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domenica, 5 Dicembre 2021

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On air Casentino

di Lara Vannini – Forse non tutti sanno che la storia della radio è passata anche dal Casentino e che gli anni ‘70 hanno rappresentato per questa vallata un grande periodo di sperimentazione in materia di comunicazione e intrattenimento.
Nel 1974 la Corte Costituzionale concede la possibilità ai privati cittadini di trasmettere delle trasmissioni radiofoniche via cavo a livello locale. Una sentenza storica, che sancisce la fine del monopolio statale sull’informazione e il proliferare soprattutto nelle grandi città italiane di trasmissioni radiofoniche gestite dai privati. Nel 1976 venne liberalizzata anche la trasmissione via etere in ambito locale e così le radio iniziarono ufficialmente a contribuire alla nuova ed inarrestabile era dell’informazione libera.

Anche il Casentino negli anni ‘70 iniziò a sperimentare il potere comunicativo della radio: da Radio Toscana International che trasmetteva da Partina a Radio diffusione Poppi, oggi “Radio Italia 5”, i “giovani casentinesi” decisero di diventare protagonisti della rivoluzione nel mondo dell’informazione contribuendo a costruire quelli che oggi sono i pilastri sui cui si fondano le radio contemporanee.

Paolo Moretti, ha partecipato all’informazione libera in Casentino, e oggi grazie a quella esperienza e alla profonda passione per la radio che non lo ha mai abbandonato, ha deciso di impegnarsi in una nuova avventura: la Goose Web Radio. Direttamente a lui abbiamo chiesto di presentarci il suo nuovo progetto.

Può raccontarci come nasce la sua passione per la radio. «Amo la radio da sempre per quel suo modo così intimo ma allo stesso tempo pervasivo di entrare nelle case e nelle vite delle persone. Sono molto felice di aver vissuto in prima persona il fenomeno delle radio libere nella seconda metà degli anni Settanta e di aver partecipato attivamente alle trasmissioni. Il mio amore per la musica e l’intrattenimento iniziò con la storica discoteca di Soci “K2”, in seguito nota come “Manhattan”, e i fondatori di allora: Mario Detti soprannominato “Schiaffino” e Vito Corazzesi, che mi permisero di mettere i dischi negli intervalli in cui si fermava l’orchestra.

Sempre negli stessi anni, dopo l’esperienza del “K2”, riuscii ad entrare in contatto con Radio Toscana International che aveva iniziato a trasmettere dal paese di Partina. Ricordo che insieme al proprietario Claudio Maggi partecipai alla realizzazione di un programma chiamato “il Domenichiere”, un programma di intrattenimento in cui davamo sia informazioni sul Casentino che curiosità.
Ricordo che sempre negli anni ‘70 oltre alle radio iniziarono anche le prime sperimentazioni televisive come Tele Radio Casentino, nata da Radio Casentino.
Furono anni molto intensi di grandi trasformazioni a livello nazionale. Finalmente era possibile poter esprimere le proprie idee, interagendo con le persone da casa che potevano telefonare, partecipare ai giochi a premi e far sapere in vario modo i propri indici di gradimento delle trasmissioni. Finalmente la musica poteva fare da collante universale e arrivare ovunque con la sua potenza e a volte rompendo gli schemi “dell’eticamente corretto”. Chi trasmetteva nelle radio erano spesso ragazzi giovani come me che lo facevano esclusivamente per passione, mossi dalla voglia di condivisione e divertimento.
È indubbio che i giovani degli anni ‘70 abbiano aperto un mondo di possibilità alle generazioni future, libertà di espressione ma anche opportunità di lavoro, uno sguardo nuovo e diverso sulla realtà, un’esigenza di condivisione che trova delle analogie con i desideri dei podcast di oggi.

Nonostante le liberalizzazioni, negli anni ‘70, dovevamo sempre stare attenti a non urtare la sensibilità della “Buon Costume”, il reparto della polizia di Stato che si occupava della morale pubblica. Ricordo un episodio molto divertente in cui decisi di trasmettere una canzone degli Squallor particolarmente esplicita. Dopo pochi minuti che avevo iniziato a trasmettere la canzone bussarono i carabinieri alla porta. Mi prese un coccolone anche se fortunatamente erano venuti per altre cose. Purtroppo negli anni la vita mi ha portato lontano dal mondo della radio anche se la passione è rimasta indelebile. Oggi, grazie a delle condizioni favorevoli e le opportunità offerte dalla tecnologia, ho deciso di rituffarmi nell’esperienza della web radio».

Goose Web Radio: il podcast figlio delle radio libere. «Il nome della radio deriva da un momento molto particolare della mia vita e risale al 2013. In quel periodo rimasi senza lavoro, e dovetti “immaginare” una forma di reddito nell’attesa di ritrovare una nuova occupazione. Fu in quel momento che le oche vennero in mio soccorso! Visto che per gli animali ho sempre avuto un debole, decisi di mettere su un allevamento di oche. Grazie a questa attività sono riuscito a superare uno dei momenti più difficili della mia vita e ho pensato di chiamare la web radio “Goose” che significa appunto oca. Credo fermamente che ogni momento della nostra vita bello o brutto che sia possa darci preziosi insegnamenti per il futuro.

In “Goose Web Radio”, la voce sarà la vera protagonista come nei mitici anni ‘70, verrà trasmessa musica ma anche rubriche di intrattenimento che si occuperanno di passioni, curiosità legate al territorio e tutti quegli aspetti della vita quotidiana che toccano ognuno di noi più o meno da vicino. Goose Web Radio, farà divertire le persone perché oggi più che mai di spensieratezza ce n’è proprio bisogno.

Sono fermamente convinto che la radio sia uno strumento potentissimo per far cambiare l’umore di una persona e farla uscire dai propri pensieri. Ancora non ho una data “ufficiale” di inizio delle trasmissioni, ma potrete trovare tutti gli aggiornamenti sulla mia pagina Facebook e successivamente sui canali social che attiverò. Come dico sempre: le medaglie hanno tre facce di cui una è lo spessore, e nella comunicazione è lo spessore a fare la differenza. Nella radio, lo spessore è il professionista che riesce a fare una buona comunicazione. Oggi a differenza di un tempo c’è una grande libertà di espressione ma è sempre la nostra capacità di discernimento che potrà orientarci verso un ascolto consapevole».

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