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martedì, 3 Novembre 2026

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Accompagnare il futuro

di Mauro Meschini – Nel merito la consideriamo una norma inaccettabile, la scuola non deve mettere limiti e non deve chiudere le porte, anzi deve fare in modo di garantire adeguato sostegno proprio a chi, per i più diversi motivi, ne ha più bisogno. In più è bene ricordare che si tratta di una minestra riscaldata, in quanto una disposizione simile era già stata prevista nel 2010 dal quarto Governo Berlusconi, rimanendo spesso inattuata.

Oltre a questo per imporre una norma che sarà comunque applicata nell’anno scolastico 2027/2028 si è utilizzato per l’ennesima volta lo strumento del Decreto legge, violando quanto richiesto dalla Costituzione che lo prevede per motivi di «necessità e urgenza». Certo, che con la Costituzione questa maggioranza abbia qualche problema lo abbiamo purtroppo capito da tempo, purtroppo però questa volta dobbiamo prendere atto che per lanciare qualche slogan elettorale non hanno avuto nessun pudore a prendersela con i bambini e le bambine che, stranieri o no, dovrebbero essere considerati il bene più prezioso che abbiamo, il nostro futuro.

In Casentino, nel passato anno scolastico, i bambini e i ragazzi stranieri erano circa il 14%, percentuale quindi ben al di sotto del fatidico tetto, ma questa presenza, al di là dei numeri, è importante perché rappresenta un valore aggiunto all’interno delle scuole. Il luogo migliore dove far incontrare esperienze, linguaggi e culture che, come in altre occasioni abbiamo detto, saranno alla base anche del Casentino di domani.

Un altro fondamentale compito di sostegno, accompagnamento, costruzione di percorsi e progetti personali a favore questa volta dei giovani migranti, solitamente chiamati Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) è svolto dai Tutori.

Per conoscere meglio i compiti e le esperienze legate a questa figura, prevista da una norma del 2017, abbiamo contattato Mariella Maglioni, che ricopre il ruolo di Tutrice proprio in Casentino. Come e quando ha saputo della possibilità di ricoprire il ruolo di Tutrice e perché ha scelto di diventarlo? L’esperienza di docente ha in qualche modo rappresentato una spinta verso questo nuovo impegno? «Da qualche anno sono volontaria presso l’Associazione Tahomà che ha sede a Bibbiena e lavora per l’accoglienza dei minori stranieri. Ho cominciato prima ancora di andare in pensione. Volevo che il mio lavoro di docente, se pur cambiando, potesse continuare. E così insegno Italiano come lingua straniera, un lavoro che mi piace molto e per cui mi ero specializzata anni fa. Insegnando si impara, molto e imparare è una mia passione. E poi sono sempre stata legata al mondo dei migranti. Ho insegnato agli adulti stranieri per sei anni, un’esperienza molto bella. Persone diverse per provenienza, lingua, cultura, religione: sei anni molto ricchi e utilissimi per la mia crescita personale. La diversità non può che aprire la mente e aiutare ad essere più umani. È frequentando Tahomà che ho saputo della possibilità di diventare Tutore MSNA. All’inizio ero molto titubante perché non sapevo bene di che cosa si trattasse, avevo paura delle responsabilità che erroneamente pensavo mi assegnasse quel ruolo, ma poi mi sono decisa e nell’ottobre del 2023 chiesi di entrare al breve corso di formazione che la Regione Toscana bandisce periodicamente per preparare gli aspiranti Tutori. Fu un’esperienza molto bella ritrovarsi con tante persone che come me volevano rendersi utili, offrire gratuitamente un servizio per il territorio e per i ragazzi».

Tecnicamente chi è il tutore di minori stranieri non accompagnati? «Il Tutore, secondo il DL 47 del 2017, è un volontario, un privato cittadino che si dichiara disponibile ad esercitare la rappresentanza legale di un minore solo, giunto in Italia senza alcun adulto di riferimento. Una volta finito il corso di formazione il Tribunale per i Minorenni procede alla nomine, su indicazione del tutore stesso riguardo al numero e alla localizzazione della tutela. Io ho scelto di esercitare il mio ruolo dentro la struttura di Tahomà, dove risiedono i tre ragazzi di cui sono al momento Tutrice. Dal 2024 ad oggi ho seguito complessivamente sei ragazzi. Il mio è stato un percorso protetto nel senso che Tahomà lavora egregiamente per assolvere ai diritti e ai bisogni dei ragazzi e quindi il mio compito è molto semplificato. Io mi affianco ai ragazzi e mi occupo dei loro percorsi scolastici e di tutte le incombenze burocratiche che servono per garantire loro cura, tutela e formazione. La tutela volontaria cessa con il raggiungimento della maggiore età e in nessun caso il Tutore è responsabile degli atti compiuti dal minore, neppure in caso di reato. Il servizio reso dal Tutore è del tutto gratuito e non c’è niente da pagare».

