di Melissa Frulloni – La vera storia di un casentinese rimasto schiacciato dalla crisi: quando hai perso tutto o quasi, quando chiedi aiuto alla Caritas, quando non sai più come andare avanti… La storia di Francesco forse la conoscete già… Sicuramente l’avete già ascoltata in qualche tg della sera e con il cucchiaio di minestra a mezz’aria avrete apostrofato quelli come lui con un semplice “poveracci”, affettandovi un’altra fetta di pane e parlando con vostra moglie della giornata di lavoro appena conclusa. La fortuna di poterlo fare, di poter parlare di una lunga, noiosa e stressante giornata di lavoro, ai tempi del job act è un privilegio per pochi, solo per alcuni che sono riusciti a trovare il loro posto tra voucher (che non ci sono più) e contratti a scadenza di una settimana…

La storia di Francesco, lo abbiamo detto, la conoscete già… È quella di chi ha perso tutto o quasi, di chi ha un bambino e non sa come andare avanti, di chi è costretto a chiedere aiuto alla Caritas, di chi ha il coraggio di farlo e non si vergogna. Francesco è un nome di fantasia, con cui abbiamo chiamato il nostro intervistato, un casentinese vero, con una storia vera e anche triste che però non lo abbatte e gli ha lasciato negli occhi una luce di speranza che lo spinge a fare, a provare, “non si sa mai”, “in qualche modo farò”, “qualcosa troverò di sicuro”… Anche lui, quando il lavoro ce l’aveva, magari come voi che state leggendo, vedendo le storie di quei “poveracci” alla tv, non ci faceva troppo caso, tirava avanti con la sua vita e come troppo spesso facciamo (tutti!) era convinto che a lui quella triste sorte non sarebbe mai toccata, non si sarebbe mai potuto ritrovare in quelle condizioni, tante erano le sue conoscenze e le amicizie che mai sarebbe rimasto senza lavoro e con l’acqua alla gola. E invece le cose sono andate diversamente… La nostra esigenza di raccontare la sua storia è nata inizialmente dal bisogno di (ri)accendere i riflettori sulla difficile situazione economica e sociale di vallata, ma poi si è evoluta nella necessità di aiutare Francesco e (forse) nella presunzione di riuscire a dargli una mano, chissà, magari trovandogli un lavoro.

L’idea per questo articolo ce l’aveva data Andrea Bertelli, responsabile Cgil in Casentino, che già all’inizio dell’anno ammoniva: “Si moltiplicano le famiglie senza reddito. E in futuro saranno molte di più. Continua lo stillicidio delle piccole imprese che chiudono, lasciando senza lavoro donne e uomini con più che scarse possibilità di reimpiego. E come se questo non bastasse, stanno per esaurirsi gli ammortizzatori sociali. A luglio, per fare un solo esempio, avremo centinaia di ex dipendenti Mabo che perderanno anche quel minimo di sostegno dato dalla mobilità e così centinaia di famiglie, da un giorno all’altro, si ritroveranno senza reddito”.

Francesco al momento riesce a sostenersi grazie alla disoccupazione che finirà a febbraio 2018. Quella data si avvicina inesorabile e per lui ogni orologio sembra segnare l’arrivo di quel giorno fatidico che potrebbe davvero voler dire la fine di tutto, la fine del suo sostentamento. Francesco è uno che nella sua vita ha lavorato e anche tanto. 18 anni in un’azienda di abbigliamento del territorio, “ai tempi d’oro, quando la crisi non c’era e non si sapeva nemmeno cosa era. Sono andato via nel ‘98 non per problemi di lavoro, ma di salute. Ero responsabile della produzione e della programmazione, avevo molto da fare e ogni problema che vivevo a lavoro me lo portavo a casa… Così era iniziata l’insonnia e il conseguente malessere, tanto che la mia moglie di allora mi consigliò di fermarmi e di smettere. Decidemmo di metterci in proprio e fino al 2004 diventammo i gestori di un locale. Poi anche quella parabola si concluse; la separazione, 2 anni senza lavoro e poi un nuovo impiego, questa volta in un’azienda metalmeccanica in cui ho lavorato dal 2006 al 2011, fino a che non ha dichiarato fallimento.”

