Un ponte dedicato alla pace, ottant’anni di impresa, servizi che scompaiono, storie personali, nuove energie e progetti per la montagna. È un Casentino che conserva le proprie radici, ma continua a interrogarsi sul futuro quello che raccontiamo nel numero 395 di ottobre in edicola.

Partiamo da un’immagine che sembra arrivare da molto lontano, ma che invece è proprio qui, sul torrente Corsalone: il “Tibet di casa nostra”, il nuovo ponte tibetano dedicato alla pace. Un’opera capace di richiamare suggestioni internazionali e, allo stesso tempo, di valorizzare un angolo del nostro territorio. Lo abbiamo osservato anche attraverso lo sguardo dell’intelligenza artificiale, provando a capire che cosa può raccontare la tecnologia quando viene chiamata a interpretare un luogo e la sua identità.
Dalla novità di un’opera appena inaugurata passiamo a una storia che affonda le radici nella memoria del territorio. Ottant’anni di Baraclit, tre generazioni e una lunga vicenda imprenditoriale intrecciata con quella del Casentino. Un anniversario che non riguarda soltanto un’azienda, ma una parte della storia economica e sociale della valle. Ne abbiamo parlato con Luca Bernardini, per ripercorrere un cammino fatto di lavoro, innovazione e appartenenza.
Ma raccontare il presente significa anche guardare alle difficoltà che stanno modificando il volto dei nostri paesi. Tra queste c’è la progressiva chiusura degli sportelli bancari, un fenomeno che interessa anche il Casentino e che lascia scoperti soprattutto i territori più periferici. Perché un servizio essenziale non è fatto soltanto di tecnologia e applicazioni: dietro uno sportello c’è una relazione, c’è una presenza fisica, c’è un presidio sul territorio. E quando quella presenza viene meno, il problema non è soltanto organizzativo, ma riguarda la vita stessa delle comunità.
Ci sono poi le storie individuali che diventano specchio di problemi più grandi. È il caso di Matthias e dell’ostello che rischia di chiudere. Il Comune di Montemignaio non intende proseguire il rapporto con l’Ospitalità Frate Sole alla scadenza della convenzione e, dietro questa vicenda amministrativa, si apre una riflessione più ampia sul futuro dell’accoglienza, sul valore delle strutture ricettive nei piccoli comuni e sulla necessità di mantenere vive le nostre montagne.
Accanto alle difficoltà ci sono però anche storie che parlano di investimento e di fiducia. È il caso di Tera, che sceglie ancora una volta il Casentino per crescere. Una nuova sede, nuovi spazi e un modo diverso di vivere il lavoro raccontano un’azienda che mette al centro le persone, il benessere e la qualità degli ambienti. Una scelta che assume un significato particolare in un territorio spesso raccontato soprattutto attraverso il problema dello spopolamento: crescere qui è possibile, e può diventare una scelta strategica.
E proprio alla montagna è dedicata un’altra delle nostre storie. Una festa sul Falterona, alle sorgenti dell’Arno, ha rappresentato l’avvio di un grande progetto di rigenerazione territoriale. L’obiettivo è affrontare il fenomeno dello spopolamento non soltanto difendendo ciò che esiste, ma immaginando nuove opportunità per chi vive, lavora e vuole continuare a vivere in questi luoghi. La montagna, dunque, non come periferia, ma come laboratorio di futuro.
Il nostro viaggio attraversa anche la memoria della politica e della comunità locale con Lorenza Francioni, la prima sindaca donna del Casentino, ricordata in un Consiglio comunale aperto e attraverso le parole del compagno di partito e amico Roberto Maggi. Una figura che appartiene alla storia istituzionale del territorio e che diventa occasione per riflettere sul ruolo delle donne nella vita pubblica e sull’eredità lasciata da chi ha contribuito a costruire la comunità di oggi.
C’è poi una storia che unisce arte, tradizione e capacità di guardare avanti: la Biennale Europea d’Arte Fabbrile di Stia celebra il suo 50° anniversario. Dalla prima mostra del 1976, al futuro rappresentato dal Campionato Mondiale di Forgiatura, istituito nel 2003, il ferro diventa ancora una volta materia attraverso cui raccontare la storia di un territorio e, insieme, la capacità del Casentino di trasformare una tradizione artigiana in un appuntamento di respiro internazionale.
Infine, lo sport e uno dei luoghi simbolo della valle: il Casentino Golf Club. C’è un nuovo maestro e c’è la volontà di rilanciare l’attività, ma il futuro passa anche dalla questione delle 18 buche e dalla necessità di un confronto tra associazione e Comune che, al momento, continua a mancare. Una vicenda che mette al centro non soltanto un impianto sportivo, ma il rapporto tra amministrazione, associazioni, investimenti e progettualità territoriale.
Oltre a tanti altri articoli, nel numero 395 di CASENTINO2000, troverete inoltre l’immancabile rubrica del Canile del Casentino sulla bellezza e le difficoltà di fare il volontario, le lettere e le idee di Blocknotes, con un servizio fotografico sullo stato delle “pietre” di Strada e ancora Cosa Bolle in Pentola che propone un piatto di “bosco” con protagonista il cinghiale. Gli interventi medici, comportamentali e nutrizionali di Essere, la pagina Agroalimentare a 360° curata dalla Coldiretti di Arezzo, le pagine sull’ambiente che analizzano un nuovo approccio alla gestione agricola e ambientale, Sguardi Oltre il Crinale su come potrà operare il nuovo Presidente del Parco Nazionale, Il Giro in Bici, che suggerisce una ascesa mistica su due ruote alla Verna.
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