di Melissa Frulloni – Per scaramanzia, ma, diciamocelo, anche per una certa dose di incazzatura, eviterò di scrivere qui a quanto è arrivato il prezzo della benzina. Lo sappiamo tutti fin troppo bene per avere bisogno di ricordarcelo anche su queste pagine e poi, visto l’andazzo, meglio non sfidare la sorte: tra il giorno in cui mandiamo in stampa il giornale e quello in cui lo trovate in edicola, il rischio che quella cifra sia già aumentata di nuovo è tutt’altro che remoto.
Proprio l’altro giorno, al telegiornale, raccontavano la storia di un signore che, fatti due conti, ha deciso di lasciare l’auto e di “rispolverare” il cavallo, pur di smettere di spendere cifre folli per ritrovarsi con meno di mezzo serbatoio. Da lì è nata l’idea di questa copertina. Perché il caro benzina è un tema caldissimo anche in Casentino, eppure se ne parla sorprendentemente poco. Una di quelle cose sulle quali non abbiamo alcun potere: non possiamo cambiarla, non possiamo evitarla e allora la subiamo, con una buona dose di rassegnazione.
E allora eccolo, il nostro barroccio: il vecchio carretto trainato dal cavallo che appartiene alla storia e alla memoria del Casentino. Uno strumento che i nostri bisnonni utilizzavano nella vita quotidiana e che accompagnava anche gli spostamenti legati alla transumanza. Continuando di questo passo, ci toccherà davvero recuperare il barroccio per sopravvivere al caro benzina? Magari per andare al lavoro, accompagnare i bambini a scuola o semplicemente raggiungere Arezzo senza dover fare un mutuo ogni volta che si accende la spia della riserva…
Certo è così in tutta Italia, ma da queste parti il problema assume un peso tutto particolare perché, per chi vive in Casentino, l’auto non è sempre una scelta, ma una vera e propria necessità per spostarsi. Questa tremenda questione nazionale diventa fortemente locale, perché è facile dire che, se la benzina costa troppo, bisogna usare meno la macchina. Molto più difficile è farlo quando vivi in una vallata in cui per lavorare, studiare, fare una visita medica, o semplicemente organizzare la giornata devi continuamente fare i conti con mete difficili da raggiungere.
Certo, abbiamo il treno (pochi e lenti), gli autobus (non tanti e non coprono alcuni paesi più periferici), ma sappiamo altrettanto bene che frequenze, orari e collegamenti non sempre riescono a trasformare il trasporto pubblico in una vera alternativa all’auto per la quotidianità di tutti. Soprattutto quando gli spostamenti non seguono il semplice tragitto casa-lavoro, ma sono fatti di incastri: lasciare un bambino, andare in ufficio, passare dal supermercato, accompagnare qualcuno, tornare a casa. La vita vera, insomma. Poi, c’è anche chi deve quotidianamente andare e tornare ad Arezzo… I chilometri sulla carta sono pochi, ma nella pratica sappiamo bene che è tutta un’altra storia: traffico, semafori, rallentamenti, trattori, cantieri e tutti quei punti critici di cui discutiamo da anni. Il risultato è che per tantissimi casentinesi raggiungere la città significa mettere in conto tempo, pazienza e, oggi più che mai, carburante.
È questo, forse, l’aspetto che rischia di perdersi quando parliamo genericamente di “caro benzina”; un litro costa la stessa cifra per tutti, ma quel litro non pesa allo stesso modo per tutti. E come sempre “la fortuna è un fatto di geografia”! Continuiamo giustamente a parlare della necessità di convincere i giovani a restare in questo territorio, di attrarre nuove famiglie, di evitare lo spopolamento e di rendere il Casentino un posto nel quale non è soltanto bello vivere, ma anche possibile farlo.
Poi, però, stare qui ha un costo nascosto fatto anche di chilometri che, purtroppo, oggi pesano di più sulle nostre spalle che su quelli di altri. Per non parlare della aziende che ancora operano e lavorano qui! Quanto può continuare a costare, a chi vive e lavora in un territorio come il nostro, la mancanza di alternative?
Perché magari al cavallo non torneremo – la nostra copertina è solo una provocazione – ma continuare semplicemente a guardare la spia della riserva accendersi e rassegnarci a fare l’ennesimo pieno sempre più caro, non può e non dovrebbe essere l’unica risposta.


