di Melissa Frulloni – Gli occhi del lupo hanno un fascino irresistibile. Suscitano in ognuno di noi due impulsi opposti: il desiderio di guardarli, di lasciarci ipnotizzare da quello sguardo magnetico, di avvicinarci a una creatura tanto maestosa e l’istinto di fuggire il più lontano possibile. Da Cappuccetto Rosso in poi – ma forse dovremmo tornare molto più indietro, fino agli uomini delle caverne – il lupo, come ogni grande predatore, incarna una delle nostre paure più profonde. Una paura primitiva, atavica, che affonda le radici nello spirito di sopravvivenza. Quello stesso istinto che, nel corso dei millenni, si è evoluto e che oggi, nei nostri paesi, mettiamo soprattutto alla prova nella disperata ricerca di un parcheggio. Eppure è ancora lì, nascosto da qualche parte dentro di noi, pronto a risvegliarsi davanti a un paio di occhi selvatici. Perché sotto ai vestiti e dietro allo smartphone, siamo ancora un po’ uomini delle caverne.
A dimostrarlo sono anche i numerosi episodi di violenza e uccisione ai danni dei lupi registrati negli ultimi anni in tutta Italia. Da quando questi predatori hanno cominciato ad avvicinarsi sempre di più ai centri abitati, spingendosi fino alle porte delle nostre case, la convivenza con l’uomo si è fatta sempre più complicata. Pecore, capre, mucche, ma anche cani e moltissimi gatti sono diventati prede di un animale che non fa altro che seguire la propria natura. In Casentino, ormai, vige una sorta di regola non scritta: mai lasciare gli animali domestici fuori casa, da soli, durante la notte. È soprattutto con il buio, infatti, quando il lupo si muove più indisturbato, attraversando boschi, campi e perfino le strade dei nostri paesi.
Ma gli avvistamenti, ormai sempre più frequenti – anche di giorno – e ci ricordano che il lupo è diventato un nostro vicino di casa… Ma come siamo arrivati a questo punto? Perché un animale che per secoli ha fatto di tutto per tenersi alla larga dall’uomo oggi arriva a passeggiare per le strade dei nostri paesi, a pochi metri dalle nostre case? Forse, prima di puntare il dito contro il lupo, dovremmo farci qualche domanda sul nostro comportamento. Perché se è vero che il predatore si è avvicinato all’uomo, è altrettanto vero che l’uomo, negli ultimi decenni, ha fatto di tutto per modificare gli equilibri della natura.
Abbiamo trasformato il territorio, modificato la presenza e la distribuzione degli animali selvatici, attraversato i boschi in lungo e in largo, lasciando troppo spesso dietro di noi rifiuti e avanzi di cibo. E il lupo, che è un animale straordinariamente intelligente e dotato di un’incredibile capacità di adattamento, ha imparato a conoscerci, a riconoscere le nostre abitudini, la nostra presenza e, in alcuni casi, a temerci sempre meno. Abbiamo, di fatto, trasformato gli equilibri del bosco.
Il lupo, insomma, non ha deciso improvvisamente di diventare cattivo; continua a fare quello che ha sempre fatto: cacciare, sopravvivere, adattarsi. Siamo noi che, forse, abbiamo dimenticato cosa significhi convivere con un predatore. Questo, naturalmente, non significa che chi perde un cane, un gatto o un intero gregge debba rassegnarsi in nome della biodiversità. La paura è comprensibile, così come la rabbia di chi vede minacciati i propri animali o il proprio lavoro. Sarebbe troppo facile liquidare tutto con un “il lupo deve essere libero”, ma sarebbe altrettanto facile, e decisamente più pericoloso, individuare nell’abbattimento indiscriminato la soluzione a un problema che abbiamo contribuito noi stessi a creare.
Dobbiamo capire come permettere a entrambi – uomini e lupi – di continuare a vivere nello stesso territorio, perché il lupo ha tutto il diritto di esistere, così come noi abbiamo tutto il diritto di sentirci al sicuro nelle nostre case e di proteggere i nostri animali. Monitoraggio degli esemplari che si avvicinano troppo alle abitazioni, interventi mirati per scoraggiare i comportamenti più problematici, recinzioni adeguate, una gestione più attenta dei rifiuti.
Servono sicuramente più investimenti, competenze e soprattutto la volontà di affrontare la questione senza trasformarla nell’ennesima battaglia tra chi vorrebbe eliminare tutti i lupi e chi, al contrario, sembra non voler ammettere che il problema esiste ed è diventato molto reale. Continuiamo a guardare il lupo negli occhi cercando di capire se dobbiamo averne paura, avendo però il coraggio, ogni tanto, di guardare anche noi stessi.


