Unità del Casentino bene primario non rinviabile. Renzi (SEL) voterà SI. Da iscritto, ormai quasi quarantennale, alla CGIL, mi permetto di fare alcune osservazioni critiche in merito alle motivazioni con cui il segretario provinciale Giorgio Cartocci ha tentato di spiegare il no al referendum sul Comune unico.

Condivido completamente la premessa (SEL Casentino lo ha più volte sostenuto) che il Comune unico avrebbe dovuto essere il risultato di un processo graduale di aggregazione.

Ma la società, la realtà politica ed economica, oggi si evolve più veloce dei nostri pensieri. E dobbiamo scegliere sulla base della situazione oggettiva in cui ci troviamo, tenendo conto della evoluzione istituzionale, della urgenza di decisioni che non possono, per quanto ci riguarda, non avere come obbiettivo irrinunciabile e non rinviabile una gestione unitaria del Casentino.

Le conclusioni di Cartocci sono in contraddizione con la premessa.

1-Cartocci, il primo motivo per il no lo vede nel fatto che il referendum non indica “gli obiettivi coerenti con l’evoluzione complessiva del sistema istituzionale e infatti individua nella Provincia la titolare di deleghe attualmente all’unione dei comuni.,quando il dibattito generale parla anche della soppressione delle stesse province”.

Certo, la proposta (ed io non l’ho sottoscritta perché non la condividevo) è stata fatta in un’altra epoca. Ma la decisione del governo Monti di trasformare le Province in una specie di Unione dei Comuni (decisione che personalmente ritengo disastrosa) rende ancora più pressante ed urgente la presenza di un Casentino unito. Saremmo davvero in una ingestibile confusione istituzionale se, oltre alle unione dei Comuni di vallata, alla Società della salute ecc.ecc dovessimo avere anche una Unione dei Comuni ex provincia, con un Consiglio di 10 persone nominate da 39 Comuni!

Inoltre, con le Unione dei Comuni volontarie, così come sono ora, abbiamo raggiunto la peggiore disgregazione che si sia mai vista negli ultimi 50 anni. Nessuna Unione dei Comuni in provincia di Arezzo ha visto la partecipazione di tutti i comuni, né in Valtiberina né in Casentino

2-Cartocci dice che il Comune unico “non può non essere il risultato della partecipazione e del coinvolgimento di un larghissimo numero di cittadini e allo stato attuale questo coinvolgimento non sembra esserci. Il terzo: il referendum è strumento di divisione in un momento nel quale di fronte alla devastante crisi che stiamo”

Domando: chi doveva attivare il percorso partecipativo? E per quale motivo il referendum non dovrebbe essere l’occasione e lo strumento per attivare questo processo partecipativo?. Perché tante forze politiche anziché lavorare in questa direzione tacciono nella speranza che il referendum fallisca per poca partecipazione?

Negli ultimi anni la massima partecipazione l’abbiamo raggiunta con i referendum sui beni comuni (acqua, nucleare ecc.). Mi dispiace che Cartocci indichi nel referendum solo uno strumento di divisione. Non è stata sempre questa finora la posizione della CGIL e della sinistra in genere, che hanno utilizzato il referendum per bloccare scelte politiche ritenute inaccettabili.

Non credo nelle funzioni salvifiche e miracolose del Comune Unico o di altre ingegnerie istituzionali. Sono gli uomini, in fondo, che fanno le istituzioni e non viceversa. Ma è indubbio che, data la situazione che si è creata, in particolare in Casentino, oggi solo una decisione seria ed obbligatoria per una gestione unitaria può aiutarci a risolvere i problemi ed a riprendere una costruttiva gestione unitaria della nostra vallata.

Il referendum è consultivo. La Regione dovrà poi deliberare. Dare un sì al referendum per il Comune unico diventa anche un segnale pregnante per le decisioni che la Regione deve prendere nel riassetto istituzionale. Ed è un segnale anche per i nostri sindaci. Perché il mondo non finisce il 7 maggio e qualunque sarà il risultato avremo mesi ed anni difficili che solo con un grande spirito unitario potremo superare evitando drammi umani e sociali. Facciamo in modo che il dibattito referendario aiuti a ricostruire un clima sereno di confronto e non sia ulteriore motivo (strumentale) di divisione e contrapposizione politica e ideologica astratta.

Votare no (domando a Cartocci: quali sono gli obiettivi coerenti con l’evoluzione complessiva del sistema istituzionale di chi vota no?) o astenersi è un atteggiamento rinunciatario, che non tiene conto della gravità della situazione determinatasi per opposte miopie politiche nella nostra vallata ed un incitamento a mantenere il disastroso status quo.

Per questo io, nonostante i dubbi sulla proposta di legge come formulata, voterò sì.

Giorgio Renzi
SEL Casentino

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