Lettera di Giorgio Renzi e Luca Tafi – Finalmente, con un po’ di ritardo, il 68 è arrivato anche a Bibbiena, Tutti ricorderanno che lo slogan più diffuso dei sessantottini era: la fantasia al potere. Ed ora a Bibbiena abbiamo un gruppo di nuovi amministratori cui non manca la fantasia. Lo testimonia l’innovativo ed originale percorso turistico attivato per il centro storico.

Cerchiano di presentare questa fantasiosa proposta.
Il nuovo percorso non può che cominciare dal piazzale Lennon, dal parcheggio da cui partono le ormai famose scale mobili. Mobili, oddio, non esageriamo. Per correttezza chiamiamole semi-mobili. Infatti voi partite felici di arrivare senza fatica nel centro storico. Ma finita la prima tratta, sorpresa: la seconda è ferma, quindi dovrete farvi una settantina di scalini a piedi.
Disfunzione?, Macché, tutto calcolato. Perché mentre salite con calma potrete ammirare la nuova parete del museo archeologico. Ma non pensate a reperti etruschi, romani o medievali. No, si tratta del nuovo museo di archeologia industriale. Una ingegnoso intreccio di tubi innocenti, ricoperti da una tela color bianco sporco, spesso a brandelli (per rimarcarne l’antichità). Doveva essere un cantiere per il recupero e la messa in sicurezza del palazzo comunale. Ma da mesi, ormai da anni, giace immobile trasformandosi esso stesso in imponente esempio di Archeologia industriale. Poi il nostro gruppo di turisti lo attraverserà in uno stretto corridoio, con drappi di tela color corda, passando davanti all’ingresso di quello che avrebbe dovuto essere il vero museo archeologico, ma oggi surclassato da questo esempio di modernariato industriale.
Continuando il percorso i nostri turisti sfoceranno in via Berni, dove continueranno a camminare incolonnati nell’altra parte di tubi innocenti che ormai nasconde definitivamente la facciata di palazzo Niccolini. Se poi, finito il tunnel, si continua verso nord nella stessa via Berni, non illudetevi di andare a visitare il barocchetto toscano di San Francesco, ma ben altri due cantieri-monumento, uno sembra di consolidamento del muro di retta del nucleo centrale del centro storico. Ovviamente il tutto abbellito dalla stupenda rete arancione che testimonia dei lavori in corso.
A quel punto la guida turistica cambia direzione e porta i nostri turisti in viale Garibaldi, cominciando da quel magnifico ingresso al centro del Cinema Teatro Sole, quello che i nostri amministratori in campagna elettorale hanno promesso di acquistare e restaurare. Ma, si sa, intervenendo si sarebbe perso quell’aspetto di antico e decadente che lo valorizza e ne fa una particolare attrazione turistica. Continuando poi per viale Garibaldi, la strada si restringe. Altro cantiere, questo per il recupero del convento di San Lorenzo (finalmente, verrebbe da dire!). Girando poi di nuovo verso il centro storico, troviamo anche via Dovizi occupata dal cantiere. Ma questo con colori diversi. Non più color corda, ma uno stupendo mix di strisce gialle, rosse, azzurre. Ovviamente sempre con i soliti tubi innocenti che continuano nell’idea di museo di archeologia industriale all’aperto,
Continuando, poi, verso l’alto, finalmente i nostri turisti sfociano in Piazza Grande (piazza Tarlati, per i pignoli). Qui era l’unica zona finora in cui mancava il monumento di modernariato. Ma la nostra fantasiosa amministrazione non poteva permettere di concludere un percorso turistico con il nulla. E ha provveduto. Così ha avviato il cantiere per l’abbattimento di quelle orribili e pericolose (da decenni) piante che impedivano la vista della magnifica valle del Casentino. Cosi anche la piazza ha avuto il suo cantiere, le sue reti arancioni dai cui riquadri potranno tutti osservare la magnifica valle dell’Arno.
Comunque, usciti dal tunnel di via Berni e via Dovizi, i nostri turisti potranno ancora più apprezzare Dante Aighieri e la sua divina commedia. Arrivati in piazza Grande, infatti, in un unico coro intonano: e quindi uscimmo a riveder le stelle (Ultimo verso dell’Inferno di Dante).
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