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martedì, 22 Giugno 2021

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Centri per disabili: nessun contenzioso tra Unione e Comune di Bibbiena… ma è davvero così?

di Francesco Meola – Correva l’anno 2003, quando i comuni del Casentino avviarono la gestione associata dei Centri Diurni per disabili attraverso uno specifico accordo di programma. Un percorso finalizzato al miglioramento dei servizi offerti dalle strutture di questo tipo presenti nella vallata, che ha visto protagonisti, sin da subito, tutti gli enti locali della zona, l a ASL 8 e la Regione Toscana.

Inizialmente, quando i Comuni diedero inizio alla gestione collegiale dei Centri in questione, le strutture esistenti erano quella di Soci, con i suoi 34 utenti, e quella di Pratovecchio (“il Pesciolino Rosso”), che invece poteva ospitare un massimo di quattro utenti. Per la costruzione del Centro “Tangram” di Rassina, invece, fu istituita una commissione tecnica permanente che ha portato all’apertura della struttura soltanto nel 2008.

Grazie al percorso intrapreso nel tempo, i centri presenti sul territorio hanno incrementato i propri standard, offrendo servizi sempre più al passo con i tempi. In quello di Rassina, ad esempio, oltre ad un ampio spazio verde carrozzabile all’esterno, vi sono ben cinque stanze destinate alle attività quotidiane, un locale per il relax, una palestra, un’infermeria e un’ampia sala da pranzo. Ma anche il Centro Diurno di Pratovecchio non è da meno, essendo anch’esso provvisto di uno spazio verde esterno con un piccolo orto annesso, tre stanze destinate alle attività ludico-espressive, un locale per la somministrazione dei farmaci, un salottino, una sala da pranzo, una palestra, un ulteriore bagno assistito e una stanza relax.

Nel 2013, poi, Bibbiena scelse di dotarsi di un proprio servizio diurno per disabili in seguito alla decisione dell’Unione dei Comuni di ripartire le quote in base al numero degli abitanti mentre, fino ad allora, le spese erano sempre state calcolate dividendo i costi complessivi della gestione (compresi quelli amministrativi) con il numero degli utenti.
L’allora giunta Bernardini emise dunque un bando in cui si richiedeva l’attivazione di un servizio di alta qualità accreditato dalla Regione, puntando a convenzionare per tre anni dieci posti letto per un costo di 205 mila euro annui. Alla fine del triennio, poi, si sarebbe passati a un sistema di accreditamento mediante voucher da destinare agli aventi diritto da poter spendere nelle strutture che le famiglie avessero ritenute più idonee.

Una decisione che suscitò da subito non poche perplessità, tenuto conto che anche laddove il comune avesse avuto meno disabili delle realtà circostanti, contribuire alla gestione dei centri diurni dovesse essere considerata innanzitutto una necessità etica. Inoltre, con un tetto di soli dieci posti, cosa sarebbe accaduto se i disabili fossero stati in numero superiore? Per non parlare dell’emissione dei voucher, con le famiglie costrette a cercare altre strutture, magari lontane, dove indirizzare i propri familiari. Insomma, con una scelta del genere, appariva evidente che a guadagnarci sarebbe stato soltanto il Comune che, spendendo meno, avrebbe potuto far quadrare i conti più facilmente.

Ma nel corso degli anni il centro di Bibbiena è finito nel mirino della critica anche per ragioni di carattere strutturale, come nel 2014, quando i familiari dei disabili della cittadina avevano sollecitato stampa e cittadinanza esprimendo tutto il loro disappunto per dei locali non ritenuti all’altezza. Secondo gli stessi, infatti, all’epoca la maggioranza delle stanze risultavano essere buie e di piccole dimensioni per non parlare dell’assenza di idonee vie d’uscita in caso di emergenza e di un adeguato spazio per il pernottamento. Una situazione, questa, che a quei tempi costrinse diversi utenti a frequentare a proprie spese il centro di Rassina e che recentemente, pur se per ragioni diverse, si trovano a dover effettuare lo stesso percorso.

