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giovedì, 20 Giugno 2024

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Manuela Innocenti, la regina del ring

di Riccardo Buffetti – C’è una nuova regina degli sport di combattimento in Casentino: Manuela Innocenti è diventata lo scorso marzo la campionessa italiana nella disciplina del K1, ovvero Kick Boxing. Domenica 24 marzo, durante la quarta edizione dell’evento nazionale organizzato dalla Casentino Combat Asd “Casentino Fight Night”, Innocenti ha battuto, dopo tre riprese, ai punti l’avversaria Isabel Hapca, originaria di Como, conquistando così il titolo italiano professionisti di K1. “La vittoria è stato il coronamento di un percorso”, ci dice Manuela Innocenti. “Ma oltre all’oggettività del successo sportivo, vorrei sottolineare che le settimane prima dell’incontro hanno avuto per me un grandissimo valore per quello che ho affrontato, perché un infortunio al polpaccio mi ha molto limitato nella preparazione. L’avversaria, poi, è stata molto valida e capace di mettere in mostra una gran tecnica; ho dovuto tirare fuori tutto il mio carattere e la determinazione per arrivare alla vittoria”.

Per la prima volta questo titolo approda in Casentino. Facciamo un passo indietro: come ti sei avvicinata a questa disciplina? «Il mio è il classico sport di nicchia, di cui non si parla tanto ed è un peccato. Personalmente ho iniziato a fare sport praticando l’atletica leggera, che ho ancora nel cuore. In parallelo sono arrivati insieme il calcio e il kickboxing. Ho praticato per cinque anni entrambe le discipline, e in prima battuta ho scelto il gruppo, ovvero il calcio. Ho trascorso così altri cinque anni in quello che era il Casentino Calcio, ma poi il richiamo del ring è stato troppo forte: la passione è molto difficile da spiegare, diciamo che questo sport mi ha scelto. Sono discipline molto differenti, in tutto e per tutto ma più che altro dal punto di vista mentale: per preparare questo titolo mi sono allenata due volte al giorno, la mattina prima di entrare al lavoro e la sera sul tardi. Rispetto al calcio, dove si gioca in undici, qui è una sfida contro sé stessi: non importa a nessuno se sei stanca, devi continuare ad allenarti. Praticandolo a livello agonistico ha dei ritmi molto difficili. Devi dare sempre il massimo in qualsiasi momento, anche nei periodi in cui magari la testa ha i suoi alti e bassi o il fisico, è veramente molto impegnativo.»

Quindi sei diventata professionista da grande? «Esattamente. Mi sono ritrovata in questo mondo già grande, avevo più di vent’anni e da solo cinque anni milito nella Casentino Combat, dove mi sono ritrovata a fare l’evoluzione completa. Passare al professionismo è stata un’opportunità importante.»

Fai parte del Team Voltarelli, giusto? «Il Team creato da Andrea Voltarelli, mio maestro. Il gruppo si è creato qualche anno fa quando siamo riusciti ad essere un gruppo di atleti numericamente importante per fare le gare. Il primo insegnamento è che lo sport può essere fatto da chiunque a qualsiasi livello e a qualsiasi età, nel nostro caso è una disciplina che porta un allenamento completo. Andrea ha visto in me qualcosa che gli altri non avevano notato: tanti non mi davano fiducia, dicendomi che in sport con contatto pieno non avrei cavato un ragno dal buco, lui invece è riuscito a tirar fuori tutte le mie caratteristiche. È grazie a lui se oggi sono un’atleta professionista e ho vinto il titolo italiano. Se non c’è fiducia tra le due parti non si riesce a tirare fuori tutto il potenziale, lui ti sprona a dare sempre il massimo.»

Come si richiede la possibilità di disputare un incontro per il titolo? «E’ una richiesta che viene fatto alla federazione con cui sei iscritta. L’associazione richiedente, poi, crea il match che vale come titolo italiano. Per prenderne parte la federazione valuta gli atleti proposti, che devono avere il palmares per affrontare quel titolo. Un po’ come se avessimo dei punteggi. Abbiamo tutti un nostro curriculum con match disputati, vinti, persi, match di contatto pieno, match professionisti, e al quel punto se la federazione accetta ci reputa atleti validi per competere. Il mio primo incontro tra i pro è avvenuto a luglio scorso, sono ancora agli inizi. Purtroppo siamo poche donne in questo circuito, e se puntiamo ad andare più in alto è un po’ come andare ai mondiali. Ma vediamo… magari il prossimo anno potremmo puntare, se ci saranno i presupposti, al titolo europeo.»

Nel frattempo, dopo l’intervista effettuata per questo articolo, Manuela Innocenti ha dichiarato di voler competere per il titolo italiano unificato di kickboxing.

Come si vive sul ring? «Sono momenti folli: io sono anche molto emotiva e per me oltre ad essere una gara agonistica è anche una sfida alle emozioni perché passi dalla paura all’euforia più totale, al niente poiché sei talmente cosciente che ti ritrovi ad essere in un turbinio di titubanze. La mia fortuna è anche quella di collaborare con Riccardo Lorenzini: prima del match scorso ho fatto una seduta per parlare insieme al mental coach. Gestire la serata è passare due settimane provanti: cerchi di non ci pensare, poi quando si avvicina è molto intensa la cosa. Tra l’altro ho “giocato in casa”: quando hai il pubblico dalla tua parte è sempre bello e mi portavo dietro un buon seguito dal calcio. È stata una grande opportunità avere i miei cari vicino, soprattutto in una competizione del genere.»

Ti senti un po’ la testimonial di questo sport in Casentino? «Sono sempre molto motivante per questa disciplina e per quello che riesce a dare sia a livello fisico che mentale. Spesso ci si collega ad un discorso di difesa personale, ma a questo livello gli sport esulano completamente da questo elemento; però, c’è una coscienza di cosa vuol dire essere colpiti. Dal mio punto di vista sarebbe importante per una donna provare a fare sport di combattimento: oltre ai benefici dal punto di vista dello scarico di stress e che porta a livello estetico, credo che mentalmente ti dia qualcosa in più. Ovviamente è tutto molto soggettivo e personale, ognuno ha i suoi obiettivi; secondo me, però questi tipi di sport potrebbero avvicinare tante persone perché non si deve per forza gareggiare o raggiungere chissà quali livelli, ma anche solo per uno stile di vita attivo.»

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