È possibile valutare quanto sia stato importante in questi anni il ruolo dei Tutori nel sostegno e nell’accompagnamento dei giovani migranti? Cosa potrebbe essere ulteriormente previsto per aumentare l’efficacia dei loro interventi? «Il sostegno offerto dai Tutori in Toscana è stato sicuramente importante, ma credo sia ancora più importante vivere in un Paese che ancora può essere definito uno Stato di diritto, che ha leggi lungimiranti ed umane che prevedono la protezione di soggetti minori e fragili privi di ogni tutela e di ogni mezzo per vivere. Sono fiera di vivere in un Paese che ha una Costituzione come la nostra, che prevede l’accoglienza e la solidarietà come diritti. La pratica è purtroppo diversa e soprattutto negli ultimi tempi credo che abbiamo perso il senso di questi valori che fondano una civiltà. Viviamo in una società che si dice cristiana, ma che spesso nega attenzione ai più fragili reclamando egoisticamente privilegi differenziati, il primato dei cittadini e l’esclusione degli altri in quanto tali. Non c’è un grande futuro se andiamo in questa direzione. L’egoismo ci rende miopi».

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano i MSNA nel costruire il loro percorso di crescita? «Occorrerebbero più risorse a disposizione puntando sul fatto che questi ragazzi sono parte di un futuro che ci riguarda e di cui abbiamo bisogno. Occorrono anche più Tutori, più persone che accolgono, più sensibilità da parte delle Amministrazioni locali. Siamo un Paese a crescita demografica zero, molti giovani se ne vanno all’estero per trovare condizioni migliori e sappiamo bene che c’è bisogno di forza lavoro, lo dicono le aziende stesse e chi soffia sull’odio verso i migranti come forma di propaganda politica mente al Paese, perché sappiamo tutti che l’Italia ha bisogni dei migranti. I ragazzi che arrivano in Casentino, dopo il periodo di protezione, trovano quasi subito lavoro nelle aziende del territorio e divengono un tassello importante della nostra economia locale e nazionale. Solo chi è imbevuto di pregiudizi ed è in malafede può ignorare questo dato».

Può raccontarci qualche esperienza o momento che ha particolarmente caratterizzato la sua esperienza di Tutrice? «Seguo da un anno un ragazzo che fa un percorso di formazione per diventare idraulico. È un ragazzo molto serio, affidabile e un gran lavoratore. Quando sono andata a scuola per parlare con i suoi insegnanti mi hanno fatto i complimenti e mi hanno detto di averlo scelto tra altri meritevoli per fare un Erasmus all’estero. Siamo riusciti a mandarlo e alla fine del progetto abbiamo ricevuto un riscontro più che positivo. È stata una grande soddisfazione seguire il suo percorso di studio e lavoro che si concluderà l’anno prossimo e ringrazio Tahomà per aver supportato e reso possibile questa esperienza. Le storie dei ragazzi che conosco tramite le udienze con il Tribunale dei Minorenni, a cui il Tutore partecipa di diritto, dicono spesso le loro travagliate esperienze, la povertà, il bisogno che spinge al viaggio, il viaggio come esperienza di privazione, di dolore e anche di morte, l’arrivo in Italia, la speranza di futuro e di lavoro. Uno dei miei ragazzi lavorava già all’età di 10 anni, da bambino quindi, lontano dal suo paese e dalla sua famiglia. Quando lo guardo, ora che è diventato quasi un uomo, sento che in qualche modo ci apparteniamo, che mi sembra di conoscerlo da sempre, che la sua gentilezza e la sua gratitudine hanno ampiamente ripagato quel poco che ho fatto per lui».

In un momento dove sembrano prevalere egoismo, intolleranza, razzismo perché qualcuno dovrebbe scegliere di impegnarsi e diventare tutore di un giovane migrante? «La vita di questi ragazzi ci riguarda tutti quanti. Noi abbiamo bisogno di loro. Per pianificare il nostro futuro e per praticare la nostra umanità. Viviamo in un mondo globale in cui i privilegi di cui gode e ha goduto l’Occidente sono spesso a scapito dello sviluppo di altri Paesi. Basta studiare la storia per capire che l’aiuto che possiamo dare a questi ragazzi è anche un tentativo di fare pari. Per questo dico: torniamo ad occuparci degli altri, riprendiamo ad essere cittadini attivi, riprendiamoci il valore della solidarietà e dell’aiuto, sganciamoci dalla logica profitto e dedichiamoci alla cura. Sarà per prima la nostra vita ad essere migliore».

Allora, per concludere, ricordiamo quali sono i primi passi che è necessario fare per diventare Tutore di un MSNA… «Per diventare Tutore volontario bisogna rispondere ad un bando di formazione e selezione per tutori volontari pubblicato dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Toscana. È obbligatorio seguire un corso di formazione e confermare la propria disponibilità ad essere nominati dal Tribunale per i Minorenni. Successivamente, gli aspiranti Tutori saranno inseriti nell’elenco istituito presso lo stesso Tribunale per i Minorenni che procederà con la nomina.

(Per saperne di più: https://tutelavolontaria.garanteinfanzia.org/)»

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