Alcuni residenti a Bibbiena, infatti, a causa di un contenzioso tra il loro Comune e l’Unione dei Comuni, hanno iniziato a dirottare nuovamente verso la struttura di Rassina, oltre quella di Pratovecchio, e non siamo riusciti a comprendere come le cooperative che gestiscono i centri diurni siano riuscite a continuare a garantire il servizio. Chi ha erogato le risorse necessarie?

A queste e altre domande, avremmo voluto che i diretti interessati rispondessero in maniera più ampia possibile ma non potendo effettuare personalmente delle interviste, dobbiamo ‘accontentarci’ delle dichiarazioni che siamo riusciti a ottenere via mail.
La prima a risponderci sulla tematica è stata la neo presidente dell’Unione, Eleonora Ducci che si è espressa come segue: «È doveroso specificare che, ad oggi, non è in essere alcun contenzioso giudiziario tra l’Unione dei Comuni e il Comune di Bibbiena. Quest’ultimo, alla fine del 2013, decise di attivare un proprio centro diurno (aperto poi nel marzo 2014) uscendo dalla gestione associata del servizio in questione. Alcune famiglie di utenti residenti nel suddetto Comune, al fine di non interrompere un preciso percorso assistenziale che seguivano da anni, decisero di non trasferire i propri familiari nel nuovo centro e, nelle more delle vicende giudiziarie tra il Comune di Bibbiena e le famiglie, le persone disabili hanno continuato a frequentare il Centro ‘Tangram’. A seguito della definizione del suddetto contenzioso, l’Unione sta valutando le azioni da intraprendere».
Rispetto a chi, finora, abbia garantito il servizio e con quali risorse, invece, la presidente fa sapere che «i centri diurni sono gestiti dall’Unione dei Comuni in forma diretta, con affidamento esterno tramite procedura di gara di alcuni servizi educativi, di assistenza e trasporto che si integrino con quelli forniti dal personale dipendente dell’Ente».

Molto più laconico il Comune di Bibbiena, con il sindaco Filippo Vagnoli che ha impiegato oltre quindici giorni per farci sapere che «non esiste alcun contenzioso tra Bibbiena e l’Unione dei Comuni in merito ai centri diurni per disabili», ribadendo che «la posizione della nostra Amministrazione è ed è sempre stata la stessa: porte aperte del nostro centro diurno ‘L’Isola che non c’è’ per i cittadini di Bibbiena che frequentano centri diurni di altri Comuni. Era la nostra posizione sette anni fa e resta la stessa anche oggi».

Insomma, almeno per il momento, stando a queste affermazioni, sembrerebbe non sussistere alcun problema, ma sarà nostra premura ritornare sulla questione qualora dovesse rendersi necessario. In ogni caso, laddove le istituzioni pubbliche finiscono spesso con il causare problemi all’utenza, ci piace sottolineare, invece, quanto possa rivelarsi determinante l’apporto dei privati.

È il caso di Casa Partina, sita nell’omonima frazione del comune di Bibbiena, un immobile donato da Lucia e Andrea Tarchi perché fosse trasformato nel luogo di vita del loro figlio Stefano e di altri ragazzi disabili. La struttura, inaugurata nel 2019, rappresenta infatti una delle prime esperienze di trust previste dalle legge 112 del 2016, conosciuta come legge sul “dopo di noi”. Questo strumento, consente a una famiglia con un figlio disabile di garantirgli un futuro destinando alcuni dei propri beni a un fondo appositamente costituito, avendo la garanzia che questo patrimonio sarà utilizzato a beneficio del loro congiunto.

Una legge, dunque, che spinge verso la strada dell’autonomia, del progetto individuale e di un modello di welfare che miri alla realizzazione di piccoli nuclei abitativi in grado di riprodurre quanto più è possibile condizioni di vita familiare ma che, naturalmente, non potrà mai prescindere da una solida struttura socio sanitaria di natura pubblica.

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