di Melissa Frulloni – Il 12 novembre 2025 è una data che purtroppo resterà nella memoria del Casentino (e non solo) per molto, moltissimo tempo. Questo articolo non intende ricostruire i fatti di quel giorno, né soffermarsi sul dolore che ne è seguito, ma concentrarsi sulle ricadute concrete che quell’evento tragico ha avuto su molte famiglie del Casentino. Per rispetto della famiglia direttamente coinvolta, ogni riferimento viene qui volutamente limitato, unendoci in silenzio al loro dolore.
L’attenzione è rivolta alle famiglie che, dal 13 novembre, hanno dovuto affrontare da sole le conseguenze psicofisiche dell’accaduto sui propri bambini, trovandosi al contempo private del servizio del nido. L’asilo nido Ambarabà di Soci resta infatti sotto sequestro e in questi mesi non è stata trovata un’alternativa per ricollocare i bambini in altre strutture.
I genitori si sono così attivati per chiedere una presa in carico da parte delle istituzioni, in particolare del Comune di Bibbiena, lamentando di essersi “sentiti abbandonati dalle istituzioni”. Da qui è nato un Comitato che riunisce circa la metà delle famiglie iscritte al nido, che in questo periodo si è attivamente mosso richiedendo incontri con il Sindaco, l’Unione dei Comuni, le dirigenti scolastiche del Casentino, il dirigente scolastico provinciale, la Regione Toscana, fino ad interpellare il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Nel corso delle settimane sono state organizzate una manifestazione ed un Consiglio Comunale aperto, richiesto dalla minoranza e poi concesso, che ha rappresentato il primo, vero confronto con l’amministrazione. A questo è seguito un incontro in videoconferenza con la Regione.
Ogni iniziativa istituzionale volta a valutare soluzioni alternative alla riapertura del nido, così come il confronto con i genitori sui possibili strumenti di supporto alle famiglie, è stata intrapresa solo a seguito delle sollecitazioni del Comitato, così come l’accelerazione dell’azione amministrativa registrata nelle ultime settimane. Anche l’attenzione dei media locali e regionali ha contribuito a esercitare pressione sulle istituzioni. Tuttavia, ad oggi, gli incontri si sono rivelati inconcludenti: manca ancora un piano chiaro ed un cronoprogramma per il ripristino del servizio educativo 0-3 anni nel Comune di Bibbiena.
Al di là delle soluzioni che potranno essere prospettate nel medio o lungo periodo, resta evidente l’inerzia e la mancata assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni locali. Il ripristino del servizio non avrebbe dovuto dipendere esclusivamente dalla riapertura della sede originaria, ma includere fin da subito l’analisi di alternative, anche temporanee, da parte di personale qualificato. L’attesa del dissequestro ha invece determinato la perdita di circa tre mesi, aggravando un’emergenza che avrebbe richiesto risposte immediate.
“Abbiamo più volte sollecitato che l’evento fosse riconosciuto e gestito come una grave emergenza, tale da imporre l’attivazione di una programmazione d’urgenza. Invece solo il 10 febbraio, a distanza di 3 mesi, in occasione del Consiglio comunale aperto il Sindaco ha qualificato la situazione come «straordinarissima». Ciononostante, riteniamo che Regione, Protezione Civile e Uffici Scolastici non siano stati coinvolti con la necessaria tempestività. Con rammarico, abbiamo constatato la scelta dell’amministrazione di attendere l’esito dell’istanza di dissequestro; questo ha contribuito a prolungare una situazione già estremamente complessa e gravosa per le famiglie coinvolte, esponendole al rischio concreto di perdere la continuità del servizio educativo per l’intero periodo rimanente dell’anno scolastico.” Spiegano i genitori del Comitato.