Anche qui Francesco è responsabile logistico, guadagna bene, l’azienda va e sembra che abbia un futuro roseo davanti a se. Così prende il mutuo, una bella casa per la “nuova” moglie e il figlio, tutte le rassicurazioni da parte del datore di lavoro, chissà forse in buona fede e convinto anche lui delle possibilità dell’azienda. Poi il fallimento e la cassa integrazione che non arriva, smette di pagare il mutuo e si fa sempre più nitido il rischio di perdere la casa che Francesco si era costruito con le sue mani, la fatica e la voglia di veder finalmente realizzato il sogno di avere un tetto tutto suo sulla testa.

“La cassa integrazione non arrivava… Ci siamo anche affidati allo “sportello anticrisi” perché non riscuotevamo mai. Poi un bagliore, gente dall’estero che aveva deciso di risollevare l’azienda e prenderne in mano le redini. Mi assumono per due anni, ma le cose non vanno bene… Mi hanno sempre pagato, ma si sapeva tutti che la loro storia in Casentino era destinata a finire presto e così è stato.”

Altri due anni a casa poi una nuova direzione sotto la guida di un’azienda del nord con tanta esperienza nel settore, 60 anni nell’ambiente e tanta capacità di trattare la materia. Francesco spera e ci crede. Il lavoro c’è, forse anche troppo; Francesco non si occupa solo della logistica, ma anche del magazzino, del carico e scarico dei camion, “tanto che stavo per schiantare e sono schiantato davvero! È tornata l’insonnia, 10 chili sottopeso perché anche se mangiavo non assimilavo nulla, tanto venivo consumato dai problemi e dalle beghe del lavoro. Purtroppo sono sempre stato così, quando lavoro in un’azienda ci lavoro come se fosse mia e quindi prendo davvero a cuore quello che faccio, non risparmiandomi nulla e non tirandomi mai dietro le spalle i lavori che devo fare. Può essere un pregio, ma è anche un difetto che può farti ammalare… Per questo avevo deciso di andare dallo psichiatra, parlarci mi faceva stare meglio, lui mi aiutava e se mi assentavo da lavoro era proprio per farmi visitare da lui. Il lavoro però ce ne era parecchio e quando io non c’ero in azienda erano in difficoltà, davo una bella mano e con il tempo i capi erano sempre più restii a concedermi permessi o ferie, che utilizzavo essenzialmente per “curarmi”… Mi avevano talmente esasperato che un giorno gli presentai un certificato… Giorni di malattia e rimasi a casa per un po’, ma al ritorno mi presentarono loro la lettera di licenziamento… Per il bene dell’azienda non potevano più tenermi, la mia figura non era più necessaria, ecc. ecc.”

Francesco è andato al sindacato, ma non ha fatto gran ché. Voleva chiudere in fretta con quell’azienda, accettare le condizioni di licenziamento e non averci più nulla a che fare. Non è uno che fa la guerra, soprattutto a quell’azienda in cui ci lavoravano tanti altri dipendenti che come lui avevano bisogno di guadagnare, così ha chiuso i rapporti ed è entrato in disoccupazione. È senza lavoro dall’agosto del 2015.

“Ho fatto domanda ovunque, inviato il mio curriculum in tutto il Casentino, ad Arezzo, risposto agli annunci su internet, ma a 58 anni non ti considera nessuno, nessuno vuole dare un’opportunità a chi tra qualche anno andrà in pensione e anche se ho tanta esperienza la mia età mi frega! Al momento vivo con la mia disoccupazione e basta…”

A novembre Francesco si è separato per la seconda volta, il suo bambino di 8 anni vuole vivere con lui e non è facile. Spesso è riuscito ad andare avanti grazie a prestiti di amici che però, prima o poi dovrà restituire. Si è rivolto anche ad uno studio di “emergenza debiti” che gli ha spiegato che una legge gli permette di vivere ancora per 3 anni nella casa di cui non sta più pagando il mutuo, a patto che trovi da vendere l’appartamento a prezzo di mercato. Vive lì con il figlio e la seconda, ex moglie ormai e oltre ai problemi familiari, i continui litigi e le discussioni lui e la sua famiglia hanno grossi problemi economici. La ex moglie è non udente, ad oggi ha trovato un impiego part time in una cooperativa, ma il contratto è a termine, percepisce anche una pensione di invalidità e poi c’è la disoccupazione di Francesco, ma con un bambino che va a scuola, esce con gli amici, vuole andare a mangiare una pizza il sabato sera, non è facile.

