di Fiorenzo Rossetti – Le stagioni si susseguono al Parco. I crinali cambiano l’abito passando dal bianco delle nevi al verde lussureggiante dei faggi. Le giornate estive trascorrono pigre. Tutto pare immobile, come pure sul fronte della nomina del Presidente del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Della mancanza della figura apicale dell’Ente Parco (attualmente abbiamo una Presidente facente funzioni) ne avevo scritto in un articolo di gennaio scorso, ricordando anche il meccanismo per la nomina del nuovo Presidente, contenuto nel comma 3 dell’articolo 9 della legge dei Parchi (la 394/91).
I Comuni del Parco si erano già consultati sui nominativi da candidare al ruolo di Presidente, ma con scarsi risultati, spaccandosi tra figure diverse. Per sapere il punto di vista della Regione Emilia-Romagna su questa partita, avevo tentato di ottenere una intervista dalla neo Assessora ai Parchi, ma dopo più di quattro mesi dalla richiesta ancora non mi è stata concessa.
A differenza della scorsa circostanza, che ha portato alla elezione di Santini come Presidente del Parco, stavolta il governo centrale è di segno politico opposto alle due Amministrazioni regionali coinvolte (Toscana ed Emilia-Romagna) ed è facile aspettarsi una nomina di qualche personaggio vicino a quel mondo politico. Da fonti vicine al Governo di centrodestra si apprende dell’imminenza della nomina del Presidente di questo Parco nazionale; il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin sarebbe vicino a porre il proprio sigillo.
Potremmo essere felici della notizia e complimentarci per aver messo fine a questo periodo di vuoto politico all’interno dell’Ente Parco (e sicuramente di questo ne dobbiamo dare merito), ma l’accelerazione su questa nomina appare essere legata non tanto alla volontà di assicurare la difesa della natura, ma più annodata alla circostanza di una serie di figure apicali che il Governo deve nominare tra i territori di Toscana ed Emilia-Romagna. Ricorda quindi un gioco di spartizione di alcune poltrone politiche, in cui, col bilancino, si cerca di equilibrare fra i due territori. E c’è anche altro.
Il meccanismo per la scelta del Presidente, puramente politico e di suddivisione, assegnerebbe ad una figura proveniente dal territorio toscano la leadership del Parco delle Foreste Casentinesi. Tutto questo malgrado da più parti (me compreso) si sia ricordato che alla guida del Parco negli ultimi 20 anni si sono susseguiti solo Presidenti toscani (risale a Enzo Valbonesi, primo Presidente del Parco l’ultimo Presidente romagnolo) e che pertanto, per il rilevante valore democratico dell’alternanza occorra procedere all’elezione di un Presidente proveniente dai territori romagnoli.
A questo punto il rischio è addirittura che, come si è assistito recentemente per altri Parchi nazionali, si elegga alla presidenza personaggi del mondo del giornalismo sportivo o, peggio, del mondo venatorio più scriteriato. Saremo quindi ben lontani da figure capaci di una interconnessione fra i territori dei due crinali, di abilità amministrative che puntano ad un equilibrio fra tutela del patrimonio naturale e sviluppo delle comunità locali, di competenza scientifica ed amministrativa e capacità di relazione e ascolto verso i cittadini e portatori di interesse.
Appare sempre più evidente che la politica (destra, centro o sinistra sono eguali) sia molto lontana dalle questioni della conservazione della natura e dalla difesa dell’ambiente. Regna una totale ignoranza scientifica, culturale e incapacità intellettiva. Mentre nelle file degli sparuti rappresentanti politici che si definiscono “verdi” dilaga la dottrina sterile, incongruente e di pura filosofia. È probabile quindi che con l’arrivo dei meravigliosi colori autunnali che offre questo Parco si sappia qualcosa di più di colui che è stato designato affinché le nuove generazioni continuino a godere della grande bellezza di questi luoghi, dei benefici ambientali che ci donano, per riceverne l’ispirazione per un pensiero più inclusivo e in armonia nei confronti della natura. La natura non è un gioco e non si gioca con questa.
Non si gestisce il territorio con le regole della cattiva politica e tantomeno in preda al populismo. Ricordiamoci che la natura è madre, ma come ultimamente abbiamo tristemente vissuto, può essere matrigna e pronta a punire i nostri errori.
L’ALTRO PARCO Sguardi oltre il crinale di Fiorenzo Rossetti


