di Terenzio Biondi – Non credo esista pescatore casentinese che nel mese di settembre vada a pesca in torrente sprovvisto di recipienti (in genere vasetti di plastica) per raccogliere more e portarsele a casa. More scelte accuratamente una ad una, le più grosse e le più mature, da sistemare poi in freezer per gustarsele al momento giusto sopra fresche coppe di gelato o sopra deliziosi dolci casalinghi.
Terzilio però supera tutti: l’anno scorso ha riempito addirittura un freezer della capacità di centoventi chili. More – a suo dire – le più grosse, le più belle e le più saporite di tutto il Casentino, che hanno arricchito la sua tavola fino a metà agosto di quest’anno. Naturalmente si è ben guardato dal rivelarci la località dove ha raccolto le sue more. Ma non l’ha fatta certo franca: due amici pescatori, di cui per ora non possiamo fare i nomi, l’hanno seguito, senza farsi vedere, per più giorni. E hanno documentato tutto.
Zitto zitto Terzilio parte subito dopo pranzo, armato di canna e stivali e con un grosso zaino a tracolla. Arriva in auto ai piedi di Raggiolo, parcheggia l’auto nei pressi del Ponte dell’Usciolino e fa qualche pescata nelle pozze presso il ponte. Dopo un po’ si guarda intorno e, accertatosi che nessun curioso lo stia spiando, attraversa il ponte, si toglie gli stivali, si mette un comodo paio di scarpette da ginnastica, nasconde canna e stivali dietro un castagno e prende su per il bel sentiero che porta a Quota (l’antica strada romanica che collegava Quota a Raggiolo).
Un centinaio di metri a passo spedito, poi si ferma, apre lo zaino e tira fuori un bel recipiente di plastica. E comincia a raccogliere more, scegliendole una ad una (sembra anche che se ne faccia quotidianamente una bella mangiata, con la scusa di doversi accertare della bontà dei frutti di ogni singolo rovo).
Riempito un vasetto, lo chiude ben bene e lo sistema in fondo allo zaino. Poi tira fuori un altro vasetto e ricomincia da capo. Fino ad arrivare ai prati che circondano i resti dell’Oratorio di S. Michele Arcangelo, non lontano dalla Chiesa di Quota. A Quota non si avvicina più di tanto, nel timore di essere scoperto.
Riempiti una decina di vasetti (non è certo una grande fatica: il sentiero è letteralmente circondato da rovi con fantastiche, enormi, dolcissime more), se ne torna svelto svelto al Ponte dell’Usciolino, prende la canna e gli stivali nascosti, mette tutto in auto e… via a casa. Terzilio ancora non sa che è stato scoperto. Gli “amici” vogliono fargli una sorpresa a settembre dell’anno prossimo, precedendolo lungo il sentiero e facendosi trovare presso l’Oratorio di S. Michele, seduti sull’erba intenti a gustarsi more enormi, gli zaini a lato del sentiero stracolmi di vasetti pieni di more.
Non c’è niente di male, hanno detto gli amici: le more lungo la strada romanica sono talmente tante che bastano e avanzano per tutti.

(I RACCONTI DEL TORRENTE Storie vere, leggende, incontri… nei torrenti del Casentino di Terenzio Biondi)