Un aspetto che ad oggi è stato senza dubbio trascurato riguarda l’impatto psicologico dell’evento sui bambini coinvolti, come continuano a spiegare: “Ad oggi, non risulta alcuna evidenza di analisi strutturate e documentate finalizzate a valutare gli effetti nel medio-lungo termine sui bambini, così come l’idoneità ad un’eventuale ripresa delle attività educative presso la sede originaria. Diverse famiglie e diversi bambini hanno intrapreso, a seguito dell’evento e del manifestarsi di reazioni significative sul piano emotivo e relazionale, percorsi terapeutici per superare le conseguenze relazionali e psicologiche del trauma vissuto. A tal proposito, desta preoccupazione quanto affermato lo scorso 10 febbraio dall’Assessora alla scuola Valentini, secondo la quale la soluzione migliore sarebbe stata la rapida ripresa del servizio presso la sede originaria, attribuendo il trauma dei bambini principalmente all’interruzione improvvisa della routine. Ma l’esperienza vissuta dai bambini non può essere ricondotta esclusivamente all’interruzione della routine educativa, si colloca piuttosto all’interno di un quadro complesso, segnato dal trauma vissuto quella mattina. Emerge che l’amministrazione comunale non ha piena consapevolezza del disagio concreto e prolungato vissuto dalle famiglie coinvolte, perché oltre che gravare sui bambini, la sospensione del servizio educativo ha determinato ricadute dirette sul diritto al lavoro e sull’organizzazione familiare di ognuno di noi.”
Anche l’intervento della Regione Toscana si è rivelato “inconcludente” da parte dei genitori e, di fatto, privo di risposte operative immediate. Nel corso della riunione è emerso che la Regione non intende assumere un ruolo propositivo nella pianificazione e nell’individuazione di soluzioni alternative, limitandosi a garantire il supporto necessario alle scelte che saranno adottate dal Comune. Una posizione che, ancora una volta, rimette integralmente la responsabilità decisionale nelle mani dell’amministrazione comunale.
“Vogliamo ricordare che, alla luce del quadro normativo vigente, la prolungata assenza del servizio educativo per la prima infanzia non rappresenta solo una criticità organizzativa, ma può assumere una rilevanza istituzionale precisa. La normativa nazionale e regionale prevede infatti strumenti specifici per garantire la continuità dei servizi pubblici essenziali. Le leggi regionali disciplinano il cosiddetto potere sostitutivo, che può essere esercitato nei confronti degli enti locali nei casi di inadempienza, di inerzia amministrativa o quando non venga assicurato un servizio ritenuto essenziale per la collettività. Si tratta di uno strumento pensato per tutelare l’interesse pubblico e i diritti dei cittadini, evitando che situazioni di stallo si traducano in un danno concreto per le famiglie. A ciò si aggiunge quanto previsto dall’articolo 118 della Costituzione, che stabilisce che le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni, salvo che – per garantirne l’effettivo esercizio – possano essere assunte da livelli istituzionali superiori, tra cui le Regioni. In altre parole, qualora un ente locale non risulti in grado di assicurare un servizio, il livello sovraordinato può intervenire per garantirne la continuità. Ne deriva che la Regione non riveste un ruolo meramente tecnico o consultivo, ma può disporre di prerogative normative e programmatorie rilevanti, anche con riferimento alla tutela dei servizi educativi e sociali.” continuano dal Comitato Genitori.
Infine, non entriamo qui nel merito della questione, ampia e complessa, della sicurezza dei bambini all’interno dei servizi educativi per la prima infanzia: un capitolo a sé, che quanto accaduto rende inevitabile affrontare con attenzione, rigore e senso di responsabilità. A tre mesi di distanza, il dato più evidente non è soltanto la sospensione del servizio educativo, ma il tempo trascorso senza una soluzione. Un tempo che, per le famiglie, ha un peso preciso. Fatto di giornate da riorganizzare, di lavori lasciati o cambiati per necessità, di equilibri sempre più fragili. Ma soprattutto fatto del disagio dei bambini, che stanno vivendo una sospensione incerta e difficile da comprendere.
A questo si aggiunge la perdita della socialità costruita attraverso la frequenza del nido: pur accuditi in ambito familiare, molti bambini stanno vivendo una quotidianità priva della relazione tra pari che il nido garantiva, fatta di incontri con i coetanei, routine condivise, rife-rimenti educativi e affettivi essenziali per la loro crescita. I genitori lo ripetono con forza: ogni decisione futura dovrà essere assunta rapidamente e con piena assunzione di responsabilità, perché dietro le procedure, le valutazioni e i tavoli istituzionali, resta una dimensione profondamente concreta, quella delle famiglie che continuano a vivere quotidianamente le conseguenze di questa situazione.
E perché, oggi più che mai, ciò che dovrebbe restare centrale è una verità tanto semplice quanto imprescindibile: il benessere dei bambini.


