotto) che a pranzo adotta un menù su misura per chi è in giro per lavoro, con 14 euro presenta un menù completo e genuino, sono tutti clienti affezionati, ai quali tiene, e sa benissimo che non possono sostenere un prezzo più alto, ma lei non riesce più a ricavare utile con quella cifra. Inoltre lei sa benissimo che questi aumenti non colpiscono solo le aziende, ma anche le famiglie, che vedono ridursi sempre più le risorse dedicate allo svago e questo potrebbe penalizzare il lavoro serale anche del ristorante pizzeria Europa. Ricordo che le famiglie in questo periodo devono anche sostenere le spese scolastiche per la riapertura degli istituti e qui meritano un encomio i gestori di cartolerie e gli editori che sono veramente riusciti a contenere gli aumenti e calmierare i prezzi, oltre a contribuire alla vendita di libri usati. Da ricordare anche l’iniziativa della Coop regionale per la raccolta solidale di prodotti di cancelleria.

A questo punto è giusto domandarsi cosa possiamo ancora fare, se non per risolvere, almeno per limitare i danni di questo terribile momento che spero passi presto. Noi di Confesercenti siamo impegnati a livello nazionale per chiedere l’estensione anche alla piccola impresa del credito di imposta per l’energia elettrica (imprese con potenza inferiore a 16,5 kw), aumentare le percentuali di credito d’imposta almeno fino al doppio (da 15 a 30 e da 25 a 50 per il gas) e prorogare gli interventi almeno fino al 31 dicembre 2022.

Queste sono misure urgenti che chiediamo in prima istanza, serve poi avviare interventi di medio periodo, ma realizzabili in tempi brevi, per la diversificazione delle fonti energetiche e favorire, con un bonus al 110%, gli investimenti di chi può rendersi autonomo con la produzione di energia pulita. Ho iniziato questo articolo affermando di non essere pessimista e quindi invito i piccoli imprenditori a tenere duro e guardare oltre l’ostacolo, sono sicuro che ce la faremo anche questa volta e che Dio ce la mandi buona!

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