di Antonella Oddone – “La dipendenza, sia essa da sostanze o comportamenti, è una malattia cronica e complessa del cervello che si manifesta come una necessità compulsiva di assumere una sostanza o di mettere in atto un comportamento, nonostante l’individuo sia ben consapevole delle conseguenze dannose fisiche, psicologiche, sociali o finanziarie. Non si tratta semplicemente di mancanza di forza di volontà, ma di una patologia complessa che altera i circuiti cerebrali della ricompensa”.
Il sistema di ricompensa (o reward system) è un circuito cerebrale che si è evoluto per spingerci a ripetere attività essenziali alla sopravvivenza, come mangiare o riprodursi. La ricompensa ad un’azione piacevole, una sostanza o un farmaco, consiste sempre nella secrezione del potente neurotrasmettitore dopamina: il risultato è sempre una sensazione di piacere. La dopamina prodotta nel cervello dopo esperienze piacevoli, precisamente nell’area tegumentale ventrale, viene trasportata all’area deputata alla percezione delle sensazioni di piacere e gratificazione (il nucleo accubens) e infine arriva alla corteccia prefrontale dove svolge un ruolo importante nell’influenzare la motivazione e la capacità di valutare le ricompense. Infatti la dopamina induce una sensazione di euforia e piacere che rinforza l’apprendimento associato all’esperienza: con il tempo, il cervello impara che alcuni comportamenti portano a ricompense e crea una connessione tra il comportamento e la gratificazione.
Il concetto di dipendenza è nato in relazione all’uso di sostanze (eroina, cocaina, alcol, fumo, farmaci…) ma si è esteso anche ai comportamenti, come la ludopatia, lo shopping compulsivo, l’uso di internet e dei social media. Esistono anche dipendenze buone, per esempio gli atti di bontà danno gratificazione e ti fanno stare bene, così come la lettura di un buon libro, ascoltare musica, un buon voto a scuola o semplicemente guardare un tramonto.
Ma il rilascio di dopamina indotta dalle sostanze è molto, molto più rapido, intenso e pericoloso. Provoca infatti un desiderio continuo, ossessivo e pervasivo che invade la nostra mente e ci rende incapaci di vivere una vita piena e normale, nonostante la consapevolezza che l’uso di quella sostanza o quel comportamento causino problemi fisici e psicologici. La dopamina infatti non crea solo piacere, ma insegna al cervello che quell’azione è prioritaria e deve essere ricordata e ripetuta. Per proteggersi da questa iperstimolazione, il cervello attua dei cambiamenti: diminuisce il numero o la sensibilità dei recettori della dopamina.

Come conseguenza le normali gioie della vita non bastano più e serve una dose sempre maggiore della sostanza o del comportamento per provare lo stesso effetto (si crea tolleranza). Con il tempo inoltre, la dipendenza danneggia anche la corteccia prefrontale, che abbiamo visto essere l’area responsabile del controllo degli impulsi e del processo decisionale. Il comportamento a quel punto passa da essere una scelta razionale e volontaria ad un’abitudine compulsiva guidata dai circuiti profondi del cervello (lo striato dorsale). Quando l’effetto svanisce, si attiva l’amigdala, il centro delle emozioni, che genera sensazioni di ansia, irritabilità e stress. (crisi di astinenza). A questo punto, la persona non cerca più la sostanza per stare “bene», ma per smettere di stare male.
In sintesi, la dipendenza trasforma un meccanismo di sopravvivenza in un ciclo autodistruttivo dove il cervello «crede» erroneamente che la sostanza sia necessaria alla vita tanto quanto l’acqua o il cibo. Quando si cerca di smettere, i circuiti cerebrali legati ai processi motivazionali rimangono alterati per lungo tempo. Perciò anche dopo un periodo di astinenza più o meno lungo, si può sperimentare un intenso desiderio di assumere una sostanza (craving), soprattutto in associazione a luoghi, persone, situazioni che in passato erano legati al consumo della sostanza o al comportamento. In questi casi il circuito della ricompensa può riattivarsi, inducendo la ricerca del comportamento gratificante.
L’età dell’adolescenza è la più vulnerabile all’uso di sostanze psicoattive poiché durante l’adolescenza, il sistema limbico, che regola le emozioni e le gratificazioni, si sviluppa prima della neocorteccia, responsabile del controllo degli impulsi e delle emozioni, del ragionamento, della valutazione delle conseguenze delle proprie azioni. Questo squilibrio porta i giovani a essere più impulsivi e inclini a comportamenti rischiosi. La corteccia prefrontale infatti, essendo proprio quella coinvolta nella capacità di prendere decisioni ponderate e responsabili, è l’ultima parte del cervello a maturare completamente.
DOTT.SSA ANTONELLA ODDONE Medico pediatra
(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)