“Per un periodo, in accordo con i servizi sociali, ho lasciato mio figlio e la mia ex moglie nella nostra casa. I litigi erano troppo frequenti e anche per il bene del bambino ho deciso di andare via. Avevo trovato un appartamento a Rassina, in affitto a 350 euro al mese, ma era davvero troppo per me e non ce l’ho fatta, sono dovuto tornare a vivere con lei. Mi sono appoggiato anche alla Caritas quando mi sono trovato davvero con l’acqua alla gola… Non so come andrà a finire e quando finirà la mia disoccupazione saremo veramente in una situazione difficile da gestire.

In Casentino, per uno da 50 anni in su, non c’è speranza, non c’è possibilità qui come ad Arezzo, Udine, in Romagna o a Firenze; tutti posti in cui ho mandato il curriculum, ma dove nessuno ha un posto per me, per uno che tra 4, 5 anni andrà in pensione e si ritrova in questo limbo, in questa fascia dalla quale sembra impossibile uscire. Certe volte è davvero triste perché il mio bambino mi dice che i suoi amici vanno a sciare, poi ci sono i libri, la benzina per scorrazzarlo di qua e di là, il calcio, del quale è un grande appassionato… Per fortuna la squadra in cui gioca non vuole soldi da me, conoscono la mia situazione e mi permettono di portarcelo senza pagare.

A volte trovi anche persone così, con un gran cuore che ti vengono incontro e ti aiutano come possono… Questo gesto per me significa molto perché mi permette di far fare a mio figlio una cosa che lui ama, uno sport che lo fa stare con gli altri e non lo fa sentire emarginato a causa dei nostri problemi economici.” Francesco ha anche un altro figlio, avuto dalla precedente moglie. Oggi a più di 20 anni e sa cavarsela da solo, lavora, ma fino a che ha potuto Francesco lo ha aiutato dandogli sempre quel tot di soldi al mese.

Oggi vive questa difficile situazione e come dicevamo non avrebbe mai pensato di ritrovarcisi e ora capisce “quei disgraziati che si sono tolti la vita; depressione, senza soldi, senza lavoro, una famiglia alla quale non puoi offrire nulla. Però il suicidio è un gesto che non giustifico, posso capire che a volte sembra l’unica strada, ma è una cosa troppo egoistica da fare, se hai un figlio, una moglie, delle persone che contano su di te, se tu muori staranno ancora peggio perché oltre al dolore che possono provare, non avranno neppure più quel poco che puoi portare a casa… Ogni giorno faccio buon viso a cattiva sorte per il mio bambino, sorrido e stringo i denti cercando di non fargli pesare tutto quello che stiamo vivendo, ma è dura. La notte non dormi e pensi a tutto, a come farai…”

Francesco è disponibile per qualsiasi tipo di lavoro. Reperibile il sabato, la domenica, su turni, part time, full time, ha una grande esperienza nel settore metalmeccanico, come magazziniere e responsabile logistico, ma sa anche utilizzare il computer, curare il giardino e fare qualsiasi tipo di lavoro in casa. Il nostro appello è rivolto a chiunque avesse bisogno di un tutto fare, a chi cerca una brava persona volenterosa e pronta a rimettersi in gioco, a chi vorrebbe dare una mano a Francesco e alla sua famiglia, magari alleggerendolo dal peso che ogni giorno si porta sulle spalle e che aumenta mano a mano che ci si avvicina al 2018, anno in cui scadrà la sua disoccupazione.

Quando è venuto in redazione ci ha raccontato la sua storia senza problemi, senza particolare enfasi o tristezza, con gli occhi sbarrati, gesticolando per farci capire ancora meglio quello che sta provando in questo periodo. Lo abbiamo visto stanco e magro, sfinito da questa situazione che soprattutto pesa davanti alle richieste del suo bambino, alla sua voglia e al suo bisogno di fare, fare e fare tante cose, tutte quelle che i suoi 8 anni gli dettano.

Francesco però lo abbiamo visto anche tanto combattivo, mai arreso anche se il peso della sua disoccupazione si vede tutto sulle sue spalle… È pronto a scendere in campo e farebbe qualsiasi cosa per tirare la sua famiglia fuori da questa melma in cui sono sprofondati. Alla fine è solo questione di coincidenze, di mettere in comunicazione domanda e offerta, lui la sua offerta l’ha fatta e chi volesse rispondere non deve far altro che chiamarci… Aspetta solo una chance, una possibilità e speriamo che queste pagine possano essere il terreno di incontro tra lui e qualcuno che lo contatti e lo sollevi almeno un po’ da tutto quello che sta passando.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 281 | Aprile 2017) – La storia di Francesco ci è stata segnalata dalla Caritas di Bibbiena